La scelta del nome

Scegliere il nome non e’ stato per niente semplice.

Abbiamo iniziato con i nomi italiani. Abbiamo letto i libri dei nomi e tanti siti pieni di nomi. Abbiamo provato a immaginare e chiamare ad alta voce, uno per uno, i nomi che ci avete suggerito. Dopo un po’ di lavoro ne abbiamo selezionati cinque. A quel punto eravamo convinti di aver deciso, ma niente. Uno dopo l’altro sono caduti anche quelli. Buio pesto.

Il problema e’ che cercavamo un nome che contemporaneamente:

  • Ci piacesse
  • Fosse pronunciato decentemente da un americano: quindi niente dittonghi come “ao” o “au”. Paolo non lo sanno pronunciare.
  • Avesse uno spelling comprensibile (qui in America): se chiami un bimbo Stefano, lo costringi a fare lo spelling per tutta la vita.
  • Non fosse soggetto a diminutivi ed elisioni: non vedo perche’ chiamare qualcuno Checco, Mimmo o Nene’, se non si chiama cosi’.
  • Non sembrasse un nome spagnolo: se ti chiami Giulio, qui ti chiamano Hulio.

Dopo un po’ abbiamo capito che questi parametri non portavano a niente. Nel giro di poche ore, quando il bimbo aveva 2 giorni e stavamo ancora in ospedale, abbiamo deciso di cambiare completamente punto di vista e abbiamo deciso di prendere in considerazione i nomi americani. A quel punto abbiamo scartato tutti quelli che fossero traducibili in italiano, in modo da evitare che amici e parenti italiani lo chiamassero con un nome diverso dal suo, e abbiamo deciso per un nome bellissimo che piace molto sia a me che alla panzona.

Ma perche’ tutti questi dubbi? Soprattutto perche’ non abbiamo la minima idea di dove saremo tra dieci anni.

A questo punto vorrete sapere il nome. Semplicemente, la scelta e’ di non usare il nome sul blog, quindi qui sara’ lo Gnomo, almeno per qualche anno.

Lo Gnomo e’ tra noi

Siamo in tre. Lo Gnomo e’ nato al Lucile Packard children’s hospital di Stanford, alle ore 11:47 am (Pacific Time, naturalmente). Pesa 7 libbre e 2 once. Yuk.

Stiamo entrando

Ci siamo. Mi dicono che almeno due continenti aspettano con il fiato sospeso. Stiamo entrando.

Esci fuori, sei circondato.

Hanno posto un ultimatum al baby. O esce da solo, oppure il 17 mattina lo fanno uscire. Probabilmente tramite C-section. Del resto mercoledi’ e’ proprio quando scade il tempo e, ora come ora, non sembra avere proprio nessuna voglia di uscire; niente fitte ne’ altro. L’unica spia e’ che la panzona ha deciso di fare le pulizie di Pasqua, per cui sto cercando di scrivere con il rumore assordante del battitappeto. Ho letto che si chiama nesting e che, quando scatta, vuol dire che ci siamo.

Per quanto riguarda il nome, abbiamo tenuto conto delle decine di idee, e ci stiamo pensando, siamo quasi arrivati a deciderne uno, ma nel frattempo si e’ aggiunta un’altra variabile: qui si usa mettere il middle name, e ci hanno spiegato che e’ quasi obbligatorio. Non metterlo e’ un po’ da snob.

Tanto per cambiare, non abbiamo nessuna idea. Mi pare di capire che non comparira’ sui documenti italiani, ma solo su quelli americani, quindi forse potremmo mettere un middle name americano.

Ecco alcuni dei nomi che non avete proposto e che mi sarei aspettato di sentire da piu’ di qualcuno nell’area di Roma:

  • Sergio, come Benvenuti Sergio (rigorosamente in questo ordine) dei “Colossi della Musica”
  • Manuel come Manuel Fantoni (“Senti come posa bene”)
  • Nando come Nando Meliconi o, in subordine, Santi, come Santi Bilor.
  • Oscar come Oscar Pettinari

Fatemi sapere per il middle name.

