Lettera a Mauro Battocchi, Console “Generale” di San Francisco

Ok, la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata, era il 3 maggio 2016)

Gentile signor Mauro Battocchi, console “generale” italiano a San Francisco,

sono a scrivere per ringraziarla dell’esperienza vissuta oggi al consolato di San Francisco. Infatti ritengo che il consolato, cosi’ come gran parte delle nostre utilissime sedi diplomatiche sparse per il mondo, rappresenti l’immagine dell’Italia all’estero. Il consolato riesce a dare un’idea chiara al visitatore di come funzionino le cose in Italia.

Le riassumo la nostra esperienza.

Dobbiamo fare una pratica relativa alla nascita della Gnoma. Questo purtroppo ci deve mettere in contatto con il consolato. Cosa che ovviamente preferiremmo non fare, visto che significa perdere una mezza giornata per venire a San Francisco. Ma pare che serva l’intervento di una specie di notaio.

Dopo qualche settimana di botta e risposta via email, riusciamo a trovare un buco libero nella fittissima agenda di un certo Aldo Mura.

Pare infatti che lui sia una specie di notaio (non oso pensare quanto costi avere un preparatissimo, costosissimo notaio in una sede come San Francisco, ma sono certo che possa essere piu’ che utile agli italiani all’estero che, pur potendo notarizzare un documento a 10 dollari ad ogni angolo di strada, vorranno usufruire degli esclusivi servigi di un italianissimo notaio).

Sembra che il Mura, e, da quello che ho capito, tutto il consolato, lavorino solo tre ore ogni mattina. E probabilmente qualcuno di loro, anche a giorni alterni. Questo mi sembra piu’ che dignitoso. Infatti permette al cittadino estero, che dovesse venire in contatto con il consolato, di capire bene quali siano i ritmi di lavoro italiani. Probabilmente in questo modo si inducono i migliori cervelli della Silicon Valley a trasferirsi in Italia, per toccare con mano la nota settimana lavorativa di 15 ore.

Comunque, oggi andiamo a San Francisco con lo Gnomo e la Gnappa (che credo debba essere presente innanzi al signor notaro). Arriviamo davanti ad un citofono (“Ok, ma non doveva essere aperto a quest’ora?”, “Non so, fammi citofonare, c’e’ scritto di citofonare…”). Entriamo in una stanza con una mezza dozzina di persone, una parete coperta di specchi, ed un’altra con tre impiegati dietro ad un vetro.

Credo che gli impiegati debbano stare dietro al vetro, per evitare che qualcuno li mandi a quel paese con troppa veemenza. Non riesco proprio ad immaginare per quale altro motivo sia necessario proteggere gli impiegati di un ufficio pubblico. Considerate che siamo negli Stati Uniti, e che qui, anche quando si va in banca, si parla con il cassiere senza nessun vetro, e senza depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera.

La voce degli impiegati dell’acquario viene amplificata, e chiunque nella stanza puo’ sentire tutti i problemi dei primi della fila. (Cara signora che era prima in fila quando siamo arrivati, se mi legge, mi dispiace per il decesso in famiglia, forse non era una cosa che voleva far sapere a tutte le persone della stanza, ma cosi’ vanno le cose nella patria della “piu’ avanzata legge sulla privacy”.)

Per quanto riguarda la parete di specchi, credo che l’idea sia di scimmiottare qualche serie televisiva. Di quelle con gli interrogatori dell’FBI. Pero’, ovvimante, qui la parete e’ finta. Nel senso che e’ una normalissima parete, coperta da normalissimi specchi. Infatti, al centro dello specchio, si apre una porta che viene usata per accedere agli uffici, in modo tale che chiunque, ogni volta che si apre la porta, possa rendersi conto della presa in giro.

