Troppo Masterchef

Come tutti sanno quando una ha il pancione, inizia ad avere le voglie strane: tipo ananas alle tre di notte. E, come in tutte le storielle sulla gravidanza, il compagno si deve fiondare a cercare un alimentari alle tre di notte. Non nel caso mio.

Dovete sapere che la proprietaria del pancione è entrata in fissa con Masterchef. Ma fissa fissa, di quelle che, oltre alla trasmissione principale, si vedevano il “magazine” del pomeriggio. Per qualche motivo, forse perché la TV si vede ma non si mangia, le voglie della proprietaria del pancione si sono focalizzate sulla parte estetica dei piatti.

Ieri faccio delle alici alla pizzaiola, a dir poco fantastiche, e mi fa: “Wow, le alici alla pizzaiola sono buonissime, ma l’impiattamento è trascurato.

E il giorno prima con una pasta integrale al pan grattato: “La pasta è buona, ma guardala, sembra un mappazzone.” (detto con il tono di Chef Barbieri)

Oggi proveró l’uovo a doppia cottura di Spyros. Vi faró sapere se tira fuori l’epico “Ma vuoi che muoro?

HOWTO – Biscotti al cocco

Biscotto al cocco

Fare i biscotti al cocco e’ molto semplice. L’unico ingrediente che dovrete comprare e che non avete gia’ in cucina e’ la farina di cocco. Non ascoltate chi vi parla di usare il lievito, di tostare preliminarmente la farina di cocco o di usare tempi di cottura di pochi minuti.

Per quanto riguarda il copyleft, ho cercato una licenza apposita per le ricette ma non l’ho trovata, cosi’ ho scelto per la GPL.

Ho fotografato tutte le fasi.

Tempo necessario: circa 15 minuti per la preparazione e 45 minuti per la cottura.

Ingredienti per 18 biscotti:

  • 2 uova
  • 160 grammi di farina di cocco
  • 4 cucchiai di farina
  • 125 grammi di zucchero
  • 110 grammi di burro

Procedura:

Licenza: questa ricetta e’ distribuita sotto la General Public License (GPL) dove per codice sorgente si intende la ricetta e per binary code i biscotti che potete trarne. In pratica questo vuol dire che:

  • se fate i biscotti e li mangiate non c’e’ nessun problema
  • se fate i biscotti e li distribuite in qualunque forma (li portate ad una festa, li usate per una cena, li producete in gran quantita’) dovete distribuire anche una copia della ricetta contenente questa nota (anche un link a questa pagina va bene)
  • se distribuite una versione modificata di questa ricetta o se basate un altro piatto su questi biscotti dovete mantenere questa nota.

Arpege di Alain Passard

Alain Passard

Passato qualche giorno, e generata la giusta suspense, posso alzare il sipario sulla mia cena parigina: sono andato all’Arpege di Alain Passard (84, Rue de Varenne – 75007 – Paris).

Considerato, e non a torto, uno dei migliori cuochi del mondo, Alain Passard e’ colui che ha reintrodotto nell’alta cucina quella che ora tutti chiamano la cucina del territorio. L’attenzione alle materie prime e’ assoluta: basti dire che usa solo verdure coltivate nel suo orto.

In effetti ho mangiato benissimo. Lui e’ un personaggio simpatico che non se la tira per nulla. Abbiamo fatto due chiacchiere e alla fine mi ha anche regalato il menu’ per ricordo.

Quello che proprio non mi sarei mai aspettato era un servizio assolutamente non all’altezza. Non riesco proprio a capire perche’ una simile cucina venga rovinata da una sala ed un servizio talmente inadeguati. Il prezzo sguaiatamente alto (il menu’ degustazione viene 420 euro vini esclusi) non aiuta certo ad accettare il fatto che ci si sentisse in poco piu’ di una trattoria.

Camerieri distratti, tavoli ravvicinati, ritmi e tempi non adeguati. Per far capire il livello di disorganizzazione, dico solo che sono riusciti a sbagliarsi e a portarmi due volte il dolce.

E quando un cuoco e’ cosi’ bravo, e’ veramente un peccato rovinare una cena cosi’ per il servizio.

Ecco quello che ho mangiato (meglio scriverlo in francese cosi’ non mi perdo in tentativi di traduzione):

  • L’oeuf a la coque
  • Truffe noire et coquilles Saint-Jacques de la Cote de Granit Rose – coteaux du Saumurois
  • Parfum de jardiniere “Arlequin” – chou vert frise, carotte sanguine, radis “green meat”, topinambur “rose”
  • Canard de Chalans au sesame noir et marc d’orange – endives grillees
  • Comte millesime Automne 2002 “Grande Garde” – truffe noire
  • Dessert de veillee

Costo: 270 euro.

I beduini di San Francisco

Ritual Roaster Cafe di San Francisco
I beduini sono nomadi. Non hanno un posto unico dove stare, ma si muovono liberamente e si fermano solo dove e’ possibile trovare una connessione wifi gratuita ed una sorgente di caffeina. I beduini si muovono in bici, oppure in skateboard. Nessuno ha la macchina e se ce l’ha non la usa per muoversi qui.

I beduini arrivano nei caffe’ con le borse etniche oppure con gli zaini. Tirano fuori i loro laptop e si collegano. I beduini non socializzano mai nei caffe’, fissano il loro monitor e socializzano solo in salsa 2.0: in rete.

I caffe’ hanno nomi latini. Ci si sposta dal silenziosissimo Mission Creek Cafe’ al caotico Ritual Roaster Cafe’, dallo storico Caffe’ Trieste al nuovo Coffee to the people.

