Sette cose che ci dice la notte elettorale americana

Marijuana libera in California

Cosa e’ successo questa notte in America? Ecco sette punti.

1. I sondaggi vengono spesso usati per fare propaganda

Dopo la batosta della Brexit, i sondaggisti non sono cambiati. I sondaggi sono, e restano, uno dei primi strumenti di propaganda. A perdere il posto saranno in pochi, e la gran parte sono pronti a vendersi al prossimo potente di turno. In Italia lo sappiamo bene ed, anche su questo, siamo stati dei precursori: con una delle nostre famose norme illiberali, ma “tra le piu’ avanzate del mondo”, vietiamo di diffondere i sondaggi elettorali nell’ultimo mese e ai politici di parlare l’ultimo giorno. Cosi’, passando dalla politica alle corse dei cavalli, ci sentiamo in una botte di ferro.

2. Fortuna che ci sono i giornalisti

Esattamente come con la Brexit, i giornalisti hanno capito poco di quello che stava succedendo. Quelli italiani, se possibile, hanno capito ancora meno. Il loro lavoro, del resto, non e’ di capire le cose prima che succedano, ma di raccontarle dopo. Probabilmente, se capissero qualcosa del mondo che li circonda, investirebbero in borsa, o farebbero i consulenti. Non lo dico con sarcasmo, ma con molto rispetto verso chi sa raccontare le cose meglio di me. Quando postate sui social network la classica citazione del giornalista che, con sicumera, vi dice come deve girare il mondo, pensateci due volte. I vari Zucconi, Gramellini, Serra e compagnia cantante, vivono in mondi autoreferenziali, citandosi tra di loro, e non escono mai dalle loro redazioni. In queste elezioni hanno scelto di guardare piu’ ai salotti di New York che ad Alabama ed Arizona. Probabilmente, senza i finanziamenti all’editoria, la maggior parte di loro dovrebbe scegliere tra fare bene il proprio lavoro, oppure friggere patatine al soldo di qualche “odiata multinazionale”.

3. La marijuana diventa sempre piu’ libera

In California, Massachusetts e Nevada e’ stato liberalizzato l’uso della marijuana per uso ricreazionale, portando dal 5% al 20% la percentuale di americani che si possono fare un “cannone” senza conseguenze penali. In California la marijuana era gia’, di fatto, libera, perche’ era acquistabile per scopi terapeutici, e in giro era possibile trovare dei chioschi che ti facevano il certificato medico seduta stante. Basta andare a San Francisco per sentire odore di spinello ovunque. Passo dopo passo qualcuno iniziera’ a capire che non ha alcun senso continuare a inventare reati senza vittime. Si pensi che l’86% dei detenuti nelle prigioni federali sono stati condannati per reati senza vittime, e che il numero di detenuti in USA e’, in termini percentuali sulla popolazione, dieci volte superiore a quello di altri paesi OCSE, come Germania, Francia, Svizzera, Italia. Ricordo quando, in Italia, a parlare di anti-proibizionismo erano solo i radicali. Ora sara’ diverso, e, come molte altre battaglie di liberta’, il mondo non potra’ che adeguarsi a quello che fanno gli americani.

4. L’arma segreta (che tanto segreta non era)

Se si fosse votato tra un altro mese, Trump avrebbe vinto con un margine ancora maggiore. Questo perche’ in questo periodo stanno arrivando a casa di tutti gli americani, delle lettere che hanno molto piu’ successo di qualunque propaganda elettorale: le lettere di rinnovo delle assicurazioni sanitarie. Gli aumenti medi sono del 24%, e seguono un aumento analogo avvenuto l’anno scorso. La causa e’ la costosissima riforma sanitaria di Obama, che Hillary Clinton aveva annunciato di voler rinforzare ed estendere.

5. Ha vinto Davide

So che a molti non piace, ma Golia Clinton aveva ricevuto, per la campagna elettorale, 1.3 miliardi di dollari, mentre Davide Trump solo 795 milioni. Nonostante l’efficace storytelling sul potente miliardario, Trump era il candidato piu’ debole. Inoltre aveva contro gran parte del proprio stesso partito. L’unico veramente lungimirante e’ stato il solito Peter Thiel (Paypal, Facebook, Palantir).