Quindi noi siamo in questa stanza, davanti allo specchio, con gli impiegati che si occupano di alcuni visitatori, ma non di noi, perche’ abbiamo il fantomatico appuntamento. Nella stanza ci sono due sedie da ufficio. Di quelle con le ruote e i braccioli. Non c’e’ nientaltro. Ovviamente, dopo dieci minuti, lo Gnomo inizia a giocare con una delle sedie. Ci si siede sopra, le spinge, mi chiede di farlo girare e di spingerlo. Il tempo passa, e nella stanza non c’e’ null’altro, quindi mi metto io sulla sedia e dico allo Gnomo che se vuole mi puo’ spingere. Insomma, cerco di passare il tempo con lui.

Ad un certo punto, dalla porta nel finto specchio, si materializza un solerte funzionario e mi dice testuale: “Abbia pazienza, ma … NO!”. Proprio cosi’, con il NO imperativo. E senza aggiungere altro. Ha il tono di quello che dice una cosa ovvia, come se, ovviamente, non ci si possa sedere sulle sedie. Allora gli chiedo: “scusi, NO cosa?”. E lui mi dice: “il bambino non si puo’ sedere sulle sedie. Sa, se si fa male, io poi sono responsabile.”

Ecco signor console, di questo anche la ringrazio. Il funzionario riesce a rendere cosi’ bene la situazione di come si vive in Italia. Nel giro di due frasi riesce a proiettare la realta’ del belpaese come nessuno saprebbe fare. Questo atteggiamento lo conosco bene: e’ il micro-potere del burocratino, che dice di essere responsabile di qualcosa, quando sa benissimo che nulla e nessuno lo allontaneranno mai dal suo posto fisso, ottenuto tramite la conoscenza di chissacchi’. Ed e’ insuperabile la supponenza con cui si rivolge ad una persona sconosciuta. Tutto questo non si puo’ copiare, nessuno mai riuscirebbe a descriverlo cosi’ bene. Bisogna averlo nel DNA.

Ho cercato di ribattere. Ho chiesto: “perche’ mai il bambino non dovrebbe sedersi sulla sedia?” E lui mi dice: “perche’ e’ pericoloso”. Allora gli chiedo: “Mi vuole forse dire che queste sedie sono pericolose?”. Insomma, cercavo di arrivare da qualche parte, ma come tutti sanno, mai discutere con un imbecille e via dicendo. Cosi’ cerchiamo di convincere lo Gnomo a non giocare con le sedie.

A questo punto citofona, ed entra nella stanza, una procace signorina. Al che’ la porta, nella finta parete di specchio, si apre come di incanto, e lo stesso solerte funzionario accoglie la procace signorina con sorrisi e frasi gentili. Arriva un’altra signorina. Stesso atteggiamento. Poi arriva un tizio con una valigia. Ancora la porta si apre d’incanto ed il solerte funzionario dice: “Ma dai, sei qui… Ma entra. Non e’ che la valigia ti pesa? Vieni.”

Nel frattempo la Gnappa decide di esercitare le sue legittime funzioni fisiologiche. Allora ci rendiamo conto che c’e’ anche la porta di un bagno. Non speriamo nulla, non immaginiamo nulla, ma proviamo: e’ un bugigattolo. Che ci fosse il fasciatoio, che c’e’ in qualunque privatissimo, cattivissimo e multinazionalissimo Mc Donald’s, non osavamo sperarlo, ma certo non immaginavamo una specie di sgabuzzino simile. Quindi la Gnappa viene cambiata sul passeggino, in mezzo a tutti.

Il tempo passa. Nella stanza c’e’ un libro. E’ una specie di Guestbook. Le pagine sono stranamente timbrate e numerate. Forse qualcuno eliminava i commenti negativi e lasciava i positivi. Non lo voglio sapere. Prima di andare via, scrivo sul guestbook quello che vedete nell’immagine qui sopra.

Dopo aver aspettato inutilmente un’ora dall’orario del nostro appuntamento, andiamo via.

Arrivo a casa e mi arriva una email del Signor Mura. Si’, proprio lo stesso con il quale avevamo appuntamento. Con la supponenza da burocrate (parassita), pagato con le tasse della collettivita’ per non fare pressocche’ nulla, in un posto dal quale non verra’ rimosso mai, mi scrive: “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento”.