Neonati: le 7 cose che le nostre madri non sapevano

Qualche giorno fa siamo stati ad un corso di “New Born Care”. Ci hanno messo davanti un bambolotto per fare le prove e ci hanno spiegato un sacco di cose: come cambiarlo, come tenerlo in braccio, come allattarlo, il sonno (nostro e suo), i pianti, il bagnetto. Ho scoperto che oggi si fanno cose molto diverse da quelle che facevano le nostre madri. Eccone alcune:

  1. Il talco fa male. E’ una polvere fine, che entra nei polmoni. Quindi non bisogna usarlo mai. Per quello che mi ricordo lo si usava di continuo.
  2. Esiste una presa per la mandibola. Chi lo sapeva?
  3. I bambini devono dormire solo a pancia all’aria. Non bisogna usare ne’ lenzuola, ne’ coperte. Il bimbo deve dormire in un sacco a pelo e non bisogna usare il cuscino.
  4. Non bisogna usare il microonde per sterilizzare oggetti, come biberon e ciucci. Non ho capito bene per quale motivo, visto che invece si puo’ usare il microonde per scaldare i cibi. Forse i biberon si squagliano?
  5. Per quanto riguarda il cordone ombelicale, non bisogna mettere nessuna sostanza (ne’ alcohol, ne’ soluzioni saline o altro). Bisogna soltanto aspettare che si secchi e cada.
  6. Un’altra cosa che non avevo mai visto, ma che qui fanno tutti, e’ di avvolgere il bimbo in un panno, facendo una specie di involtino. La pratica si chiama swaddling. Secondo quello che ci hanno detto, lo si usa tutti i giorni. Questo un po’ ci spaventa, perche’ non sono sicuro che la creatura gradisca il fatto di non poter muovere le braccia. La cosa non e’ proprio nuova, come dimostra il quadro che ho allegato (e altre testimonianze di diversi anni prima). Per ora abbiamo comprato i panni per lo swaddle. Poi vedremo se li sapremo utilizzare. E soprattutto cercheremo di capire se al bambino piacera’ o meno.
  7. Poi c’e’ l’argomento pannolini che e’ tutto un discorso a parte, ma su questo stiamo ancora studiando. Vi faro’ sapere a breve, anche se sembra che in questo caso le nostre nonne facessero la cosa giusta.

Quattro luglio, Alli Galli e car seat

Il quattro luglio è una festa per famiglie. Si fanno picnic e bbq all’aperto con tantissimi bambini.

Siamo andati ad un evento a Palo Alto: una gara a chi cucinava meglio il chili. C’era tantissima gente e, non ci crederete, c’era una grande pista da ballo dove una tizia con microfono insegnava a tutti come si balla l’Alli Galli. Volevo scendere in pista per far vedere che esistono intere popolazioni esperte (e non si tratta di Vatussi), ma la panzona mi ha trattenuto.

Poi in serata siamo andati a vedere i fuochi sull’acqua al porto di Redwood City.

Per quanto riguarda la nascita, ci hanno detto che il baby è quasi in arrivo. Mercoledi’ decideranno se indurre il parto. Se invece accade naturalmente, non abbiamo nessuna idea di quanta fretta potremo avere, quindi abbiamo preparato una borsa con tutto il necessario davanti alla porta.

La panzona fa lunghe passeggiate, che sembra facciano bene sia a lei che al piccolo, ed ha visite quasi tutti i giorni.

Oggi abbiamo anche montato il Car Seat, che sembra essere la cosa piu’ importante di tutte. Di per se’ montarlo e’ una cavolata, ma ci sono due libretti di istruzioni: quello della macchina che e’ scritto per tutti i possibili seggiolini e quello del seggiolino scritto per tutte le possibili macchine. Il risultato e’ che non ci si capisce nulla e una cosa banale sembra diventare complicatissima. C’e’ anche un corso apposito per montare il car seat, e consigliano di farlo almeno un mese prima della nascita.

Quale nome?

Ci hanno detto che si puo’ scegliere il nome del bimbo fino a 30 giorni dopo la nascita. Ciononostante non ci dispiacerebbe avere un nome con il quale chiamarlo fin dal giorno uno. Oltretutto, se decidiamo il nome mentre siamo ancora in ospedale, fanno loro tutte le scartoffie necessarie. Le idee sono tante, ma nessuna prevale sulle altre.

Quindi eccomi a chiedere la vostra opinione. Non vi dico verso quali nomi siamo orientati, per non influenzarvi. Come al solito potete rispondere su ciascuno dei millemila social networks o via mail.

Per facilitarvi, allego l’ultima foto, scattata qualche giorno fa.

California

Abbiamo fatto tutto di corsa. Fino all’ultimo abbiamo atteso notizie dall’ambasciata Americana, poi ci hanno detto che il visto che avevamo andava benissimo e siamo partiti. Considerato che eravamo alla trentesima settimana, c’era un po’ di preoccupazione, invece il viaggio e’ stato molto meno pesante del previsto.

