Come La Repubblica sceglie i nomi dei file

Kazzone

A tutti e’ capitato di non sapere che nome dare ad un file. Tipicamente il nome dovrebbe descrivere sinteticamente il contenuto del file. Ma come fare quando si inizia ad avere una gran mole di documenti che hanno tutti contenuto simile? Gli informatici usano spesso “pippo” e “pluto”. Di solito si tratta di test che possono essere cancellati in seguito.

Poi ci sono i tipi analitici: pensano di poter scrivere tutto cio’ che pensano nel nome di un file. Allora ci sono cose come articolo-interessante-modificato-dopo-il-15-luglio-attenzione-ricordarsi-di-riguardarlo.

Come spesso accade La Repubblica decide di stupirci. Cosi’ ecco il file Kolazione che parla di smartphone, il fantastico Aiteck che, guarda caso, parla di Hi-Tech, il file Krepa che parla di Second Life.

Per non parlare di Fusillo che parla di Palazzetti, Trenette che parla di aiuti al Veneto, Er Barone che parla di Sky.

E cosa dire del filone pescivendolo? C’e’ Orata che parla di zaini e sacchi a pelo, Branzino che parla di Allen Cox, Nasello che parla di maglieria, Salmone di Miniconf e Sardina e Sogliola che parlano rispettivamente di H&M e Miss Bikini.

Ma la gaffe arriva quando viene chiamata Fetente la Home Depot e quando viene dato del Kazzone a Paolo Bertoluzzo, direttore generale di Vodafone Italia. Quest’ultimo articolo e’ stato almeno rinominato dopo circa un’ora di presenza on line.

Nella scelta dei nomi dei file il piu’ grave scivolone fu fatto dalla televisione della svizzera italiana che chiamo’ “Speciale_sera_frocetti” un servizio sulle “unioni registrate” (una specie di DICO svizzere). La RTSI poi si scuso’ parlando di “inaccettabile titolazione”.

Grazie a Maurizio Codogno per la segnalazione.

HOWTO – Post su WordPress da SMS

In bici in Irlanda

Francesco e’ andato a fare un viaggio in Irlanda in bicicletta. Prima di partire mi ha chiesto come poteva aggiornare da li’ il suo blog RuoteGrasse con un cellulare. La soluzione e’ stata di usare gli SMS.

Per fare questo bisogna usare un gateway sms to email e la possibilita’, offerta da WordPress, di pubblicare via email. Per quanto riguarda il gateway, ne ho trovato uno che non richiede alcuna registrazione da parte del mittente. Per mandare un sms ad un indirizzo di email basta spedirlo al numero: +447766404142.

Il formato dell’SMS da inviare e’ il seguente:

indirizzo@yepa.com Ciao, questo e' il messaggio!

Unica pecca: non e’ possibile inviare SMS multipli (piu’ SMS che si concatenano per formarne uno di piu’ di 180 caratteri).

Veniamo alla procedura:

1. Creare una casella di mail apposta per l’operazione. Attenzione al nome che si sceglie perche’ ogni cosa mandata a questa casella verra’ postata sul blog. Meglio quindi scegliere un nome strano, che sembri una password, tipo ehc6w3g@yepa.com

2. Andare sul pannello di controllo di WordPress. Fare click su opzioni => scrittura e inserire server, indirizzo e password della email appena creata.

3. Aggiungere nel crontab del server la seguente riga:

*/5 * * * * wget http://blog_url/wp-mail.php

4. Mettere in

/etc/mail/smrsh

il seguente programmino (che ho chiamato filter.pl):

#!/usr/bin/perl
undef $/;

$_ = <>;
s/A Message was received from the mobile number.*nn(.*)nn//g;
$mess = $1;
s/Subject: Message sent from mobile .*n/Subject: $messn/g;
($utile,$inutile) = split /If you want to send emails from your mobile, send a messa/;

print $utile;

Il filtro inserisce il testo dell’SMS nel titolo del post. E’ possibile modificarne il comportamento per inserire il testo dell’SMS nel testo del post ed aggiungere un titolo generico come: “SMS mandato dall’Irlanda”

5. Dare al programmino i permessi giusti:

chmod 775 filtro.pl
chown root:smmsp filter.pl

6. Aggiungere le seguenti righe in /etc/aliases:

#Francesco da remoto
ehc6w3g:  "|/etc/mail/smrsh/filtro.pl >>/var/spool/mail/ehc6w3g ; exit 0"

7. Lanciare newaliases e reload di sendmail

A questo punto non resta che andare in giro per il mondo ed aggiornare il proprio blog semplicemente con un SMS.