Devo dire che mi fa un po’ pena. Probabilmente non ha idea di come funzioni l’ufficio dove lavora. Probabilmente nessuno lo ha informato che noi fossimo li’. Forse lui stesso non ha chiesto a nessuno se noi eravamo li’. Forse le procaci signorine ci passavano avanti, o forse andavano da altri, o chissa’ cosa. Non mi interessa molto. Da parte nostra, ci siamo qualificati con nome e cognome ben due volte agli operatori dietro al vetro, i quali sapevano che avevamo un appuntamento, e con chi.

Ecco, signor Console, mi sento di ringraziarla per tutto questo. Nessuno saprebbe proiettare, nel giro di un’ora, un’immagine cosi’ nitida di come funzionano le cose in Italia. Lei e la sua brillante squadra riuscite a condensare benissimo l’idea di un allegro e farlocco fancazzismo, strapagato dalle tasse di tutti.

La prego, lasci stare tutto cosi’, almeno fino al fallimento prossimo venturo, ed alla fine dei soldi degli italiani che permettono di tenere in piedi un teatrino simile.

Cordialmente

Luca Venturini

Photo: la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata: era il 3 maggio 2016)

California

Abbiamo fatto tutto di corsa. Fino all’ultimo abbiamo atteso notizie dall’ambasciata Americana, poi ci hanno detto che il visto che avevamo andava benissimo e siamo partiti. Considerato che eravamo alla trentesima settimana, c’era un po’ di preoccupazione, invece il viaggio e’ stato molto meno pesante del previsto.

Ci siamo stabiliti a Menlo Park. Abbiamo trovato casa in un attimo: la prima che abbiamo visto ci andava benissimo, ma come si fa a prendere la prima? Cosi’ abbiamo cercato ancora per un paio di giorni, giusto per confermare l’impressione che la prima fosse quella giusta. Non abbiamo il camino, come in Italia, ma abbiamo la piscina. Non so proprio quando avremo modo di fare un bagno, ma almeno e’ bella da vedere.

Abbiamo anche comprato una macchina. Avrei preferito muovermi solamente con la bici, come le altre volte che sono stato da queste parti. Questa volta pero’ non si poteva, e non si poteva neanche avere una macchina a due posti, come in Italia. Insomma, sono stato costretto a prendere una di quelle scatole di latta che hanno un po’ tutti. Cosi’ mi trovero’ a confermare questa storia un po’ stucchevole, che quando arriva un bimbo si deve vendere la spider. Ora la spider e’ a Roma: se qualcuno la vuole comprare a due lire, si faccia avanti.

Comunque, tornando a noi, abbiamo preso contatti con l’ospedale, dovrebbe essere il Lucile Packard Children’s Hospital di Stanford. Abbiamo preso contatto anche con la care provider, che la prossima settimana dovrebbe visitare la panzona.

Quindi, keep in touch e a presto.

Google Street View

Ladro o padrone di casa senza chiavi?

Mentre a Seattle si divertono con un grosso iPhone a forma di tavolino, Google tira fuori l’ennesima trovata, semplicissima ma geniale: inserire in Google Map le citta’ ad altezza d’uomo. Cosi’ e’ nato Google Street View. Per ora sono presenti le citta’ di New York, San Francisco, Miami e Las Vegas.

E mentre tutto il mondo parla di privacy e’ possibile vedere questo tizio che entra in un Adult Book Store, queste due che prendono il sole in un prato di Stanford e questo ladro in Van Ness (o forse e’ il proprietario di casa che ha dimenticato le chiavi?). Per non parlare di questi jeans a vita molto molto bassa che possono essere trovati seguendo le indicazioni di questo video.

Le foto sono state fatte girando per le citta’ con un’automobile con un apposito strumento montato sopra il tetto. In realta’ in alcune foto e’ possibile vedere anche un camioncino di Google specchiato nelle vetrine. Le foto sono in alta risoluzione per cui e’ possibile zoomare fino a riconoscere targhe e persone. Purtroppo non ho trovato la data in cui sono state scattate, altrimenti avrei potuto cercarmi in bicicletta per le strade di San Francisco.

