Francesco Totti

Dell’addio al calcio di Francesco Totti si e’ gia’ detto tutto. Perche’ allora penso di dover dire la mia? Perche’, secondo me, la maggior parte di quelli che ne parlano non hanno capito cosa stia succedendo. Secondo voi perche’ domenica scorsa un’intera citta’, e forse mezza Italia, era in lacrime?

Perche’ non stavano dicendo addio al calciatore Francesco Totti, ma ad uno sport che non c’e’ piu’.

Ricordo quando ci si riuniva a casa di qualcuno, a vedere le partite chiave di una squadra, o della nazionale. Per una volta, non si passava il pomeriggio a giocare a pallone, ma lo si vedeva giocare, da altri, in TV. Oggi non ci si crede, ma il mondo andava proprio in questo modo: cento pomeriggi giocavi tu, e uno solo guardavi la partita in TV. Oggi credo che il rapporto sia esattamente opposto. Comunque, si comprava la pizza al taglio e la Coca Cola e si vedeva Roma-Dundee United, o Italia-Brasile.

Che differenza c’e’ da allora ad oggi? Che quei giocatori ti sembrava di conoscerli di persona. Erano gli stessi tipi con i quali eri cresciuto. Quando tornavano a casa, giocavano a scopone con il Presidente della Repubblica. E spesso passavano tutta la carriera con la stessa squadra.

Poi e’ arrivato quello che doveva arrivare per forza: il calcio in TV a tutte le ore del giorno e della notte. Giocato da ultra-professionisti che cambiano maglia con lo stesso ritmo con cui si cambiano le lenzuola. Non c’e’ piu’ alcuna differenza tra lo sport della Playstation e quello della TV: ti puoi fare le squadre come a Football Manager, mettendoci un po’ quello che ti pare. Ti senti come gli Americani, che noi non capiremo mai, che si appassionano all’All Star Game. Ma come si fa a pensare una cosa simile? Che roba e’? Uno sport di squadra esiste perche’ c’e’ una squadra.

Come spettatore, voglio sapere che Francesco Totti e’ li’, da quella parte del campo, e ci sara’ sempre. E che dall’altra parte ci sara’ sempre lo stesso Paolo Maldini o Alessandro del Piero. In fondo lo spettatore, per appassionarsi, ha bisogno di punti di riferimento. Sean Connery era 007. E non mi puoi dire di punto in bianco che qualche sceneggiatore pazzo lo ha fatto assumere dalla Spectre.

L’addio al calcio di Totti segna la fine di un certo calcio. Quello in cui il giocatore aveva un senso per i suoi tifosi, perche’ era nato in una citta’ e perche’ lui stesso era tifoso di quella squadra da quando era ragazzino, ancora prima che giocatore. Con Totti smette di giocare l’ultimo grande giocatore di quel calcio che non c’e’ piu’.

Molti, me compreso, non guarderanno piu’ una partita di calcio nello stesso modo. Ora ci sono solo undici professionisti pagati, contro undici professionisti pagati, guidati da un arbitro, pagato anche lui. E la tristezza che sale e’ quella di quando ti rendi conto che anche il campetto dove giocavi da bambino non c’e’ piu’. Perche’ ora si va a giocare sull’erba sintetica, pagando il campo e finendo dopo un’ora precisa. Mentre noi giocavamo nella polvere, per ore, facendo le porte con gli zaini e senza stancarci mai. E purtroppo non e’ capitato, solo per via di qualche anno di differenza, ma Francesco Totti e’ l’ultimo che poteva essere li’ a giocare con noi, e a non stancarsi mai.

Roland Ratzenberger

Un guest post sugli eventi di venti anni fa.

…l’uomo ed il campione

(N. B. : liberamente tratto dai miei ricordi – Gabriele)

30.04.1994, ore 7.00 – Camper della Simtek

Quando suonò la sveglia Roland aprì gli occhi e la spense. Il van della scuderia era ancora avvolto dalla penombra, per fortuna lo avevano posteggiato in una zona ombreggiata, e sarebbe rimasto fresco ancora per qualche ora.

Mentre si stirava i muscoli per alzarsi dal letto, gli occhi andarono alla tuta ancora stropicciata dalle prove del venerdì appesa fuori dall’armadio.

La tuta era lì, bianca come il latte e coperta da sporadici piccoli sponsor, gli stessi che con immenso sudore e fatica era riuscito a trovare ed a portare alla scuderia affinché pagassero per farlo correre.

