La ricorsione

Ricorsione secondo Google

Oggi vorrei spiegare cosa sia la ricorsione. Per capire questo concetto, la prima cosa che bisogna conoscere bene e’ cosa sia la ricorsione.

Se il concetto e’ ancora oscuro, vi possono dare una mano i ragazzi di Mountain View. Provate infatti a cercare “recursion” su Google.

Se finalmente avete le idee piu’ chiare, vi consiglio di cimentarvi con un gioco che puo’ essere risolto usando la ricorsione: le Torri di Hanoi. Le regole del gioco sono semplici: bisogna spostare tutti i dischi da un palo ad un altro seguendo le seguenti due regole:

  • Si puo’ muovere un solo disco alla volta
  • Non e’ mai possibile mettere un disco sopra ad uno piu’ piccolo

Ho messo il gioco su http://luca.yepa.com/hanoi.html (e’ in Javascript, quindi se volete vedere la sorgente del programma, basta vedere la sorgente della pagina).

Buon divertimento.

Scivolone di Facebook

Facebook Logo

Sono in tanti a dire peste e corna del nuovo layout di Facebook. Proprio su Facebook si sono creati diversi gruppi di utenti che protestano e chiedono il ritorno alla vecchia veste grafica. Il gruppo piu’ nutrito raggiunge addirittura la ragguardevole cifra di 2 milioni e 100 mila membri ed ha creato una petizione on line in cui chiede di tornare al vecchio design.

Io finora non avevo preso posizione, anche perche’ sinceramente non vedevo grandi difetti nel nuovo layout. Oggi invece Facebook mi ha accolto con questa scritta. In pratica dice che dovrei aggiornare il browser perche’ uso Firefox.

Il punto e’ che non ho proprio nulla da aggiornare, in primo luogo perche’ non uso Firefox bensi’ Iceape, ed inoltre perche’ ho gia’ l’ultima versione. Scritte che mi dicono che non ho il browser giusto e che devo aggiornarlo le trovo spesso su sitarelli di poca importanza, ma che un colosso come Facebook non testi la propria grafica su tutti i browser in circolazione proprio non me lo sarei aspettato.

Ho scritto al supporto di Facebook segnalando il problema. Vediamo cosa rispondono.

HOWTO – Biscotti al cocco

Biscotto al cocco

Fare i biscotti al cocco e’ molto semplice. L’unico ingrediente che dovrete comprare e che non avete gia’ in cucina e’ la farina di cocco. Non ascoltate chi vi parla di usare il lievito, di tostare preliminarmente la farina di cocco o di usare tempi di cottura di pochi minuti.

Per quanto riguarda il copyleft, ho cercato una licenza apposita per le ricette ma non l’ho trovata, cosi’ ho scelto per la GPL.

Ho fotografato tutte le fasi.

Tempo necessario: circa 15 minuti per la preparazione e 45 minuti per la cottura.

Ingredienti per 18 biscotti:

  • 2 uova
  • 160 grammi di farina di cocco
  • 4 cucchiai di farina
  • 125 grammi di zucchero
  • 110 grammi di burro

Procedura:

Licenza: questa ricetta e’ distribuita sotto la General Public License (GPL) dove per codice sorgente si intende la ricetta e per binary code i biscotti che potete trarne. In pratica questo vuol dire che:

  • se fate i biscotti e li mangiate non c’e’ nessun problema
  • se fate i biscotti e li distribuite in qualunque forma (li portate ad una festa, li usate per una cena, li producete in gran quantita’) dovete distribuire anche una copia della ricetta contenente questa nota (anche un link a questa pagina va bene)
  • se distribuite una versione modificata di questa ricetta o se basate un altro piatto su questi biscotti dovete mantenere questa nota.

Super Happy Vlog House

Super Happy Vlog House at Hat Factory - San Francisco
Sto scrivendo dalla Super Happy Vlog House, evento di apertura della settimana “Video Blogging Week 2007“.

L’evento si svolge alla Hat Factory (struttura di beduini in coworking di cui scrivero’ ancora). I lavori sono inziati nel prato qui accanto con una riunione con Jon Phillips e Lisa Rein di Creative Commons e Colette Vogele di Vogele & Associates. Abbiamo avuto modo di parlare di licenze creative commons e dell’uso che se ne puo’ fare nell’ambito del video blogging.

Poi ci siamo spostati all’interno della Hat Factory per una piccola presentazione in cui Jon ci ha mostrato il nuovo marker che potrebbe essere usato per i video rilasciati sotto licenza CC. L’obiettivo della serata era di impostare i trailer delle licenze creative common. Qui i trailer. Video.

Il pomeriggio ha proseguito in stile barcamp con la piacevole sorpresa di Justin di justin.tv, che ci ha mandato in broadcast in diretta (justin.tv merita un post a parte). Video.

Oltre ai due video (uno e due), ho fatto un po’ di foto. Nei video ho usato il nuovo mark Creative Commons che potete ammirare in anteprima.