Se tutto questo vi sembra troppo complicato, allora potete mandare una mail a info@yepa.com e chiedere a Yepa uno spazio web (il disclaimer mi pare superfluo).

Photo credit: Cincinnato

Ordine dei Giornalisti – Mamma li turchi

Defacing Ordine dei Giornalisti

Vorrei parlare dell’Ordine dei Giornalisti.

Di come in Italia per scrivere su un giornale bisogna essere iscritti ad un ordine. Del fatto che non ci siano situazioni analoghe in nessun Paese del mondo. Di come si tratti di una di quelle strutture che difendono interessi corporativi di pochi a scapito della collettivita’. Del fatto che l’obbligo di iscrizione all’ordine sia contrario alla nostra costituzione e di come Einaudi cinquanta anni fa diceva gia’ queste cose. Di come, in pieno stile da italico ordine professionale, l’ordine sia caratterizzato da esami di ammissione truccati, raccomandazioni, praticanti e praticantati, vertici politicizzati.

Ma queste sono cose che tutti sanno e che solo qualcuno prova a cambiare.

E non ho voluto sottolineare svarioni e gaffe divertenti come questa: il TG1 del 9 giugno scorso convinto che lo Space Shuttle sia esploso con 7 astronauti a bordo. Salvo poi dire che “purtroppo non e’ accaduto”.

Insomma che l’ordine dei giornalisti non serva a nulla lo sappiamo tutti. Tutto questo non fa notizia.La notizia e’ invece che il sito dell’Ordine dei giornalisti e’ spento da sabato.

Per vedere cosa sia successo basta andare alla pagina degli esami (http://www.odg.it/esami/main.asp): troviamo un guerriero turco con un’esplosione sullo sfondo.

Il fatto che un sito subisca un defacing puo’ capitare. Il fatto che per tre giorni (e chissa’ quanti ancora) nessuno abbia risolto il problema e’ assurdo. Del resto non possiamo pretendere nulla: basta vedere l’indirizzo per scoprire che il sito usa le ASP.

Lasciatemi dunque godere del fatto che l’arroganza di un italico ordine professionale sia ridotta al silenzio per qualche giorno.

Grazie a downloadblog per la segnalazione ed all’anonimo turco per aver reso, forse senza saperlo, un buon servizio agli Italiani.

Google Street View

Ladro o padrone di casa senza chiavi?

Mentre a Seattle si divertono con un grosso iPhone a forma di tavolino, Google tira fuori l’ennesima trovata, semplicissima ma geniale: inserire in Google Map le citta’ ad altezza d’uomo. Cosi’ e’ nato Google Street View. Per ora sono presenti le citta’ di New York, San Francisco, Miami e Las Vegas.

E mentre tutto il mondo parla di privacy e’ possibile vedere questo tizio che entra in un Adult Book Store, queste due che prendono il sole in un prato di Stanford e questo ladro in Van Ness (o forse e’ il proprietario di casa che ha dimenticato le chiavi?). Per non parlare di questi jeans a vita molto molto bassa che possono essere trovati seguendo le indicazioni di questo video.

Le foto sono state fatte girando per le citta’ con un’automobile con un apposito strumento montato sopra il tetto. In realta’ in alcune foto e’ possibile vedere anche un camioncino di Google specchiato nelle vetrine. Le foto sono in alta risoluzione per cui e’ possibile zoomare fino a riconoscere targhe e persone. Purtroppo non ho trovato la data in cui sono state scattate, altrimenti avrei potuto cercarmi in bicicletta per le strade di San Francisco.

C’e’ di tutto: da un eccesso di velocita’ superato all’altro. Da uno che prende una multa ad un altro che si improvvisa meccanico.