6. Risultato storico per i libertari

Mentre la maggior parte degli italiani non sa neanche cosa sia il movimento libertario, il Libertarian Party americano raggiunge il massimo di voti mai avuti: 4 milioni. Sono tanti, ma probabilmente sarebbero stati di piu’, se il candidato fosse stato un personaggio iconico e famoso come John McAfee. Se poi si considera che la fine della guerra alla droga e’ uno degli obiettivi libertari, si capisce come il risultato abbia una portata storica.

7. Thank you, famous actors

Durante la campagna elettorale era uscito questo video di attori di Hollywood che dicevano agli americani di andare a votare per Hillary Clinton. Molti hanno subito notato che la mobilitazione di attori per Obama era stata molto piu’ importante, ma la risposta piu’ efficace e’ contenuta in questo video organizzato dalla campagna di Trump, in cui normali persone ringraziano gli attori famosi per il suggerimento, ma rivendicano di saper gestire la propria vita da soli, senza dover sempre ascoltare i preziosi consigli dei personaggi famosi. Chissa’ che qualcuno, grazie a questo sorprendente risultato di Donald Trump, non inizi a capire che un attore, un cantante, un calciatore, a volte fanno bene il proprio mestiere, ma spesso di politica non capiscono un’acca.

Lettera a Mauro Battocchi, Console “Generale” di San Francisco

Ok, la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata, era il 3 maggio 2016)

Gentile signor Mauro Battocchi, console “generale” italiano a San Francisco,

sono a scrivere per ringraziarla dell’esperienza vissuta oggi al consolato di San Francisco. Infatti ritengo che il consolato, cosi’ come gran parte delle nostre utilissime sedi diplomatiche sparse per il mondo, rappresenti l’immagine dell’Italia all’estero. Il consolato riesce a dare un’idea chiara al visitatore di come funzionino le cose in Italia.

Le riassumo la nostra esperienza.

Dobbiamo fare una pratica relativa alla nascita della Gnoma. Questo purtroppo ci deve mettere in contatto con il consolato. Cosa che ovviamente preferiremmo non fare, visto che significa perdere una mezza giornata per venire a San Francisco. Ma pare che serva l’intervento di una specie di notaio.

Dopo qualche settimana di botta e risposta via email, riusciamo a trovare un buco libero nella fittissima agenda di un certo Aldo Mura.

Pare infatti che lui sia una specie di notaio (non oso pensare quanto costi avere un preparatissimo, costosissimo notaio in una sede come San Francisco, ma sono certo che possa essere piu’ che utile agli italiani all’estero che, pur potendo notarizzare un documento a 10 dollari ad ogni angolo di strada, vorranno usufruire degli esclusivi servigi di un italianissimo notaio).

Sembra che il Mura, e, da quello che ho capito, tutto il consolato, lavorino solo tre ore ogni mattina. E probabilmente qualcuno di loro, anche a giorni alterni. Questo mi sembra piu’ che dignitoso. Infatti permette al cittadino estero, che dovesse venire in contatto con il consolato, di capire bene quali siano i ritmi di lavoro italiani. Probabilmente in questo modo si inducono i migliori cervelli della Silicon Valley a trasferirsi in Italia, per toccare con mano la nota settimana lavorativa di 15 ore.

Comunque, oggi andiamo a San Francisco con lo Gnomo e la Gnappa (che credo debba essere presente innanzi al signor notaro). Arriviamo davanti ad un citofono (“Ok, ma non doveva essere aperto a quest’ora?”, “Non so, fammi citofonare, c’e’ scritto di citofonare…”). Entriamo in una stanza con una mezza dozzina di persone, una parete coperta di specchi, ed un’altra con tre impiegati dietro ad un vetro.

Credo che gli impiegati debbano stare dietro al vetro, per evitare che qualcuno li mandi a quel paese con troppa veemenza. Non riesco proprio ad immaginare per quale altro motivo sia necessario proteggere gli impiegati di un ufficio pubblico. Considerate che siamo negli Stati Uniti, e che qui, anche quando si va in banca, si parla con il cassiere senza nessun vetro, e senza depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera.

La voce degli impiegati dell’acquario viene amplificata, e chiunque nella stanza puo’ sentire tutti i problemi dei primi della fila. (Cara signora che era prima in fila quando siamo arrivati, se mi legge, mi dispiace per il decesso in famiglia, forse non era una cosa che voleva far sapere a tutte le persone della stanza, ma cosi’ vanno le cose nella patria della “piu’ avanzata legge sulla privacy”.)

