Archive for the ‘San Francisco’ Category

Google Street View

Tuesday, June 5th, 2007

Ladro o padrone di casa senza chiavi?

Mentre a Seattle si divertono con un grosso iPhone a forma di tavolino, Google tira fuori l’ennesima trovata, semplicissima ma geniale: inserire in Google Map le citta’ ad altezza d’uomo. Cosi’ e’ nato Google Street View. Per ora sono presenti le citta’ di New York, San Francisco, Miami e Las Vegas.

E mentre tutto il mondo parla di privacy e’ possibile vedere questo tizio che entra in un Adult Book Store, queste due che prendono il sole in un prato di Stanford e questo ladro in Van Ness (o forse e’ il proprietario di casa che ha dimenticato le chiavi?). Per non parlare di questi jeans a vita molto molto bassa che possono essere trovati seguendo le indicazioni di questo video.

Le foto sono state fatte girando per le citta’ con un’automobile con un apposito strumento montato sopra il tetto. In realta’ in alcune foto e’ possibile vedere anche un camioncino di Google specchiato nelle vetrine. Le foto sono in alta risoluzione per cui e’ possibile zoomare fino a riconoscere targhe e persone. Purtroppo non ho trovato la data in cui sono state scattate, altrimenti avrei potuto cercarmi in bicicletta per le strade di San Francisco.

C’e’ di tutto: da un eccesso di velocita’ superato all’altro. Da uno che prende una multa ad un altro che si improvvisa meccanico.

E mentre tutta l’America si scandalizza per quanto e’ alto il prezzo della benzina in California (si tratta di dollari al gallone), gli amanti della fantascienza possono trovare un semplice robot o addirittura ET con una spada laser.

E’ possibile scovare errori di ortografia, un operaio che ci rileva, un matrimonio, Borat che sorride da dietro una finestra, un guidatore di ambulanza in pausa pranzo ed una ragazza che si allaccia le scarpe con due brutti ceffi che la guardano.

Sindaci e citazioni

Sunday, May 6th, 2007

Wifi Laundry

San Francisco

Posso trovare almeno una dozzina di reti in qualunque angolo di San Francisco, e di solito tre o quattro sono aperte. Inoltre posso andare quando voglio in un Caffe’ a fare il beduino lavorando da li’. Cosi’ posso parlare gratis con tutto il mondo. Questa cosa per chi e’ cresciuto con la TUT e’ una specie di paradiso, ma qui sembrano non farci caso.

Due anni fa Gavin Newsom, mayor di San Francisco, ha dichiarato “We will not stop until every San Franciscan has access to free wireless Internet service” che tradotto suona “Non ci fermeremo fino a che ogni cittadino di San Francisco non avra’ la connessione wireless gratuita”. Da inizio 2008 sara’ disponibile un’unica rete, aperta e gratuita per tutti, che coprira’ una regione grande quanto il Lazio.

Roma

In Italia, la solita leggina idiota, fatta da un cialtrone che non ha mai fatto nulla in vita sua, dice che dobbiamo avere una copia dei documenti di chiunque si collega alla nostra rete. Cosi’ la gente chiude la rete.

Ogni tanto pero’ qualcuno dei nostri cialtroni. Beppe Grillo li chiama dipendenti per sottolineare che dovrebbero lavorare per noi. A me non piace, preferisco chiamarli cialtroni perche’ dipendenti non riassume nulla sulle loro capacita’.

Comunque dicevo che ogni tanto la mente dei nostri cialtroni e’ attraversata da un lampo di genio. Allora senti Walter Veltroni, sindaco di Roma, che dice che in tutta Villa Borghese e’ disponibile una rete Wi-Fi aperta e gratuita per tutti. Poi cosa scopri? Che la connessione e’ limitata ad un’ora al giorno. Perche’? Per “scoraggiare l’uso della rete per scaricare file audiovisivi e musicali in maniera illegale.”

Palermo

I cialtroni sono sempre li’, in agguato. Vorrei avere la forza di arrabbiarmi, ma poi scopro che Diego Cammarata, sindaco di Palermo da cinque anni, ha riempito il Palasport di Palermo insieme a Silvio Berlusconi.