E mentre tutta l’America si scandalizza per quanto e’ alto il prezzo della benzina in California (si tratta di dollari al gallone), gli amanti della fantascienza possono trovare un semplice robot o addirittura ET con una spada laser.

E’ possibile scovare errori di ortografia, un operaio che ci rileva, un matrimonio, Borat che sorride da dietro una finestra, un guidatore di ambulanza in pausa pranzo ed una ragazza che si allaccia le scarpe con due brutti ceffi che la guardano.

HOWTO – Iscriversi ad un blog

Rss Feed

Questo post e’ dedicato a quelli che in questa immagine vedono solo una fontanella.

I blog contengono informazioni che cambiano spesso. Come possiamo seguire bene un blog? Se andiamo sull’indirizzo del blog tutte le volte che vogliamo vedere se ci sono novita’, rischiamo di perdere un sacco di tempo. Sarebbe bello essere avvisati solo quando le notizie cambiano e non doversele andare a cercare di volta in volta. Il massimo poi sarebbe leggere solo le notizie, sempre nello stesso formato e senza dover abituare l’occhio a mille formati diversi.

Per fortuna esiste il modo.

Ci sono dei programmi che permettono di seguire i blog ed ogni altra sorgente di informazioni. Si chiamano aggregatori o news feed reader. Io per esempio uso Akregator. Tanta gente usa i live bookmark di Firefox, tanti usano invece Google Reader. La sostanza e’ che vengono avvisati solo quando cambio qualche notizia e non devono passare le proprie giornate a fare click sul mio sito per scoprire se ho scritto qualcosa. Un elenco di aggregatori puo’ essere trovato facendo click su questo strano simbolo arancione visibile qui a destra. Abituatevi a vederlo in giro perche’ e’ lui che identifica le sorgenti di informazioni.

Credetemi, usare un aggregatore e’ irrinunciabile. Moltiplica la possibilita’ di essere informati piu’ di ogni altro strumento. Gia’ oggi il 30% del traffico sui blog piu’ famosi non avviene via browser, ma via aggregatore di notizie.

Visto che queste soluzioni possono sembrare ancora un po’ astruse per qualcuno, ho reso le cose piu’ semplici. Grazie ad un servizio che si chiama Feedburner, qui a destra ci si puo’ iscrivere per seguirmi via email. Basta inserire il proprio indirizzo e si riceve una richiesta di conferma da emaildefuego. Accettando si viene iscritti e si riceve le novita’ direttamente nella propria mailbox. Facilissimo.

Photo credit: Orin Optiglot, Padday

La terra dei cachi

Repubblica delle banane

Quest’anno pare che io nostri valenti governanti abbiano reintrodotto l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei clienti e fornitori. La comunicazione esisteva fino al 1994, poi qualche anima pia aveva deciso di eliminarla.

Ci sono periodi di ottimismo in cui spero che le incombenze inutili vadano diminuendo, invece questi artisti della burocrazia riescono sempre a sorprendermi. Cosi’ oggi i dati relativi all’IVA possono essere trovati dallo Stato:

  • nelle comunicazioni periodiche (mensili o trimestrali) che gli ho inviato durante l’anno precedente,
  • nella comunicazione dei dati IVA che gli ho inviato entro il 20 gennaio,
  • nell’elenco dei clienti e fornitori che gli ho inviato entro il 29 aprile,
  • nella dichiarazione IVA o nel modello unico che gli ho inviato a fine ottobre.

Ovviamente l’IVA e’ sempre quella, ma vuoi mettere quanto e’ piu’ gustoso chiedere lo stesso dato 4 volte all’anno? In questo modo ogni volta si puo’ aggiungere qualche dettaglio in piu’ e costringere il contribuente a studiare un modulo diverso.

Torniamo alla scadenza di domenica prossima (Domenica? Forse ho letto male. No, il 29 aprile e’ proprio domenica), gira voce che la comunicazione vada fatta per via telematica. La cosa simpatica e’ che nessuno sa come si faccia. Ho trovato diversi forum di commercialisti che si domandano l’un l’altro dove trovare il software.