C’e’ di tutto: da un eccesso di velocita’ superato all’altro. Da uno che prende una multa ad un altro che si improvvisa meccanico.

E mentre tutta l’America si scandalizza per quanto e’ alto il prezzo della benzina in California (si tratta di dollari al gallone), gli amanti della fantascienza possono trovare un semplice robot o addirittura ET con una spada laser.

E’ possibile scovare errori di ortografia, un operaio che ci rileva, un matrimonio, Borat che sorride da dietro una finestra, un guidatore di ambulanza in pausa pranzo ed una ragazza che si allaccia le scarpe con due brutti ceffi che la guardano.

Sindaci e citazioni

Wifi Laundry

San Francisco

Posso trovare almeno una dozzina di reti in qualunque angolo di San Francisco, e di solito tre o quattro sono aperte. Inoltre posso andare quando voglio in un Caffe’ a fare il beduino lavorando da li’. Cosi’ posso parlare gratis con tutto il mondo. Questa cosa per chi e’ cresciuto con la TUT e’ una specie di paradiso, ma qui sembrano non farci caso.

Due anni fa Gavin Newsom, mayor di San Francisco, ha dichiarato “We will not stop until every San Franciscan has access to free wireless Internet service” che tradotto suona “Non ci fermeremo fino a che ogni cittadino di San Francisco non avra’ la connessione wireless gratuita”. Da inizio 2008 sara’ disponibile un’unica rete, aperta e gratuita per tutti, che coprira’ una regione grande quanto il Lazio.

Roma

In Italia, la solita leggina idiota, fatta da un cialtrone che non ha mai fatto nulla in vita sua, dice che dobbiamo avere una copia dei documenti di chiunque si collega alla nostra rete. Cosi’ la gente chiude la rete.

Ogni tanto pero’ qualcuno dei nostri cialtroni. Beppe Grillo li chiama dipendenti per sottolineare che dovrebbero lavorare per noi. A me non piace, preferisco chiamarli cialtroni perche’ dipendenti non riassume nulla sulle loro capacita’.

Comunque dicevo che ogni tanto la mente dei nostri cialtroni e’ attraversata da un lampo di genio. Allora senti Walter Veltroni, sindaco di Roma, che dice che in tutta Villa Borghese e’ disponibile una rete Wi-Fi aperta e gratuita per tutti. Poi cosa scopri? Che la connessione e’ limitata ad un’ora al giorno. Perche’? Per “scoraggiare l’uso della rete per scaricare file audiovisivi e musicali in maniera illegale.”

Palermo

I cialtroni sono sempre li’, in agguato. Vorrei avere la forza di arrabbiarmi, ma poi scopro che Diego Cammarata, sindaco di Palermo da cinque anni, ha riempito il Palasport di Palermo insieme a Silvio Berlusconi.

Ha dichiarato: “Nei prossimi 5 anni, io Ti garantisco, Presidente, che tutte le case dei Palermitani avranno l’acqua 24 ore su 24.”

Photo credit: vkdir

Critical Mass e botto in bici

Critical Mass di San Francisco

Foto: qui. Video: Critical Mass, Massers, Botto in bici, Golden Gate Park Cork e Adrenalina nel tunnel

Da 15 anni a questa parte, l’ultimo venerdi’ di ogni mese, i ciclisti di San Francisco si riuniscono per affermare che le citta’ possono essere a misura di bicicletta.

La manifestazione si chiama Critical Mass. L’idea e’ semplicemente di incontrarsi ed andare in giro per la citta’, ma quando i ciclisti sono quattromila e sono tutti uniti, si crea il caos: una massa critica che blocca la citta’. Il movimento non ha capi. Ad ogni incrocio quelli che sono davanti scelgono dove andare in modo abbastanza casuale.