La Simtek era una piccola scuderia, all’esordio nel mondiale, con una macchina interessante dal punto di vista aerodinamico ma penalizzata da un motore clienti dalla scarsa potenza, che aveva trovato però, nessuno sapeva come ne perché, la sponsorizzazione di MTV, coi suoi adesivi colorati ben in vista sulle fiancate.

Dio come amava quei colori!

Decise che quella sarebbe stata l’ultima gara con la tuta bianca, dalla prossima avrebbe fatto realizzare una tuta con gli stessi colori del team, nero-viola e con le scritte MTV verde acqua.

L’inizio era stato duro, all’esordio ad Interlagos in Brasile non si era qualificato, ma già nella gara successiva in Giappone, al gran premio del Pacifico, non solo era riuscito a farlo, ma era giunto addirittura al traguardo undicesimo.

Ed ora c’era Imola, il circuito dove da ragazzo aveva visto duellare i grandi, dove Villeneuve e Pironi avevano lottato in un gran premio epico, dove i veri piloti emergevano per la complessità del tracciato, dove nulla avveniva per caso…

Infilò la tuta ed uscì dal van, pronto per vedersi a colazione coi tecnici e confrontarsi col compagno di squadra, Jack Brabham, figlio dell’ex campione del mondo nonché proprietario del team.

Gli avrebbe detto di essersi trovato bene con una diversa mappatura del motore, o forse no, in fondo era meglio avere qualche piccolo vantaggio sul compagno di squadra, specie se questo era anche figlio del capo.

La vita era splendida, un’altra giornata di lotta per qualificarsi e partire per un altro gran premio, in cerca di una bella prestazione che gli avrebbe consentito di finir la stagione e magari strappar un nuovo contratto per un team più competitivo già l’anno seguente.

In fondo aveva solo 34 anni, qualche altra stagione buona poteva ben farla!

Sorrise all’idea e chiuse la porta del camper, senza sapere che non vi sarebbe mai più tornato…

30.04.1994, ore 7.00 – Autoarticolato alloggio piloti Williams

Ayrton si svegliò ben prima del suono della sveglia. Non dormiva bene in quei giorni. Un senso di malessere generale a volte lo coglieva all’improvviso togliendogli il sonno.

La sua nuova avventura, quella che lui aveva voluto a tutti i costi, quella per cui aveva litigato col suo vecchio capo Ron Dennis, coi suoi sponsor storici, con molte persone intorno a lui, non stava andando come doveva.

La Williams, che da tutti era stata indicata come la favoritissima al titolo mondiale, dopo la messa al bando delle sospensioni attive, faticava ad imporsi sulle altre vetture, e lui, dopo le prime due gare, con il suo errore in Brasile e il tamponamento subito la gara precedente, era ancora a zero punti nel mondiali.

Il tedesco invece, quel ragazzotto sfrontato e terribilmente veloce, si era aggiudicato i primi due gran premi, e la sua macchina era sembrata quasi inavvicinabile.

Non gli era antipatico, anzi, forse in fondo ci si rivedeva pure, ma lui era Senna, il campione assoluto, l’uomo più veloce al mondo, e non aveva certo intenzione di rinunciare a quel titolo che lo avrebbe portato ad un solo mondiale dal mitico Fangio.

In fondo aveva giusto compiuto 34 anni un mesetto prima, e nelle prossime tre o quattro stagioni avrebbe benissimo potuto vincere i tre titoli mondiali che lo avrebbero portato a 6, diventando così il più grande di sempre.

Girò la testa, e vide ancora avvolta nella plastica trasparente la tuta che avrebbe dovuto indossare quel giorno. A riguardo gli sponsor erano stati categorici: la tuta doveva esser sempre nuova di fabbrica, per meglio risaltare in tv e per esser regalata a fine giornata a qualche ospite importante, assieme ad una foto con lui, una stretta di mano ed un sorriso forzato in risposta a qualche domanda banale.

La indossò e si guardò allo specchio, non riconoscendosi.

Dio come odiava quei colori!

Non era abituato a vedersi in blu, lui che per anni aveva vestito solo il bianco rosso Marlboro che colorava le McLaren, e trovava che fosse molto anonima come colorazione.

Ma quei colori anonimi erano quelli che versavano fior di milioni al team, e pertanto se li sarebbe dovuti far piacere, almeno per qualche anno.