Allora sono andato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Nella sezione relativa al software non si trova nulla. Con la ricerca interna al sito non si trova nulla. Chiamare per telefono significa che si ha un giorno di ferie perche’ per ottenere la linea servono diverse ore.

In rete girano storie divertentissime. C’e’ chi dice che uno debba chiedere il permesso scritto a clienti e fornitori prima di comunicare i dati allo Stato. Allora qualcuno si e’ chiesto: “Se un mio cliente non mi da’ il permesso?”. E uno gli ha risposto: “Lo deve dare per forza”. Ma se lo deve dare per forza, perche’ glielo devo chiedere? Insomma una serie di giochi e giochini che si nutrono da soli. Tutti rigorosamente pensati da gente che non ha mai fatto nulla in vita propria.

Poi ho trovato una buffonata come questa dove in pratica si dice che il Garante della privacy (che evidentemente ha tanto tempo libero) si sta occupando di valutare il provvedimento. E guarda un po’, scopro che sopra c’e’ scritta un’altra scadenza, il 15 ottobre.

Quando qualcuno la prossima volta mi dira’ che lavoro fino a luglio per lo Stato, gli ricordero’ che non e’ vero. Con tutti i giorni che perdo per seguire questi astrusi giochini, lavoro almeno un’altra quindicina di giorni per loro. Secondo me io arrivo almeno ai primi di agosto. Giusto in tempo per andare in vacanza.

Ma chi sono questi loro di cui parlo? Si tratta di un ristretto gruppo di persone che vivono in un loro iperuranio, convinte che tutto gli sia dovuto e che con una legge qui ed una legge li’ si possa chiedere cio’ che si vuole a chi si vuole. Intanto se in Italia non si riesce piu’ a lavorare non e’ un loro problema, e’ un problema del Paese. La terra dei Cachi.

Photo Credit: Argento_Vivo

Super Happy Vlog House

Super Happy Vlog House at Hat Factory - San Francisco
Sto scrivendo dalla Super Happy Vlog House, evento di apertura della settimana “Video Blogging Week 2007“.

L’evento si svolge alla Hat Factory (struttura di beduini in coworking di cui scrivero’ ancora). I lavori sono inziati nel prato qui accanto con una riunione con Jon Phillips e Lisa Rein di Creative Commons e Colette Vogele di Vogele & Associates. Abbiamo avuto modo di parlare di licenze creative commons e dell’uso che se ne puo’ fare nell’ambito del video blogging.

Poi ci siamo spostati all’interno della Hat Factory per una piccola presentazione in cui Jon ci ha mostrato il nuovo marker che potrebbe essere usato per i video rilasciati sotto licenza CC. L’obiettivo della serata era di impostare i trailer delle licenze creative common. Qui i trailer. Video.

Il pomeriggio ha proseguito in stile barcamp con la piacevole sorpresa di Justin di justin.tv, che ci ha mandato in broadcast in diretta (justin.tv merita un post a parte). Video.

Oltre ai due video (uno e due), ho fatto un po’ di foto. Nei video ho usato il nuovo mark Creative Commons che potete ammirare in anteprima.

Verso mezzanotte vengono proiettati i video dei trailer e visitiamo tutti insieme il sito del nuovissimo servizio di Google.

In conclusione abbiamo fatto le ore piccole (ora e’ l’una di notte), ma mi sono proprio divertito a passare il sabato sera in modo cosi’ geek.

Visto il Divario digitale di cui scrivevo proprio l’altro giorno, meglio spiegare che una licenza creative common permette di riservare alcuni diritti sui propri lavori, lasciando la possibilita’ di copiarli e distribuirli a terzi. Io di solito uso la licenza “attribution-sharealike” che e’ spiegata molto chiaramente qui.

Digital divide

 Campagna ctrl-z

In questo documento prodotto da Eurostat (l’agenzia di statische della UE), si stimano le capacita’ informatiche dei cittadini europei.

Dategli un’occhiata perche’ la tabella sugli skill informatici e’ impietosa. In Italia il 64% delle donne ed il 54% degli uomini e’ informaticamente analfabeta. Questo vuol dire che siamo al penultimo posto in Europa. Peggio di noi solo la Bulgaria.