Verso mezzanotte vengono proiettati i video dei trailer e visitiamo tutti insieme il sito del nuovissimo servizio di Google.

In conclusione abbiamo fatto le ore piccole (ora e’ l’una di notte), ma mi sono proprio divertito a passare il sabato sera in modo cosi’ geek.

Visto il Divario digitale di cui scrivevo proprio l’altro giorno, meglio spiegare che una licenza creative common permette di riservare alcuni diritti sui propri lavori, lasciando la possibilita’ di copiarli e distribuirli a terzi. Io di solito uso la licenza “attribution-sharealike” che e’ spiegata molto chiaramente qui.

I beduini di San Francisco

Ritual Roaster Cafe di San Francisco
I beduini sono nomadi. Non hanno un posto unico dove stare, ma si muovono liberamente e si fermano solo dove e’ possibile trovare una connessione wifi gratuita ed una sorgente di caffeina. I beduini si muovono in bici, oppure in skateboard. Nessuno ha la macchina e se ce l’ha non la usa per muoversi qui.

I beduini arrivano nei caffe’ con le borse etniche oppure con gli zaini. Tirano fuori i loro laptop e si collegano. I beduini non socializzano mai nei caffe’, fissano il loro monitor e socializzano solo in salsa 2.0: in rete.

I caffe’ hanno nomi latini. Ci si sposta dal silenziosissimo Mission Creek Cafe’ al caotico Ritual Roaster Cafe’, dallo storico Caffe’ Trieste al nuovo Coffee to the people.

I beduini non usano mai Windows. Entrano ed escono dai caffe’ sempre da soli. Quando si muovono, vanno da una parte all’altra della citta’ il piu’ velocemente possibile. Pare soffrano quando il loro portatile e’ spento.

I beduini hanno imparato a digitare sulla tastiera da giovani, digitano velocissimi e quasi nessuno guarda i tasti, lo sguardo e’ fisso sul monitor. Si nutrono poco. Non bevono nulla di alcolico. Quando, per puro caso, sono in numero maggiore di uno e vogliono anche mangiare, mangiano in ristoranti vegani di sushi come il Cha-Ya. I beduini sono sempre magri.

Vivono da soli o quasi. Quando devono lavare i panni i beduini lo fanno al Brainwash dove, mentre fanno il bucato, possono collegarsi e continuare la loro vita 2.0.

Ogni tanto c’e’ qualche beduino che si organizza in piccoli gruppi e colonizza qualche abitazione, sostituendola ai caffe’. E’ nato cosi’ il movimento Coworking. Partendo da qui, e’ arrivato qui.

C’e’ chi dice che molti beduini siano milionari. Pare che intere societa’ non abbiano sede fissa, ma abbiano completato il processo di beduinizzazione, vivendo solo in rete e nei caffe’ di San Francisco.

Show Us The Code

Show Us The Code

La strategia di Microsoft rispetto all’open source e’ quella del bastone e della carota.

Carota: Mentre strizza l’occhio alla comunita’ open source con il portale Port25 redatto da un fantomatico “Open Source Software Lab @ Microsoft”, Microsoft sigla un accordo con Novell (uno dei player delle distribuzioni Linux piu’ orientato alla realta’ aziendale con Suse) per una non meglio precisata partnership nel miglioramento dell’interoperabilita’ tra le due piattaforme. In pratica un accordo che nessuno capisce bene, ma che, nel dubbio, e’ caratterizzato da un flusso imponente di denaro che da Microsoft passa a Novell. E440 milioni di dollari non sono bruscolini.

Bastone: quasi contemporaneamente Steve Ballmer (CEO di Microsoft) dichiara che Linux contiene diverse parti di codice soggetto a licenza Microsoft. Ballmer e’ tornato piu’ volte sul punto asserendo di essere sicuro che Linux viola licenze Microsoft.

Questa strategia si chiama FUD (Fear, uncertainty and doubt) ed ha l’obiettivo di instillare paura, incertezza e dubbio nelle aziende che usano Linux. Che dubbio? Quello che usare Linux o vendere software open source linux based possa essere soggetto da un momento all’altro alla richiesta di danni da parte di Microsoft.

Il punto e’ che da nessuna parte viene detto quali siano le porzioni di codice coperte da licenza proprietaria. Al punto che sono sempre di piu’ gli sviluppatori convinti si tratti di un bluff.

Ora un piccolo gruppo di professionisti e societa’ ha deciso di andare a vedere il bluff di Steve Ballmer dichiarando in una lettera aperta che, qualora non venisse spiegato entro il primo maggio 2007 dove sia il problema, si riterranno liberi di continuare ad usare linux senza che Microsoft possa avere nulla a che pretendere. (If you or Microsoft cannot comply with a response by the date outlined, everyone who endorses this will consider your threats and claims to be empty and libelous.)

La home page della campagna (che si chiama Show Us The Code) e’ http://showusthecode.com, mentre il blog e’ qui.

Yepa ha dato il suo endorsement alla campagna.