Uscì dalla porta del suo alloggio, ormai concentrato sulla imminente riunione tecnica e sull’idea di interrompere il dominio di Schumacher su quel mondiale, che per diritto divino sarebbe dovuto esser suo.

Imola d’altra parte non era una pista dove le cose succedevano per caso, ma un circuito dove i migliori hanno sempre qualcosa in più da dare.

Era Ayrton Senna, ed in quel weekend era ben deciso a ricordarlo al mondo…

Pugilato

Million Dollar Baby (2004)

Finite le ferie si torna in citta’ e ci si rende conto che si passa la maggior parte del tempo davanti ad un monitor. Allora si cerca di capire cosa fare per rendere la propria esistenza meno monotona. Qualche anno fa ci si buttava a fare Salsa e Merengue.

Gia’ da un paio d’anni la tendenza e’ invece per il pugilato nelle sue diverse forme: ginnastica prepugilistica, kick boxing e via dicendo. Una volta era considerato uno “sport da uomini”; quello di oggi va di moda soprattutto tra le donne.

Ecco cosa mi scrivono Patrizia ed Emanuela:

Patrizia:

“Quest’anno Patty ha deciso (un po’ anche forzatamente) di cambiare sport… La piscina dove andava e si trovava tanto tanto tanto bene l’hanno chiusa… quando una ha culo: è stata scelta per le Olimpiadi del 2008. Ma non le facevano in Cina? Boh, vai a capire. Comunque devono fare i lavori di ristrutturazione che iniziano a settembre e durano un anno.

Allora Patty pensa, si informa, vaga x la città e alla fine arriva alla palestra sotto casa della mamy dove fanno un’offertona: 525 euro x 14 mesi (40 euro al mese). Ammazza che fico il prezzo, però ammazza che palle andare in palestra. Vabbè dai, per un anno ci sacrifichiamo, ci buttiamo in palestra e magari facciamo pure un po’ di addominali così buttiamo giù i fianchetti ereditati dal papy. Insomma sono convinta, vado, poi magari ci sarà qualche “corsetto” che posso frequentare e che mi piace. Insomma, VADO!

Entro e vedo che in una saletta saltano con la corda e stanno facendo “UNA LEZIONE”… mi avvicino alla porta e mi pare che si stanno a fare un “mazzo” tanto… Tra me e me ho pensato: “questi sono pazzi, chissà chi sono!”

Mi segno, pago, mi danno un foglio e mi dicono: “puoi fare tutto, leggi e ben arrivata!”

Leggo il fogli e vedo che c’è scritto “Kick Boxing”. Figo, mi piace… sarà tipo prepugilistica. Quand’è? Lunedì mercoledì e venerdì… allora vado (tanto andare in palestra mi rompe)… quindi vado eh, sono convinta!

Il lunedì successivo entro in quella stessa palestrina dove c’erano appunto i pazzi e scopro che il corso di Kick Boxing era proprio quello! Vabbè saltiamo la corda… era dai tempi della scuola elementare che non saltavo la corda: dire che ero ridicola è poco!

Totale persone: forse dieci. Totale donne: 3 (di cui 2 già veterane… e poi io)

Passa una settimana e quindi tre lezioni: corda, addominali, flessioni, piegamenti, squot, pesetti e roba del genere…

La lezione si articola così: prima riscaldamento (chiamamolo così, ma secondo me è più un “famose male”!), poi la parte tecnica: c’e’ un secondo istruttore che segue noi novizi: ci mette da una parte e ci inizia a spiegare i colpi: sinistro, destro, gancio e un altro che non ricordo come si chiama, poi calcio destro, calcio sinistro, combina uno, combina l’altro, unisci, fai la giravolta, falla un’altra volta, piega le gambe, gira il corpo, stringi i pugni, stretti i polsi. Insomma, manco sa chi sono, non sa un ca*** di me ma mi guarda e mi fa: “TE (pausa) NON COMBATTERAI MAI!”

Ieri torno in palestra perchè nonostante la pressione psicologica negativa la Patty continua: seeee, mica puoi dire a me “tu non combatterai mai” con quel tono. Sto str***.

Solito inizio massacrante: gambe, addominali, braccia, fiato, infarto.. e poi fa: “Mettetevi in coppia: combattiamo… anche i novizi!”

