Neonati: le 7 cose che le nostre madri non sapevano

Qualche giorno fa siamo stati ad un corso di “New Born Care”. Ci hanno messo davanti un bambolotto per fare le prove e ci hanno spiegato un sacco di cose: come cambiarlo, come tenerlo in braccio, come allattarlo, il sonno (nostro e suo), i pianti, il bagnetto. Ho scoperto che oggi si fanno cose molto diverse da quelle che facevano le nostre madri. Eccone alcune:

  1. Il talco fa male. E’ una polvere fine, che entra nei polmoni. Quindi non bisogna usarlo mai. Per quello che mi ricordo lo si usava di continuo.
  2. Esiste una presa per la mandibola. Chi lo sapeva?
  3. I bambini devono dormire solo a pancia all’aria. Non bisogna usare ne’ lenzuola, ne’ coperte. Il bimbo deve dormire in un sacco a pelo e non bisogna usare il cuscino.
  4. Non bisogna usare il microonde per sterilizzare oggetti, come biberon e ciucci. Non ho capito bene per quale motivo, visto che invece si puo’ usare il microonde per scaldare i cibi. Forse i biberon si squagliano?
  5. Per quanto riguarda il cordone ombelicale, non bisogna mettere nessuna sostanza (ne’ alcohol, ne’ soluzioni saline o altro). Bisogna soltanto aspettare che si secchi e cada.
  6. Un’altra cosa che non avevo mai visto, ma che qui fanno tutti, e’ di avvolgere il bimbo in un panno, facendo una specie di involtino. La pratica si chiama swaddling. Secondo quello che ci hanno detto, lo si usa tutti i giorni. Questo un po’ ci spaventa, perche’ non sono sicuro che la creatura gradisca il fatto di non poter muovere le braccia. La cosa non e’ proprio nuova, come dimostra il quadro che ho allegato (e altre testimonianze di diversi anni prima). Per ora abbiamo comprato i panni per lo swaddle. Poi vedremo se li sapremo utilizzare. E soprattutto cercheremo di capire se al bambino piacera’ o meno.
  7. Poi c’e’ l’argomento pannolini che e’ tutto un discorso a parte, ma su questo stiamo ancora studiando. Vi faro’ sapere a breve, anche se sembra che in questo caso le nostre nonne facessero la cosa giusta.

Quattro luglio, Alli Galli e car seat

Il quattro luglio è una festa per famiglie. Si fanno picnic e bbq all’aperto con tantissimi bambini.

Siamo andati ad un evento a Palo Alto: una gara a chi cucinava meglio il chili. C’era tantissima gente e, non ci crederete, c’era una grande pista da ballo dove una tizia con microfono insegnava a tutti come si balla l’Alli Galli. Volevo scendere in pista per far vedere che esistono intere popolazioni esperte (e non si tratta di Vatussi), ma la panzona mi ha trattenuto.

Poi in serata siamo andati a vedere i fuochi sull’acqua al porto di Redwood City.

Per quanto riguarda la nascita, ci hanno detto che il baby è quasi in arrivo. Mercoledi’ decideranno se indurre il parto. Se invece accade naturalmente, non abbiamo nessuna idea di quanta fretta potremo avere, quindi abbiamo preparato una borsa con tutto il necessario davanti alla porta.

La panzona fa lunghe passeggiate, che sembra facciano bene sia a lei che al piccolo, ed ha visite quasi tutti i giorni.

Oggi abbiamo anche montato il Car Seat, che sembra essere la cosa piu’ importante di tutte. Di per se’ montarlo e’ una cavolata, ma ci sono due libretti di istruzioni: quello della macchina che e’ scritto per tutti i possibili seggiolini e quello del seggiolino scritto per tutte le possibili macchine. Il risultato e’ che non ci si capisce nulla e una cosa banale sembra diventare complicatissima. C’e’ anche un corso apposito per montare il car seat, e consigliano di farlo almeno un mese prima della nascita.

Quale nome?

Ci hanno detto che si puo’ scegliere il nome del bimbo fino a 30 giorni dopo la nascita. Ciononostante non ci dispiacerebbe avere un nome con il quale chiamarlo fin dal giorno uno. Oltretutto, se decidiamo il nome mentre siamo ancora in ospedale, fanno loro tutte le scartoffie necessarie. Le idee sono tante, ma nessuna prevale sulle altre.

Quindi eccomi a chiedere la vostra opinione. Non vi dico verso quali nomi siamo orientati, per non influenzarvi. Come al solito potete rispondere su ciascuno dei millemila social networks o via mail.

Per facilitarvi, allego l’ultima foto, scattata qualche giorno fa.

California

Abbiamo fatto tutto di corsa. Fino all’ultimo abbiamo atteso notizie dall’ambasciata Americana, poi ci hanno detto che il visto che avevamo andava benissimo e siamo partiti. Considerato che eravamo alla trentesima settimana, c’era un po’ di preoccupazione, invece il viaggio e’ stato molto meno pesante del previsto.