Ha dichiarato: “Nei prossimi 5 anni, io Ti garantisco, Presidente, che tutte le case dei Palermitani avranno l’acqua 24 ore su 24.”

Photo credit: vkdir

Critical Mass e botto in bici

Saturday, April 28th, 2007

Critical Mass di San Francisco

Foto: qui. Video: Critical Mass, Massers, Botto in bici, Golden Gate Park Cork e Adrenalina nel tunnel

Da 15 anni a questa parte, l’ultimo venerdi’ di ogni mese, i ciclisti di San Francisco si riuniscono per affermare che le citta’ possono essere a misura di bicicletta.

La manifestazione si chiama Critical Mass. L’idea e’ semplicemente di incontrarsi ed andare in giro per la citta’, ma quando i ciclisti sono quattromila e sono tutti uniti, si crea il caos: una massa critica che blocca la citta’. Il movimento non ha capi. Ad ogni incrocio quelli che sono davanti scelgono dove andare in modo abbastanza casuale.

A parte la copertura dei media (sei camion delle televisioni, cinque elicotteri, un aereo e una postazione televisiva alla partenza), c’erano tutti i tipi di mezzi su ruote possibili (un uccellaccio, una bici bmw cromata, un riscio’, biciclette che si portano da sdraiati, un velocipede portato da Zola, bici altissime e bici doppie). Diversi avevano costumi o cappelli particolari come questo con un hammer e questo con un pozzo petrolifero. Anche la polizia era in bicicletta. Ho fatto un video con un collage dei massers: video

Se chiedi ai massers perche’ causano tutto quel traffico, loro ti rispondono: “noi non causiamo traffico, noi siamo traffico”. L’idea di base e’ di passeggiare per la citta’ in bici. Poi pero’ diventa complicato con i semafori rossi. Ed e’ per questo che si e’ sviluppata la pratica del corking. Solo la testa del serpentone si ferma con il rosso, poi alcuni massers fermano l’incrocio e restano li’, dandosi il cambio fino a che non e’ passato tutto il corteo di ciclisti. Proprio su questo si basano le argomentazioni di alcuni automobilisti che vorrebbero che la polizia fermasse il corteo quando passa con i semafori rossi. Del resto la maggior parte degli automobilisti festeggiano insieme ai ciclisti, ma ogni tanto qualcuno si arrabbia. E quando si arrabbiano ed iniziano a suonare i clacson esplode la gioia dei ciclisti e dei passanti.

Ogni tanto invece ci si ferma tutti e si blocca un incrocio. Ieri e’ successo in almeno due punti. Una prima volta quando il serpentone ha attraversato un’autostrada. Una seconda quando c’e’ stato un incontro con un gruppo di motociclisti. Li’ c’e’ stata un po’ di tensione perche’ i centauri hanno iniziato a mandare i motori su di giri. Nessuno capiva se volevano protestare per il blocco o se cercavano un modo di fare rumore. Fatto sta che a quel punto tutti i ciclisti sono scesi ed hanno sollevato le bici urlando. Ho filmato il tutto qui.

Nel complesso il corteo e’ durato quasi 4 ore: siamo partiti alle 6 p.m. (in ora di punta) da Embarcadero verso Fisherman’s Wharf percorrendo il lungomare di North Beach. Poi siamo rientrati verso downtown per puntare al Golden Gate Park. Di nuovo indietro attraverso il quartiere di Haight per poi andare a fare due o tre giri di Union Square, urlando come gli indiani intorno al generale Custer. Infine di nuovo lungo Market Street verso il quartiere di Mission dove ci siamo stravaccati esausti sul prato di Dolores Park. Erano le 9:30 p.m.. Nel complesso abbiamo percorso 31 chilometri. Video del giro.

Quando arrivano le discese di San Francisco c’e’ da tremare. Si buttano tutti giu’ a duemila urlando e pensi che se uno cade gli finiscono tutti addosso. All’inizio pensavo di riprendere qualche mega discesona, poi al primo tentativo ho fatto il botto. Qui il video della caduta. Per fortuna avevo le maniche lunghe e non mi sono fatto troppo male: mi sono sbucciato un gomito, un ginocchio e strappato i jeans (le foto delle sbucciature non ve le mando perche’ mi pare un po’ kitch). A quel punto ho deciso che forse era meglio fare le discese con entrambe le mani. Poi pero’, verso sera, c’era un fantastico tunnel in discesa e non ho resistito. Qui il filmato.