A parte la copertura dei media (sei camion delle televisioni, cinque elicotteri, un aereo e una postazione televisiva alla partenza), c’erano tutti i tipi di mezzi su ruote possibili (un uccellaccio, una bici bmw cromata, un riscio’, biciclette che si portano da sdraiati, un velocipede portato da Zola, bici altissime e bici doppie). Diversi avevano costumi o cappelli particolari come questo con un hammer e questo con un pozzo petrolifero. Anche la polizia era in bicicletta. Ho fatto un video con un collage dei massers: video

Se chiedi ai massers perche’ causano tutto quel traffico, loro ti rispondono: “noi non causiamo traffico, noi siamo traffico”. L’idea di base e’ di passeggiare per la citta’ in bici. Poi pero’ diventa complicato con i semafori rossi. Ed e’ per questo che si e’ sviluppata la pratica del corking. Solo la testa del serpentone si ferma con il rosso, poi alcuni massers fermano l’incrocio e restano li’, dandosi il cambio fino a che non e’ passato tutto il corteo di ciclisti. Proprio su questo si basano le argomentazioni di alcuni automobilisti che vorrebbero che la polizia fermasse il corteo quando passa con i semafori rossi. Del resto la maggior parte degli automobilisti festeggiano insieme ai ciclisti, ma ogni tanto qualcuno si arrabbia. E quando si arrabbiano ed iniziano a suonare i clacson esplode la gioia dei ciclisti e dei passanti.

Ogni tanto invece ci si ferma tutti e si blocca un incrocio. Ieri e’ successo in almeno due punti. Una prima volta quando il serpentone ha attraversato un’autostrada. Una seconda quando c’e’ stato un incontro con un gruppo di motociclisti. Li’ c’e’ stata un po’ di tensione perche’ i centauri hanno iniziato a mandare i motori su di giri. Nessuno capiva se volevano protestare per il blocco o se cercavano un modo di fare rumore. Fatto sta che a quel punto tutti i ciclisti sono scesi ed hanno sollevato le bici urlando. Ho filmato il tutto qui.

Nel complesso il corteo e’ durato quasi 4 ore: siamo partiti alle 6 p.m. (in ora di punta) da Embarcadero verso Fisherman’s Wharf percorrendo il lungomare di North Beach. Poi siamo rientrati verso downtown per puntare al Golden Gate Park. Di nuovo indietro attraverso il quartiere di Haight per poi andare a fare due o tre giri di Union Square, urlando come gli indiani intorno al generale Custer. Infine di nuovo lungo Market Street verso il quartiere di Mission dove ci siamo stravaccati esausti sul prato di Dolores Park. Erano le 9:30 p.m.. Nel complesso abbiamo percorso 31 chilometri. Video del giro.

Quando arrivano le discese di San Francisco c’e’ da tremare. Si buttano tutti giu’ a duemila urlando e pensi che se uno cade gli finiscono tutti addosso. All’inizio pensavo di riprendere qualche mega discesona, poi al primo tentativo ho fatto il botto. Qui il video della caduta. Per fortuna avevo le maniche lunghe e non mi sono fatto troppo male: mi sono sbucciato un gomito, un ginocchio e strappato i jeans (le foto delle sbucciature non ve le mando perche’ mi pare un po’ kitch). A quel punto ho deciso che forse era meglio fare le discese con entrambe le mani. Poi pero’, verso sera, c’era un fantastico tunnel in discesa e non ho resistito. Qui il filmato.

La cosa interessante e’ che i massers dicono di protestare perche’ la citta’ non li difende abbastanza. Sentire una cosa simile, per uno che ogni tanto va in giro in bicletta nella giungla di Roma, sembra una vera barzelletta. Comunque il prossimo appuntamento e’ proprio per il 25, 26 e 27 maggio per la Critical Mass interplanetaria che si terra’ a Roma.

Web 2.0 Expo – Ignite

Web 2.0 Expo

Oggi ho incontrato Emanuele che e’ venuto per il Web 2.0 Expo. Visto che aveva qualche ora libera siamo andati al Ritual a vedere un po’ di beduini e poi a fare un bel giro a Castro. Del resto il modo migliore per non sentirsi fuori luogo facendo una passeggiata a Castro e’ proprio in due (e rigorosamente dello stesso sesso).