Per quanto riguarda la parete di specchi, credo che l’idea sia di scimmiottare qualche serie televisiva. Di quelle con gli interrogatori dell’FBI. Pero’, ovvimante, qui la parete e’ finta. Nel senso che e’ una normalissima parete, coperta da normalissimi specchi. Infatti, al centro dello specchio, si apre una porta che viene usata per accedere agli uffici, in modo tale che chiunque, ogni volta che si apre la porta, possa rendersi conto della presa in giro.

Quindi noi siamo in questa stanza, davanti allo specchio, con gli impiegati che si occupano di alcuni visitatori, ma non di noi, perche’ abbiamo il fantomatico appuntamento. Nella stanza ci sono due sedie da ufficio. Di quelle con le ruote e i braccioli. Non c’e’ nientaltro. Ovviamente, dopo dieci minuti, lo Gnomo inizia a giocare con una delle sedie. Ci si siede sopra, le spinge, mi chiede di farlo girare e di spingerlo. Il tempo passa, e nella stanza non c’e’ null’altro, quindi mi metto io sulla sedia e dico allo Gnomo che se vuole mi puo’ spingere. Insomma, cerco di passare il tempo con lui.

Ad un certo punto, dalla porta nel finto specchio, si materializza un solerte funzionario e mi dice testuale: “Abbia pazienza, ma … NO!”. Proprio cosi’, con il NO imperativo. E senza aggiungere altro. Ha il tono di quello che dice una cosa ovvia, come se, ovviamente, non ci si possa sedere sulle sedie. Allora gli chiedo: “scusi, NO cosa?”. E lui mi dice: “il bambino non si puo’ sedere sulle sedie. Sa, se si fa male, io poi sono responsabile.”

Ecco signor console, di questo anche la ringrazio. Il funzionario riesce a rendere cosi’ bene la situazione di come si vive in Italia. Nel giro di due frasi riesce a proiettare la realta’ del belpaese come nessuno saprebbe fare. Questo atteggiamento lo conosco bene: e’ il micro-potere del burocratino, che dice di essere responsabile di qualcosa, quando sa benissimo che nulla e nessuno lo allontaneranno mai dal suo posto fisso, ottenuto tramite la conoscenza di chissacchi’. Ed e’ insuperabile la supponenza con cui si rivolge ad una persona sconosciuta. Tutto questo non si puo’ copiare, nessuno mai riuscirebbe a descriverlo cosi’ bene. Bisogna averlo nel DNA.

Ho cercato di ribattere. Ho chiesto: “perche’ mai il bambino non dovrebbe sedersi sulla sedia?” E lui mi dice: “perche’ e’ pericoloso”. Allora gli chiedo: “Mi vuole forse dire che queste sedie sono pericolose?”. Insomma, cercavo di arrivare da qualche parte, ma come tutti sanno, mai discutere con un imbecille e via dicendo. Cosi’ cerchiamo di convincere lo Gnomo a non giocare con le sedie.

A questo punto citofona, ed entra nella stanza, una procace signorina. Al che’ la porta, nella finta parete di specchio, si apre come di incanto, e lo stesso solerte funzionario accoglie la procace signorina con sorrisi e frasi gentili. Arriva un’altra signorina. Stesso atteggiamento. Poi arriva un tizio con una valigia. Ancora la porta si apre d’incanto ed il solerte funzionario dice: “Ma dai, sei qui… Ma entra. Non e’ che la valigia ti pesa? Vieni.”

Nel frattempo la Gnappa decide di esercitare le sue legittime funzioni fisiologiche. Allora ci rendiamo conto che c’e’ anche la porta di un bagno. Non speriamo nulla, non immaginiamo nulla, ma proviamo: e’ un bugigattolo. Che ci fosse il fasciatoio, che c’e’ in qualunque privatissimo, cattivissimo e multinazionalissimo Mc Donald’s, non osavamo sperarlo, ma certo non immaginavamo una specie di sgabuzzino simile. Quindi la Gnappa viene cambiata sul passeggino, in mezzo a tutti.

Il tempo passa. Nella stanza c’e’ un libro. E’ una specie di Guestbook. Le pagine sono stranamente timbrate e numerate. Forse qualcuno eliminava i commenti negativi e lasciava i positivi. Non lo voglio sapere. Prima di andare via, scrivo sul guestbook quello che vedete nell’immagine qui sopra.

