La terra dei cachi

Repubblica delle banane

Quest’anno pare che io nostri valenti governanti abbiano reintrodotto l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei clienti e fornitori. La comunicazione esisteva fino al 1994, poi qualche anima pia aveva deciso di eliminarla.

Ci sono periodi di ottimismo in cui spero che le incombenze inutili vadano diminuendo, invece questi artisti della burocrazia riescono sempre a sorprendermi. Cosi’ oggi i dati relativi all’IVA possono essere trovati dallo Stato:

  • nelle comunicazioni periodiche (mensili o trimestrali) che gli ho inviato durante l’anno precedente,
  • nella comunicazione dei dati IVA che gli ho inviato entro il 20 gennaio,
  • nell’elenco dei clienti e fornitori che gli ho inviato entro il 29 aprile,
  • nella dichiarazione IVA o nel modello unico che gli ho inviato a fine ottobre.

Ovviamente l’IVA e’ sempre quella, ma vuoi mettere quanto e’ piu’ gustoso chiedere lo stesso dato 4 volte all’anno? In questo modo ogni volta si puo’ aggiungere qualche dettaglio in piu’ e costringere il contribuente a studiare un modulo diverso.

Torniamo alla scadenza di domenica prossima (Domenica? Forse ho letto male. No, il 29 aprile e’ proprio domenica), gira voce che la comunicazione vada fatta per via telematica. La cosa simpatica e’ che nessuno sa come si faccia. Ho trovato diversi forum di commercialisti che si domandano l’un l’altro dove trovare il software.

Allora sono andato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Nella sezione relativa al software non si trova nulla. Con la ricerca interna al sito non si trova nulla. Chiamare per telefono significa che si ha un giorno di ferie perche’ per ottenere la linea servono diverse ore.

In rete girano storie divertentissime. C’e’ chi dice che uno debba chiedere il permesso scritto a clienti e fornitori prima di comunicare i dati allo Stato. Allora qualcuno si e’ chiesto: “Se un mio cliente non mi da’ il permesso?”. E uno gli ha risposto: “Lo deve dare per forza”. Ma se lo deve dare per forza, perche’ glielo devo chiedere? Insomma una serie di giochi e giochini che si nutrono da soli. Tutti rigorosamente pensati da gente che non ha mai fatto nulla in vita propria.

Poi ho trovato una buffonata come questa dove in pratica si dice che il Garante della privacy (che evidentemente ha tanto tempo libero) si sta occupando di valutare il provvedimento. E guarda un po’, scopro che sopra c’e’ scritta un’altra scadenza, il 15 ottobre.

Quando qualcuno la prossima volta mi dira’ che lavoro fino a luglio per lo Stato, gli ricordero’ che non e’ vero. Con tutti i giorni che perdo per seguire questi astrusi giochini, lavoro almeno un’altra quindicina di giorni per loro. Secondo me io arrivo almeno ai primi di agosto. Giusto in tempo per andare in vacanza.

Ma chi sono questi loro di cui parlo? Si tratta di un ristretto gruppo di persone che vivono in un loro iperuranio, convinte che tutto gli sia dovuto e che con una legge qui ed una legge li’ si possa chiedere cio’ che si vuole a chi si vuole. Intanto se in Italia non si riesce piu’ a lavorare non e’ un loro problema, e’ un problema del Paese. La terra dei Cachi.

Photo Credit: Argento_Vivo

3 pensieri riguardo “La terra dei cachi”

  1. Luca sei un grande…..burocrazia, solo burocrazia ecco cos’è capace di fare l’attuale governo…nessun opera pubblica, nessuna legge solo inutile burocrazia e proposte di refeerendum…..
    sconcertanti…..ma poi scusa c’è vladimir luxuria che fa proposte di legge, no??

    Alla frutta ecco dove siamo…..

  2. beh quello prima ci ha lasciato buffi, opere pubbliche inutili e non coperte da fondi, la peggiore legge elettorale di sempre…. e cosi via…. non e questione di chi sta al governo. ma di ricambio generazionale dal mio punto di vista.

  3. Ok, ho fatto un po’ di confusione. I commenti di Ciccio prima e di Jara dopo mi fanno capire che il mio post sembrava schierato.

    In effetti quello che ho scritto non si riferiva ad una parte anzicche’ all’altra. Poi pero’ ho cercato una foto ed un titolo da dare al post. Allora ho trovato quella foto che cercavo di usare in un contesto diverso da quello in cui e’ stata scattata. La campagna sui “coglioni” e’ ancora troppo fresca per poter decontestualizzare lo scatto (due semplici cittadini che sono contenti di essere “coglioni” sono perfetti per tanti altri ragionamenti sugli italiani). La foto si e’ tirata dietro anche il titolo. Ora ho cambiato foto e titolo.

    In questo modo l’articolo e’ piu’ chiaro e focalizza, come dovrebbe, sull’inutile burocrazia che blocca l’Italia. Purtroppo da una parte e dall’altra ci si riempie la bocca di parole come “innovazione” e “semplificazione”, ma nessuno fa nulla.

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