Ci siamo stabiliti a Menlo Park. Abbiamo trovato casa in un attimo: la prima che abbiamo visto ci andava benissimo, ma come si fa a prendere la prima? Cosi’ abbiamo cercato ancora per un paio di giorni, giusto per confermare l’impressione che la prima fosse quella giusta. Non abbiamo il camino, come in Italia, ma abbiamo la piscina. Non so proprio quando avremo modo di fare un bagno, ma almeno e’ bella da vedere.

Abbiamo anche comprato una macchina. Avrei preferito muovermi solamente con la bici, come le altre volte che sono stato da queste parti. Questa volta pero’ non si poteva, e non si poteva neanche avere una macchina a due posti, come in Italia. Insomma, sono stato costretto a prendere una di quelle scatole di latta che hanno un po’ tutti. Cosi’ mi trovero’ a confermare questa storia un po’ stucchevole, che quando arriva un bimbo si deve vendere la spider. Ora la spider e’ a Roma: se qualcuno la vuole comprare a due lire, si faccia avanti.

Comunque, tornando a noi, abbiamo preso contatti con l’ospedale, dovrebbe essere il Lucile Packard Children’s Hospital di Stanford. Abbiamo preso contatto anche con la care provider, che la prossima settimana dovrebbe visitare la panzona.

Quindi, keep in touch e a presto.

Margaret Thatcher

Una delle grandi discussioni del nostro tempo riguarda quanto del vostro denaro debba essere speso dallo Stato e quando voi dobbiate invece mantenere e spendere per la vostra famiglia.

Non dimentichiamoci mai questa verità fondamentale: lo Stato non ha altre fonti di denaro se non nel denaro che la gente ha guadagnato per sé.

Se lo Stato intende spendere di più lo può fare soltanto prendendo in prestito i vostri risparmi o tassandovi di più.

Non è un buon ragionamento ritenere che sarà qualcun altro a pagare: quel qualcun altro siete voi. Il denaro pubblico non esiste, esiste soltanto il denaro del contribuente.

La prosperità non giungerà attraverso l’invenzione di programmi di spesa pubblica più numerosi e sostanziosi. Non diventerete più ricchi ordinando un altro libretto d’assegni alla banca.

Nessuna nazione è mai diventata più ricca tassando i suoi cittadini oltre la loro possibilità. Abbiamo il dovere di assicurarci che ogni singolo penny che raccogliamo con le tasse sia speso bene e saggiamente, perché è il nostro partito che oggi si è dedicato a far bene le faccende domestiche.

Scommetterei tranquillamente che se Mr. Gladstone fosse vivo oggi, farebbe domanda per entrare nel Partito Conservatore.

Proteggere il portafogli del contribuente, proteggere i servizi pubblici: questi i nostri due grandi obiettivi e le loro richieste vanno conciliate.

Come sarebbe bello, come sarebbe popolare, poter dire: “Spendiamo di più qui, espandiamo ancora di là”. Ovviamente ognuno ha le sue cause preferite, io so di averne. Ma poi qualcuno deve far tornare i conti. Ogni azienda deve farlo, ogni casalinga deve farlo, ogni governo deve farlo, e questo governo lo farà.

Troppo Masterchef

Come tutti sanno quando una ha il pancione, inizia ad avere le voglie strane: tipo ananas alle tre di notte. E, come in tutte le storielle sulla gravidanza, il compagno si deve fiondare a cercare un alimentari alle tre di notte. Non nel caso mio.

Dovete sapere che la proprietaria del pancione è entrata in fissa con Masterchef. Ma fissa fissa, di quelle che, oltre alla trasmissione principale, si vedevano il “magazine” del pomeriggio. Per qualche motivo, forse perché la TV si vede ma non si mangia, le voglie della proprietaria del pancione si sono focalizzate sulla parte estetica dei piatti.

Ieri faccio delle alici alla pizzaiola, a dir poco fantastiche, e mi fa: “Wow, le alici alla pizzaiola sono buonissime, ma l’impiattamento è trascurato.

E il giorno prima con una pasta integrale al pan grattato: “La pasta è buona, ma guardala, sembra un mappazzone.” (detto con il tono di Chef Barbieri)

Oggi proveró l’uovo a doppia cottura di Spyros. Vi faró sapere se tira fuori l’epico “Ma vuoi che muoro?

Non sei democratico!

In questa campagna elettorale è stato evidente, più che non in altre, che pochi sanno veramente cosa sia la democrazia.

Un esempio riguarda il dibattito televisivo. Secondo alcuni dire che lo si vuol fare solo con chi ha qualche possibilitá di guidare il paese non è democratico. Secondo altri dire che proprio non lo si vuol fare con nessuno, non è democratico. La verità è che fare o non fare, o fare con chi vuoi, un certo dibattito non ha nulla a che fare con la democrazia. Se io sono il capo di un partito e quella sera voglio andare a cena con mio cugino perché è indeciso, posso farlo. E prendere il voto di mio cugino è democratico quanto prendere quello di chi guarda la TV. Se voglio, udite udite, posso anche andare in piazza a urlare a una milionata di persone, e non faccio nulla di poco “democratico”.