Dopo aver aspettato inutilmente un’ora dall’orario del nostro appuntamento, andiamo via.

Arrivo a casa e mi arriva una email del Signor Mura. Si’, proprio lo stesso con il quale avevamo appuntamento. Con la supponenza da burocrate (parassita), pagato con le tasse della collettivita’ per non fare pressocche’ nulla, in un posto dal quale non verra’ rimosso mai, mi scrive: “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento”.

Devo dire che mi fa un po’ pena. Probabilmente non ha idea di come funzioni l’ufficio dove lavora. Probabilmente nessuno lo ha informato che noi fossimo li’. Forse lui stesso non ha chiesto a nessuno se noi eravamo li’. Forse le procaci signorine ci passavano avanti, o forse andavano da altri, o chissa’ cosa. Non mi interessa molto. Da parte nostra, ci siamo qualificati con nome e cognome ben due volte agli operatori dietro al vetro, i quali sapevano che avevamo un appuntamento, e con chi.

Ecco, signor Console, mi sento di ringraziarla per tutto questo. Nessuno saprebbe proiettare, nel giro di un’ora, un’immagine cosi’ nitida di come funzionano le cose in Italia. Lei e la sua brillante squadra riuscite a condensare benissimo l’idea di un allegro e farlocco fancazzismo, strapagato dalle tasse di tutti.

La prego, lasci stare tutto cosi’, almeno fino al fallimento prossimo venturo, ed alla fine dei soldi degli italiani che permettono di tenere in piedi un teatrino simile.

Cordialmente

Luca Venturini

Photo: la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata: era il 3 maggio 2016)

Benvenuta Gnappa

Benvenuta alla Gnappa

La Gnappa e’ nata alle ore 11:13 am, al Lucile Packard children’s hospital di Stanford. Pesa 6 libbre e 9 once. Madre e figlia stanno bene. Piange pochissimo (non ha pianto neanche appena nata). Lo Gnomo non e’ interessato al trenino e preferisce giocare con la sorella, ma non riesce a capire perche’ noi la possiamo prendere in braccio e lui no. Sara’ dura.

Totonome e briefing

Molti mi hanno chiesto quando inizia il totonome. Devo dire che, come al solito, noi siamo nel buio pesto. I vincoli sono tanti: ci piacerebbe che fosse un nome corto, non soggetto a diminutivi. Ci piacerebbe che non venisse storpiato dagli Americani, e se fosse possibile, ci piacerebbe anche un nome facile da capire. Qui, ogni volta che devi dare il tuo nome a qualcuno, ti chiedono di fare lo spelling, salvo pochi nomi, veramente facili da capire. Ecco, ci piacerebbe uno di questi. L’ultimo vincolo? Ci piacerebbe che non avesse un santo. Cosi’ niente onomastico.

Oggi abbiamo fatto il briefing all’ospedale. Domani il plan prevede di portare lo Gnomo a giocare da amici, poi andare in ospedale. Poi, per cinque giorni circa, la Panzona restera’ in ospedale e lo Gnomo si muovera’ con me sul seggiolino posteriore della bici. Il plan e’ molto piu’ dettagliato, e prevede, ad esempio, che la sorella porti un regalino allo Gnomo. Visto che all’inizio non sara’ facile spiegargli che e’ stata la sorella a portarlo, allora abbiamo pensato ad un trenino con le rotaie. Ogni giorno la sorella gli portera’ nuovi binari e nuovi vagoni. Fino a che la sorella non arrivera’ a casa. A quel punto credo che lo Gnomo iniziera’ a capire che la festa e’ durata due anni, ed e’ finita: da ora in poi avra’ piu’ o meno la meta’ delle attenzioni. Secondo molti invece il momento in cui capira’ veramente, sara’ quando la sorella iniziera’ a gattonare. Vedremo.

Panzona 2.0

Ecografica della Gnappetta

La Panzona e’ di nuovo Panzona. Sembra che, dopo un cesareo, non sia consigliabile fare un parto naturale, cosi’ abbiamo un appuntamento una settimana prima della quarantesima: il giorno 8 di Luglio. Abbiamo provato a spiegare allo Gnomo che dentro la pancia c’e’ qualcuno, ma lui non sembra molto convinto. Poi ha sempre tante cose da fare, e quando finalmente tocca la pancia della madre, allora e’ proprio quando la sorella dorme, o comunque non ne vuole sapere di tirare calci.