In serata e’ iniziato il Web 2.0 Expo con circa 4000 spettatori per la sessione d’apertura intitolata Ignite. Il format e’ stato veramente divertente: due gironi da 8 speaker, ognuno ha una presentazione di 20 silde che vengono cambiate ogni 15 secondi. Alla fine di ogni girone si puo’ votare lo speaker via sms. I cinque minuti e l’incalzare delle slide hanno funzionato bene: dai cannoni costruiti in open source hardware al blog sulle api, dall’ormai noto justin.tv al racconto della prima start-up nata al polo sud, le presentazioni sono state tutte frizzanti e divertenti.

Ho scattato qualche foto, compresa una in cui Emanuele fa due chiacchiere con Tim O’Reilly.

Sflickr meeting e Usability 2.0

Sflickr second anniversary T-Shirt

Ancora appuntamenti 2.0 in attesa dell’evento vero e proprio: il Web 2.0 Expo 2007 che inizia domenica.

Mercoledi’ sono stato al Google Campus per una conferenza su Usability 2.0, che’ ormai se una cosa non la chiami 2.0 sembra che risalga al secolo scorso. Hanno parlato Sean Kane di Netflix, Jon Wiley di Google e Luke Wroblewski di Yahoo. C’erano tecnici da tutte le aziende della Silicon Valley. Ad un certo punto qualcuno ha anche pensato che fossi arrivato da Roma apposta per l’evento. Gli ho spiegato che mi sembrava un po’ troppo. Qui le foto dell’evento (con un divertente sushi su tavola da surf).

Giovedi’ sera al Crossroad Cafe’ c’e’ stato il meeting di Sflickr, cioe’ degli utenti che usano Flickr a San Francisco. Il tipo di evento richiedeva di fare foto, ma ho pensato che ne avrebbero fatte talmente tante che era piu’ originale girare un video. Devo dire che la giacca smanicata fa molto fotografo professionista; e’ la macchinetta che mi fa perdere di credibilita’.

Week end di rodeo, musica e baseball

The Frames ritratti da markisevil on flickr

Quello scorso e’ stato un week end pieno di eventi.

Giovedi’ sono andato a vedere musica dal vivo: Richard Buckner al Cafe du Nord.

Venerdi’ ho scoperto che c’era il Grand National Rodeo al Cow Palace con a seguire concerto di musica country. Il rodeo e’ stato veramente divertente e la musica di Gary Allan non male.

Sabato stavo gironzolando in bici dalle parti dello stadio di baseball ed ho deciso di andare a vedere la partita. Ho giocato per anni (nella S.S. Lazio, ma non spargete la voce) e non avevo mai visto una partita americana dal vivo. Ovviamente dovevo coprire questa mancanza e devo dire che ne e’ valsa la pena. Anche perche’ quando mi sono messo in fila al botteghino, un tizio mi ha regalato un biglietto che aveva in piu’. Ho provato a dargli i soldi che aveva speso, ma non ne ha voluto sapere. Per di piu’ quando sono uscito mi sono reso conto di aver legato solo il casco al palo. La bici era appoggiata sopra.

Dulcis in fundo, la sera sono andato a vedere The Frames, band irlandese veramente forte. Se vi capita andate a sentirli. Doveva essere la mia giornata fortunata, perche’ mi sono messo in fila fuori dal locale (lo storico The Fillmore) e si e’ ripetuta la stessa scena della mattina. Uno si e’ avvicinato e mi ha dato un biglietto che aveva comprato in piu’. Ovviamente anche questo non ha voluto avere i soldi indietro. Non ho capito se da queste parti si usa cosi’, ma mi sembra veramente strano.

I cowboy

Rodeo

Venerdi’ sera sono stato al Grand National Rodeo. Mi sono divertito molto. C’erano 25’000 vaccari paganti.