Ci siamo stabiliti a Menlo Park. Abbiamo trovato casa in un attimo: la prima che abbiamo visto ci andava benissimo, ma come si fa a prendere la prima? Cosi’ abbiamo cercato ancora per un paio di giorni, giusto per confermare l’impressione che la prima fosse quella giusta. Non abbiamo il camino, come in Italia, ma abbiamo la piscina. Non so proprio quando avremo modo di fare un bagno, ma almeno e’ bella da vedere.

Abbiamo anche comprato una macchina. Avrei preferito muovermi solamente con la bici, come le altre volte che sono stato da queste parti. Questa volta pero’ non si poteva, e non si poteva neanche avere una macchina a due posti, come in Italia. Insomma, sono stato costretto a prendere una di quelle scatole di latta che hanno un po’ tutti. Cosi’ mi trovero’ a confermare questa storia un po’ stucchevole, che quando arriva un bimbo si deve vendere la spider. Ora la spider e’ a Roma: se qualcuno la vuole comprare a due lire, si faccia avanti.

Comunque, tornando a noi, abbiamo preso contatti con l’ospedale, dovrebbe essere il Lucile Packard Children’s Hospital di Stanford. Abbiamo preso contatto anche con la care provider, che la prossima settimana dovrebbe visitare la panzona.

Quindi, keep in touch e a presto.

Margaret Thatcher

Una delle grandi discussioni del nostro tempo riguarda quanto del vostro denaro debba essere speso dallo Stato e quando voi dobbiate invece mantenere e spendere per la vostra famiglia.

Non dimentichiamoci mai questa verità fondamentale: lo Stato non ha altre fonti di denaro se non nel denaro che la gente ha guadagnato per sé.

Se lo Stato intende spendere di più lo può fare soltanto prendendo in prestito i vostri risparmi o tassandovi di più.

Non è un buon ragionamento ritenere che sarà qualcun altro a pagare: quel qualcun altro siete voi. Il denaro pubblico non esiste, esiste soltanto il denaro del contribuente.

La prosperità non giungerà attraverso l’invenzione di programmi di spesa pubblica più numerosi e sostanziosi. Non diventerete più ricchi ordinando un altro libretto d’assegni alla banca.

Nessuna nazione è mai diventata più ricca tassando i suoi cittadini oltre la loro possibilità. Abbiamo il dovere di assicurarci che ogni singolo penny che raccogliamo con le tasse sia speso bene e saggiamente, perché è il nostro partito che oggi si è dedicato a far bene le faccende domestiche.

Scommetterei tranquillamente che se Mr. Gladstone fosse vivo oggi, farebbe domanda per entrare nel Partito Conservatore.

Proteggere il portafogli del contribuente, proteggere i servizi pubblici: questi i nostri due grandi obiettivi e le loro richieste vanno conciliate.

Come sarebbe bello, come sarebbe popolare, poter dire: “Spendiamo di più qui, espandiamo ancora di là”. Ovviamente ognuno ha le sue cause preferite, io so di averne. Ma poi qualcuno deve far tornare i conti. Ogni azienda deve farlo, ogni casalinga deve farlo, ogni governo deve farlo, e questo governo lo farà.

Troppo Masterchef

Come tutti sanno quando una ha il pancione, inizia ad avere le voglie strane: tipo ananas alle tre di notte. E, come in tutte le storielle sulla gravidanza, il compagno si deve fiondare a cercare un alimentari alle tre di notte. Non nel caso mio.

Dovete sapere che la proprietaria del pancione è entrata in fissa con Masterchef. Ma fissa fissa, di quelle che, oltre alla trasmissione principale, si vedevano il “magazine” del pomeriggio. Per qualche motivo, forse perché la TV si vede ma non si mangia, le voglie della proprietaria del pancione si sono focalizzate sulla parte estetica dei piatti.

Ieri faccio delle alici alla pizzaiola, a dir poco fantastiche, e mi fa: “Wow, le alici alla pizzaiola sono buonissime, ma l’impiattamento è trascurato.

E il giorno prima con una pasta integrale al pan grattato: “La pasta è buona, ma guardala, sembra un mappazzone.” (detto con il tono di Chef Barbieri)

Oggi proveró l’uovo a doppia cottura di Spyros. Vi faró sapere se tira fuori l’epico “Ma vuoi che muoro?