I beduini non usano mai Windows. Entrano ed escono dai caffe’ sempre da soli. Quando si muovono, vanno da una parte all’altra della citta’ il piu’ velocemente possibile. Pare soffrano quando il loro portatile e’ spento.

I beduini hanno imparato a digitare sulla tastiera da giovani, digitano velocissimi e quasi nessuno guarda i tasti, lo sguardo e’ fisso sul monitor. Si nutrono poco. Non bevono nulla di alcolico. Quando, per puro caso, sono in numero maggiore di uno e vogliono anche mangiare, mangiano in ristoranti vegani di sushi come il Cha-Ya. I beduini sono sempre magri.

Vivono da soli o quasi. Quando devono lavare i panni i beduini lo fanno al Brainwash dove, mentre fanno il bucato, possono collegarsi e continuare la loro vita 2.0.

Ogni tanto c’e’ qualche beduino che si organizza in piccoli gruppi e colonizza qualche abitazione, sostituendola ai caffe’. E’ nato cosi’ il movimento Coworking. Partendo da qui, e’ arrivato qui.

C’e’ chi dice che molti beduini siano milionari. Pare che intere societa’ non abbiano sede fissa, ma abbiano completato il processo di beduinizzazione, vivendo solo in rete e nei caffe’ di San Francisco.

Yepa Pranzo

Paolo e Pina di “Qui se magna” ritratti da giorgiop

Gli obiettivi trimestrali vengono fissati nel mese precedente all’inizio del trimestre. Poi, a meta’ periodo, viene fatta una riunione per verificare a che punto siamo e, verso la fine del trimestre, si stringono i denti per cercare di arrivare a concludere quanto preventivato. Le aree di competenza degli obiettivi sono tre: tecnica, amministrativa e commerciale/marketing. Poi c’e’ un’area “generale” dove confluiscono tutti quei punti che hanno a che fare con la vita della Yepa in generale ma con nessuna area in particolare. Dallo scorso trimestre quest’area e’ stata ridimensionata a causa della difficolta’ nel focalizzare bene alcuni obiettivi in capo a tutti ma a nessuno piu’ degli altri. Cosi’ in questo trimestre sono rimasti solo quattro punti. Uno e’ l’immancabile Yepa Pranzo.

Da qualche anno a questa parte il momento dello Yepa Pranzo e’ un momento fondamentale nella vita della Yepa. Pasquale, Carlo, Andrea, Luca, Giancarlo, Silvia, Patty e tanti altri amici della Yepa Alumni certamente ricordano i momenti del pranzo e del faticoso pomeriggio a seguire. Bevuta libera, battutacce volgari e magnata seria caratterizzano l’abbuffata. E tutti ricordano uno o due aneddoti di quelli indimenticabili.

Purtroppo dallo scoppio della bolla speculativa in poi, il caro “Edmondo” ci ha lasciato orfani della miglior hosteria “nuda e cruda” di Roma. Da allora e’ un continuo peregrinare alla ricerca della carbonara “perfetta”, che forse non esiste.

Oggi abbiamo continuato questa nostra ricerca infinita andando da “Qui se magna”. Tipica trattoria di Via del Pigneto nel quertiere Prenestino, che in quanto a cucina romana si difende bene.

L’ambiente e’ quello giusto. Familiare e rustico quanto serve. La cucina e’ quella casareccia: la carbonara, la trippa, il carciofo, la coda alla vaccinara. Alla fine un amaro “della casa” che ricorda il mitico Wunderbar. Insomma una di quelle “dritte” che ci si passa l’un l’altro nell’ambiente scaciato/studentesco/coatto di cui ci sentiamo orgoglisamente di far parte.

Questa la mappa e questa la foto dei due titolari, figli di Valeria (che c’e’ solo quando je va).

Alla fine ci siamo fatti fare una foto da un tavolo vicino dove si festeggiava una Laurea. Abbiamo lasciato una mail. Non appena arriva prometto di pubblicarla. Stay tuned.

Cena da Antonello Colonna

Antonello Colonna ritratto da Stefano Carofei

Ieri siamo stati a cena da Antonello Colonna a Labico. Ecco il menu.

Aperitivo:

  • salame locale
  • tortello di piccione in salsa di cipolla

Antipasti:

  • Testina di vitello panata e caponata di verdure
  • Stufato di verza, caciotta fresca e lardo rosa
  • Polpetta di baccalà mantecato e farina di ceci fritta

Primi:

  • Ravioli di pecorino e trippa alla romana
  • Tortelli di ceci, rosmarino e trippa di baccalà
  • spaghetti acqua e farina al sugo di Cetara

Secondi:

  • Lombo di coniglio in crosta di guanciale e fagioli cannellini
  • Guanciola di manzo brasata, porri fritti e purea di patate alle erbe

Dolci:

  • Carrello dei formaggi
  • cappuccino
  • Biscotto ghiacciato, crema di pistacchi e salsa saba
  • Cheese Cake di ricotta, gelatina di mandarino e sorbetto al finocchio
  • mini pasticceria
  • palline di gelato di liquirizia avvolte nel cioccolato
  • sorpresa da gustare a colazione la mattina dopo

Vini:

I nomi dei piatti in minuscolo li ho scritti io per cui possono essere non corretti, gli altri sono sicuramente giusti.

Come sempre la cena e’ stata perfetta. I sapori del territorio lavorati e ridisegnati da Antonello Colonna non si possono descrivere. Andate e provate. Ogni piatto meriterebbe un post a parte. Bravissimo anche ad Alessandro Pipero ed al resto dello staff.