Tutti mettono guantoni, parastinchi, fascette e qualche altra protezione… Chiaramente io non ho NULLA: a mala pena mi hanno prestato dei guantoni enormi che mi si sfilano appena allungo il braccio. Ma va bene lo stesso: ha detto combattiamo e combattero’!!

Come ho detto prima siamo tre donne quindi una di queste mi si avvicina e mi fa: “Stai con me?”… Va bene, come posso dire di no!!!!

Iniziamo:

sinistro sinistro destro

poi

sinistro sinistro destro gancio

e poi

sinistro sinistro destro gancio e calcio

e poi

sinistro sinistro destro gancio calcio giravolta stinco e qualche altra cosa…

Le botte che ho preso manco ve lo racconto… e poi mi diceva: “Ma faccio piano, neanche ti sto toccando”… NO NO…

Poi mi fa: dai ora tocca a te!

sinistro sinistro destro

sinistro sinistro destro gancio

sinistro sinistro destro gancio e calcio

e il nostro combattimento è finito qui: L’HO STESA!

Chiaramente ho sbagliato qualcosa (è ovvio)… si è piegata in due dolorante al fianco destro e non ha più potuto combattere… Tutti ridevano esclusa me (e lei che non rideva per niente!) e dicevano: la fortuna del principiante!!!

E dentro di me pensavo: ecco, nessuno vorrà più combattere con me… alla fine aveva ragione l’istruttore!”

Emanuela:

“Solo per dirvi che io ieri sera ho cominciato il mio corso di prepugilistica martedì e giovedì: 1 ora e mezza articolata in:

30 minuti di riscaldamento dopo i quali ero completamente mezza… tipo miss maglietta bagnata;

30 minuti di tecnica: sinistro, destro, gancio ecc ecc;

25 minuti di combattimento: mettetevi in coppia… tutti con i guantoni, io l’ultima arrivata a mani nude… L’allenatore: uno con la faccia da pugile (avete presente gli occhi schiacciati, le labbra visibilmente modificate dall’attività, un corpo perfetto) mi dice: “Dai, io e te facciamo coppia oggi”.

E mentre io cominciavo a dare pugni lui diceva: forza, colpisci, sposta la spalla, mettici il peso del corpo. Dopo un po’ mi dice: “ma tu hai mai fatto prepugilistica?” e io: “no! mai…” e lui: “no perché sei coordinata e anche i colpi sono fluidi”.

Si finisce con 10 minuti di allungamento.

Stamattina mi sono svegliata con le nocche delle mani tutte viola…

Che dite? danza classica pure io??
eppure vi consiglio di starmi lontana… Ho scoperto quanto è bello picchiare a destra e a manca.

ADRIANAAA”

Foto: Clint Eastwood & Hillary Swank in “Million Dollar Baby” (2004).

Week end di rodeo, musica e baseball

The Frames ritratti da markisevil on flickr

Quello scorso e’ stato un week end pieno di eventi.

Giovedi’ sono andato a vedere musica dal vivo: Richard Buckner al Cafe du Nord.

Venerdi’ ho scoperto che c’era il Grand National Rodeo al Cow Palace con a seguire concerto di musica country. Il rodeo e’ stato veramente divertente e la musica di Gary Allan non male.

Sabato stavo gironzolando in bici dalle parti dello stadio di baseball ed ho deciso di andare a vedere la partita. Ho giocato per anni (nella S.S. Lazio, ma non spargete la voce) e non avevo mai visto una partita americana dal vivo. Ovviamente dovevo coprire questa mancanza e devo dire che ne e’ valsa la pena. Anche perche’ quando mi sono messo in fila al botteghino, un tizio mi ha regalato un biglietto che aveva in piu’. Ho provato a dargli i soldi che aveva speso, ma non ne ha voluto sapere. Per di piu’ quando sono uscito mi sono reso conto di aver legato solo il casco al palo. La bici era appoggiata sopra.

Dulcis in fundo, la sera sono andato a vedere The Frames, band irlandese veramente forte. Se vi capita andate a sentirli. Doveva essere la mia giornata fortunata, perche’ mi sono messo in fila fuori dal locale (lo storico The Fillmore) e si e’ ripetuta la stessa scena della mattina. Uno si e’ avvicinato e mi ha dato un biglietto che aveva comprato in piu’. Ovviamente anche questo non ha voluto avere i soldi indietro. Non ho capito se da queste parti si usa cosi’, ma mi sembra veramente strano.