Proprio come successe due anni fa, la Panzona apre cassetti, fa bucati, muove cose, decide cosa bisogna mettere dove, e via dicendo. Dicono che sia una caratteristica delle ultime settimane. Io non metto bocca, ma ogni giorno devo cercare cosa mettermi in un cassetto diverso.

Di mio, ho aggiunto un po’ di complicazione al periodo, perche’ ho perso la patente italiana. Ed ho scoperto che presso i consolati non e’ possibile fare ne’ duplicati ne’ alcun tipo di permesso. Quindi occhio, perche’ se perdete la patente all’estero, non potete piu’ guidare. Se mai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto una conferma del fatto che consolati, e sedi diplomatiche varie, non servono a nulla, se non a mangiare soldi pubblici. Comunque sono andato alla DMV e nel giro di poche ore ho ottenuto il foglio rosa, che qui non e’ rosa ma azzurro, e si chiama Permit. Almeno ora posso guidare, anche se deve sempre esserci la Panzona accanto. Altrimenti mi muovo in bicicletta, portando lo Gnomo sul seggiolino.

Cambio casa

Dopo lungo cercare, abbiamo cambiato casa. Abbiamo scelto di restare a Menlo Park, ma ora abbiamo un bel backyard come ogni casetta americana che si rispetti. Lo Gnomo gira liberamente e sembra apprezzare. Sicuramente apprezzerebbe di piu’ se ci fosse anche la piscina, ma non e’ ancora il caso. Ha iniziato a fare lezioni di nuoto da qualche mese con la madre, ma quando sono cosi’ piccoli non gli insegnano veramente a nuotare.

Il trasloco e’ durato poco. In fondo non abbiamo ancora molte cose qui, e con qualche viaggio avanti e indietro ce la siamo cavata. Ci avremmo messo la meta’ del tempo se non ci fosse stato uno che ci aiutava. E che si divertiva a levare dalle scatole tutto quello che ci mettevamo.

Ora c’e’ qualche incombenza in piu’. Tipo che bisogna mettere i cassonetti sul ciglio della strada in un certo preciso giorno della settimana, e se ci si dimentica, si deve aspettare la settimana successiva. La sera innaffiamo, cercando di capire a che ora va fatto per risparmiare piu’ acqua possibile, perche’ qui in California c’e’ una siccita’ che non si ricordava da anni. Forse non e’ mai stato cosi’ secco. Le riserve di acqua sono ai minimi e la polizia ha messo un cartello luminoso all’ingresso di downtown dicendo di risparmiare acqua. Anche sulle autostrade ci sono cartelli luminosi che chiedono di risparmiare acqua.

A luglio saremo in Italia dove le nonne si stanno gia’ preparando a festeggiare il primo compleanno dello Gnomo.

Una sentenza assurda

Giudice Oscar Magi

Il mondo si chiede se il giudice Oscar Magi sia semplicemente ignorante o proprio idiota. Ecco alcuni stralci.

Hillary Clinton (Segretario di Stato USA): “Internet libero e’ un diritto umano inalienabile che va tutelato nelle societa’ libere”.

David Thorne (Ambasciatore USA a Roma): “non siamo d’accordo sul fatto che la responsabilita’ preventiva dei contenuti  caricati dagli utenti ricada sugli Internet service provider“.

Google: “Questa sentenza attacca i principi di liberta’ sui quali e’ costruito Internet”. “Se siti come blogger, youtube ed ogni social network venissero considerati responsabili per i contenuti inseriti dagli utenti, allora il web come lo conosciamo cessera’ di esistere e molti dei vantaggi economici, sociali, politici e tecnologici che ha portato potrebbero sparire.”

Tech Crunch: “Qualcuno puo’ spiegare a questo giudice italiano cosa sia Google Video?”. “Perche’ nessuno ha spiegato a questo giudice idiota che il video non e’ stato messo dai dirigenti di Google?”

Beppe Grillo: “Se si scrive un insulto su un muro condanniamo il proprietario dello stabile?” e “Se minaccio qualcuno al telefono condanniamo la compagnia telefonica?”