Un altro esempio del malo uso del termine “democratico” riguarda il rispondere o meno alle domande dei giornalisti. Ho sentito dire che se non rispondo a un certo tizio che mi chiede una cosa (tipicamente domande intelligentissime), allora non sono democratico. E chi più ne ha più ne metta. Le dieci domande, che, se uno non risponde, allora non è democratico. Le venti domande che se non rispondi non sei democratico. Le domande che se non rispondi in TV non sei democratico e via dicendo. Poco conta che risponda tutti i giorni a centinaia di persone normali, cittadini e votanti. Se non rispondo ad uno che è iscritto ad un certo ordine (fondato da Mussolini), allora non sono democratico.

Altro caso fantastico riguarda cosa fai a casa tua. In questo caso ti dicono che non sei democratico se non inviti a cena questo o quello. Ma mi pare chiaro che a casa mia invito chi pare a me, e non gli amichetti di questo o di quello. Ieri sera, ad esempio, Beppe Grillo ha deciso di far entrare nel retropalco alcuni giornalisti e non altri (guarda caso quelli che non potevano entrare erano quelli iscritti al solito ordine, fondato sempre da Mussolini). Apriti cielo. Non è democratico. Tutto quello che diceva ieri Beppe Grillo, veniva sparato su youtube e lo vedevano decine di migliaia di persone; cosa c’entrerà mai con la democrazia far entrare uno o l’altro nel backstage? Se aggiungiamo che quelli che sbraitano perché non potevano entrare, non sono pagati dai loro lettori con i soldi delle copie che vendono, ma dai soldi delle nostre tasse, il quadro è completo.

Passiamo ad un argomento veramente spinoso. Decidere chi comanda in casa mia. Mi pare chiaro che in casa mia decido io. Ebbene no. I sedicenti democratici pretendono di dire cosa devo fare anche in casa mia. Quindi, secondo loro, non solo devo invitare a cena chi dico io, ma devo anche decidere insieme a loro chi partecipa e chi comanda. Quindi se faccio l’associazione politica, che so, “logaritmo in base dieci di mille” in cui può entrare solo chi sa cosa sia il logaritmo, allora non sono democratico.

(Incidentalmente ricordo che il logaritmo viene insegnato alle scuole medie e, mentre una professoressa ci spiegava cosa fosse, nell’aula accanto facevano leggere ai poveri alunni di un ramo del lago di Como di cui al mondo non frega un beato, in un’altra aula provavano a illustrarci i rudimenti di una lingua che non si parla più da un migliaio di anni e in qualche altra classe spiegavano cosa fosse democrazia. A questo punto non fatico a capire perché nessuno sappia cosa sia democratico e cosa no.)

Veniamo a noi. Qualcuno potrebbe ribaltare il discorso e chiedere a me cosa sia democrazia. Ecco la mia risposta: il 19 aprile del 1993 venne fatto un referendum. La domanda era “Vuoi dare i tuoi soldi ai partiti politici?”. Immaginate la risposta? Non serve troppa immaginazione. Un sonoro “vaffa” risuonó in tutto il paese e 31 milioni 225 mila 867 Italiani votarono per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti.

A questo punto quale sarebbe l’unica vera cosa democratica da fare? Abolire immediatamente il finanziamento pubblico ai partiti, o qualunque nuovo nome gli abbiano dato.

Oggi no. Proprio quando sembra che qualcuno si voglia far eleggere dicendo che eliminerà il finanziamento pubblico ai partiti (Grillo, Renzi, Berlusconi, Maroni e altri), un partito decide che vuole che quel finanziamento rimanga. E (qui risate) indovinate un po’ come si chiama quel partito? Partito Democratico. Incredibile. Aggiungo che tutti quelli che in questo periodo volevano spiegare a me cosa fosse o meno democratico, poi mi dicevano che intendevano votare proprio per il partito “democratico”.

In fondo tutto questo non è del tutto strano: quanti ricordano quale delle due Germanie si faceva chiamare “democratica”?

La ricorsione

Ricorsione secondo Google

Oggi vorrei spiegare cosa sia la ricorsione. Per capire questo concetto, la prima cosa che bisogna conoscere bene e’ cosa sia la ricorsione.

Se il concetto e’ ancora oscuro, vi possono dare una mano i ragazzi di Mountain View. Provate infatti a cercare “recursion” su Google.

Se finalmente avete le idee piu’ chiare, vi consiglio di cimentarvi con un gioco che puo’ essere risolto usando la ricorsione: le Torri di Hanoi. Le regole del gioco sono semplici: bisogna spostare tutti i dischi da un palo ad un altro seguendo le seguenti due regole:

  • Si puo’ muovere un solo disco alla volta
  • Non e’ mai possibile mettere un disco sopra ad uno piu’ piccolo

Ho messo il gioco su http://luca.yepa.com/hanoi.html (e’ in Javascript, quindi se volete vedere la sorgente del programma, basta vedere la sorgente della pagina).

Buon divertimento.