Non c’e’ da meravigliarsi quindi se in altri Paesi si possono fare delle campagne pubblicitarie come questa (grazie a Marco Camisani Calzolari per la segnalazione), mentre da noi Stefano Epifani chiedendo ad uno studente di informatica cosa sia un ipertesto si sente rispondere cosi’.

In fondo pero’ non tutto e’ da buttare: noi abbiamo l’insuperabile blog di Flavia Vento.

Sfuggire al traffico del GRA (senza Google)

Traffico sul GRA

Dal traffico sembra non ci si riesca a liberare. Almeno fino al giorno in cui i nostri valenti amministratori non prendano il coraggio a quattro mani e decidano che i limiti, continuamente superati, delle PM-10, non costituiscano un valido motivo per bloccare la circolazione. Oggi non lo sono. Bastano solo a fermare le auto in qualche innocua domenica di sole. Ben venga, ma e’ poco.

Pensare che Verona, per dirne una, ha superato i limiti consentiti delle PM-10 in 183 giorni nel 2006. Se qualcuno ha deciso che quelli erano i limiti consentiti forse c’era un motivo. E forse proprio per quel motivo, il traffico andava bloccato 183 volte.

Visto quindi che con il traffico dobbiamo convivere, ecco che ci viene in aiuto Google che, come in altri campi, pare scoprire l’acqua calda. Da oggi e’ infatti possibile vedere in tempo reale le informazioni sul traffico di molte citta’ americane. Per provare basta andare a cercare San Francisco e fare click sul bottone “traffic” in alto a destra. Nulla di piu’ facile. Rosso per le strade intasate, verde per quelle scorrevoli.

E noi che siamo a Roma (citta’ di cui il traffico e’ diventato il vero simbolo, piu’ dei pini e delle fontane) come facciamo? Pochi lo sanno ma c’e’ questo utilissimo servizio che da’ la situazione in tempo reale del traffico sul grande raccordo anulare, tratta per tratta. Buona navigazione. E buon rientro a casa…

Show Us The Code

Show Us The Code

La strategia di Microsoft rispetto all’open source e’ quella del bastone e della carota.

Carota: Mentre strizza l’occhio alla comunita’ open source con il portale Port25 redatto da un fantomatico “Open Source Software Lab @ Microsoft”, Microsoft sigla un accordo con Novell (uno dei player delle distribuzioni Linux piu’ orientato alla realta’ aziendale con Suse) per una non meglio precisata partnership nel miglioramento dell’interoperabilita’ tra le due piattaforme. In pratica un accordo che nessuno capisce bene, ma che, nel dubbio, e’ caratterizzato da un flusso imponente di denaro che da Microsoft passa a Novell. E440 milioni di dollari non sono bruscolini.

Bastone: quasi contemporaneamente Steve Ballmer (CEO di Microsoft) dichiara che Linux contiene diverse parti di codice soggetto a licenza Microsoft. Ballmer e’ tornato piu’ volte sul punto asserendo di essere sicuro che Linux viola licenze Microsoft.

Questa strategia si chiama FUD (Fear, uncertainty and doubt) ed ha l’obiettivo di instillare paura, incertezza e dubbio nelle aziende che usano Linux. Che dubbio? Quello che usare Linux o vendere software open source linux based possa essere soggetto da un momento all’altro alla richiesta di danni da parte di Microsoft.

Il punto e’ che da nessuna parte viene detto quali siano le porzioni di codice coperte da licenza proprietaria. Al punto che sono sempre di piu’ gli sviluppatori convinti si tratti di un bluff.

Ora un piccolo gruppo di professionisti e societa’ ha deciso di andare a vedere il bluff di Steve Ballmer dichiarando in una lettera aperta che, qualora non venisse spiegato entro il primo maggio 2007 dove sia il problema, si riterranno liberi di continuare ad usare linux senza che Microsoft possa avere nulla a che pretendere. (If you or Microsoft cannot comply with a response by the date outlined, everyone who endorses this will consider your threats and claims to be empty and libelous.)

La home page della campagna (che si chiama Show Us The Code) e’ http://showusthecode.com, mentre il blog e’ qui.

Yepa ha dato il suo endorsement alla campagna.