Tech Dirt: “E’ semplicemente ridicolo“. “E’ difficile sentire queste cose e non pensare che il sistema legale italiano sia una barzelletta.”

New York Times: “L’Italia ha uno dei piu’ bassi tassi di utilizzo di Internet in Europa e gli esperti avvisano che questa sentenza puo’ erodere ulteriormente questa posizione.”

Mashable: “Condannare i dirigenti Google e’ quantomeno bizarro e mostra una completa ignoranza di come funziona Internet ed i servizi di condivisione dei diversi social network. Se non venisse ribaltata in appello, questa decisione potrebbe avere conseguenze a lungo termine su tutti i servizi di condivisione di contenuti su Internet. “

Google Street View

Ladro o padrone di casa senza chiavi?

Mentre a Seattle si divertono con un grosso iPhone a forma di tavolino, Google tira fuori l’ennesima trovata, semplicissima ma geniale: inserire in Google Map le citta’ ad altezza d’uomo. Cosi’ e’ nato Google Street View. Per ora sono presenti le citta’ di New York, San Francisco, Miami e Las Vegas.

E mentre tutto il mondo parla di privacy e’ possibile vedere questo tizio che entra in un Adult Book Store, queste due che prendono il sole in un prato di Stanford e questo ladro in Van Ness (o forse e’ il proprietario di casa che ha dimenticato le chiavi?). Per non parlare di questi jeans a vita molto molto bassa che possono essere trovati seguendo le indicazioni di questo video.

Le foto sono state fatte girando per le citta’ con un’automobile con un apposito strumento montato sopra il tetto. In realta’ in alcune foto e’ possibile vedere anche un camioncino di Google specchiato nelle vetrine. Le foto sono in alta risoluzione per cui e’ possibile zoomare fino a riconoscere targhe e persone. Purtroppo non ho trovato la data in cui sono state scattate, altrimenti avrei potuto cercarmi in bicicletta per le strade di San Francisco.

C’e’ di tutto: da un eccesso di velocita’ superato all’altro. Da uno che prende una multa ad un altro che si improvvisa meccanico.

E mentre tutta l’America si scandalizza per quanto e’ alto il prezzo della benzina in California (si tratta di dollari al gallone), gli amanti della fantascienza possono trovare un semplice robot o addirittura ET con una spada laser.

E’ possibile scovare errori di ortografia, un operaio che ci rileva, un matrimonio, Borat che sorride da dietro una finestra, un guidatore di ambulanza in pausa pranzo ed una ragazza che si allaccia le scarpe con due brutti ceffi che la guardano.

Houston

Houston Highways

Se e’ vero che San Francisco e’ una citta’ a misura di biciletta, Houston, con le sue enormi autostrade che ogni tanto si incrociano su 4 o 5 livelli, e’ a misura di automobile.

Qui siamo in Texas e tutto e’ gigantesco. Anche i negozi sono capannoni immensi senza finestre: tanti IKEA che vendono di tutto. Ed e’ la patria del Presidente: ci sono il “George Bush airport“, la “George Bush library“, il “George Bush museum“.

Ho affittato una macchina all’aeroporto (non esistono altri mezzi). Chiedendo la piu’ piccola mi hanno dato questa. Se ne chiedi una grande probabilmente ti danno un autoarticolato.

In due giorni a Houston non sono riuscito a trovare un pedone. Credo che la gente esca di casa con la macchina ed entri direttamente in ufficio, o nei grandi magazzini. Ho provato anche a cercare in periferia: ho preso un’autostrada e sono uscito dopo un po’, ma neanche li’ ho trovato nessuno. Non ho ancora capito dove siano. Se ci fossero i marziani a Houston e guidassero le macchine, io non me ne sarei accorto. Le biciclette poi non sanno proprio cosa siano.

Poi sono andato a vedere l’unica vera attrazione di Houston e dintorni: il NASA’s Johnson Space Center. Se venite a Houston (e non vedo proprio perche’ dovreste venirci) andate una giornata a vederlo perche’ e’ molto interessante. E’ una specie di parco tematico sulla scoperta dello spazio. E’ possibile entrare nello Space Shuttle e nella stazione spaziale internazionale orbitante. Si puo’ fare un giro della base, vedere gli astronauti che si allenano e vedere la mitica sala controllo delle missioni ripresa in tanti film. Ho scattato qualche foto.

Photo credit: Aloofdork