I vaccari sono americani dentro. Non che gli altri non lo siano, ma loro sono fieri. I vaccari sono sempre fieri di qualcosa, fieri del cappello che non si levano mai, fieri degli stivali che da noi andavano di moda quando ero alle elementari.I vaccari sono fieri anche dei loro mostri che chiamano pickup o truck. I mostri consumano come se fossero aerei, ma in fondo l’effetto serra non e’ un loro problema. Fuori dal cow palace c’erano posteggiati circa dieci mila mostri ed una sola bicicletta. La mia.

I vaccari hanno spesso la pancia (a differenza dei beduini che sono tutti magri) e la portano con orgoglio, magari alla zuava. Proprio come la portava John Wayne.

Mentre nei film bevevano whisky, qui bevono birra. Una indecente birra che chiamano Coors Light e che sa un po’ di fragola. Comunque sia, bevono come spugne, sia gli uomini che le donne.

Qui siamo in America e tutto deve essere fichissimo, quindi i vaccari non si possono chiamare vaccari, o butteri o qualcosa di simile. Qui si chiamano cowboy, che poi e’ la stessa cosa, ma vuoi mettere come suona.

Dopo il rodeo c’era un concerto di Gary Allan. E allora ho scoperto che, a differenza dei beduini, i cowboy socializzano anche nella vita normale. Sono dei romantici e quando ascoltano musica country si mettono a ballare a coppie. Hanno tutti la donna. Dicono che Brokeback Mountain, che anche questo suona fico ma andrebbe tradotto in italiano per capire bene, e’ un’invenzione di qualche romanziere di citta’.

Quando dal palco parte un pezzo un po’ piu’ ritmato, i vaccari stanno in piedi, fermi a guardare il palco, mentre le donne ballano in gruppi di due o tre in cerchio. Gli uomini stanno con la birra in mano e guardano le proprie donne. Sembrano aspettare che si stanchino per poi portarle a casa. Ma loro non si annoiano. A dimostrarlo c’e’ la punta dello stivale che si muove sempre a ritmo, e l’urlo “Yiieii” che ogni tanto lanciano.

I cowboy celebrano il west, il selvaggio west, tutti i giorni andando in ufficio con i loro mostri ed i loro cappelli.

Super Happy Vlog House

Super Happy Vlog House at Hat Factory - San Francisco
Sto scrivendo dalla Super Happy Vlog House, evento di apertura della settimana “Video Blogging Week 2007“.

L’evento si svolge alla Hat Factory (struttura di beduini in coworking di cui scrivero’ ancora). I lavori sono inziati nel prato qui accanto con una riunione con Jon Phillips e Lisa Rein di Creative Commons e Colette Vogele di Vogele & Associates. Abbiamo avuto modo di parlare di licenze creative commons e dell’uso che se ne puo’ fare nell’ambito del video blogging.

Poi ci siamo spostati all’interno della Hat Factory per una piccola presentazione in cui Jon ci ha mostrato il nuovo marker che potrebbe essere usato per i video rilasciati sotto licenza CC. L’obiettivo della serata era di impostare i trailer delle licenze creative common. Qui i trailer. Video.

Il pomeriggio ha proseguito in stile barcamp con la piacevole sorpresa di Justin di justin.tv, che ci ha mandato in broadcast in diretta (justin.tv merita un post a parte). Video.

Oltre ai due video (uno e due), ho fatto un po’ di foto. Nei video ho usato il nuovo mark Creative Commons che potete ammirare in anteprima.

Verso mezzanotte vengono proiettati i video dei trailer e visitiamo tutti insieme il sito del nuovissimo servizio di Google.

In conclusione abbiamo fatto le ore piccole (ora e’ l’una di notte), ma mi sono proprio divertito a passare il sabato sera in modo cosi’ geek.

Visto il Divario digitale di cui scrivevo proprio l’altro giorno, meglio spiegare che una licenza creative common permette di riservare alcuni diritti sui propri lavori, lasciando la possibilita’ di copiarli e distribuirli a terzi. Io di solito uso la licenza “attribution-sharealike” che e’ spiegata molto chiaramente qui.