La cosa interessante e’ che i massers dicono di protestare perche’ la citta’ non li difende abbastanza. Sentire una cosa simile, per uno che ogni tanto va in giro in bicletta nella giungla di Roma, sembra una vera barzelletta. Comunque il prossimo appuntamento e’ proprio per il 25, 26 e 27 maggio per la Critical Mass interplanetaria che si terra’ a Roma.

Web 2.0 Expo - Ignite

Sunday, April 15th, 2007

Web 2.0 Expo

Oggi ho incontrato Emanuele che e’ venuto per il Web 2.0 Expo. Visto che aveva qualche ora libera siamo andati al Ritual a vedere un po’ di beduini e poi a fare un bel giro a Castro. Del resto il modo migliore per non sentirsi fuori luogo facendo una passeggiata a Castro e’ proprio in due (e rigorosamente dello stesso sesso).

In serata e’ iniziato il Web 2.0 Expo con circa 4000 spettatori per la sessione d’apertura intitolata Ignite. Il format e’ stato veramente divertente: due gironi da 8 speaker, ognuno ha una presentazione di 20 silde che vengono cambiate ogni 15 secondi. Alla fine di ogni girone si puo’ votare lo speaker via sms. I cinque minuti e l’incalzare delle slide hanno funzionato bene: dai cannoni costruiti in open source hardware al blog sulle api, dall’ormai noto justin.tv al racconto della prima start-up nata al polo sud, le presentazioni sono state tutte frizzanti e divertenti.

Ho scattato qualche foto, compresa una in cui Emanuele fa due chiacchiere con Tim O’Reilly.

Sflickr meeting e Usability 2.0

Saturday, April 14th, 2007

Sflickr second anniversary T-Shirt

Ancora appuntamenti 2.0 in attesa dell’evento vero e proprio: il Web 2.0 Expo 2007 che inizia domenica.

Mercoledi’ sono stato al Google Campus per una conferenza su Usability 2.0, che’ ormai se una cosa non la chiami 2.0 sembra che risalga al secolo scorso. Hanno parlato Sean Kane di Netflix, Jon Wiley di Google e Luke Wroblewski di Yahoo. C’erano tecnici da tutte le aziende della Silicon Valley. Ad un certo punto qualcuno ha anche pensato che fossi arrivato da Roma apposta per l’evento. Gli ho spiegato che mi sembrava un po’ troppo. Qui le foto dell’evento (con un divertente sushi su tavola da surf).

Giovedi’ sera al Crossroad Cafe’ c’e’ stato il meeting di Sflickr, cioe’ degli utenti che usano Flickr a San Francisco. Il tipo di evento richiedeva di fare foto, ma ho pensato che ne avrebbero fatte talmente tante che era piu’ originale girare un video. Devo dire che la giacca smanicata fa molto fotografo professionista; e’ la macchinetta che mi fa perdere di credibilita’.

Week end di rodeo, musica e baseball

Tuesday, April 10th, 2007

The Frames ritratti da markisevil on flickr

Quello scorso e’ stato un week end pieno di eventi.

Giovedi’ sono andato a vedere musica dal vivo: Richard Buckner al Cafe du Nord.

Venerdi’ ho scoperto che c’era il Grand National Rodeo al Cow Palace con a seguire concerto di musica country. Il rodeo e’ stato veramente divertente e la musica di Gary Allan non male.

Sabato stavo gironzolando in bici dalle parti dello stadio di baseball ed ho deciso di andare a vedere la partita. Ho giocato per anni (nella S.S. Lazio, ma non spargete la voce) e non avevo mai visto una partita americana dal vivo. Ovviamente dovevo coprire questa mancanza e devo dire che ne e’ valsa la pena. Anche perche’ quando mi sono messo in fila al botteghino, un tizio mi ha regalato un biglietto che aveva in piu’. Ho provato a dargli i soldi che aveva speso, ma non ne ha voluto sapere. Per di piu’ quando sono uscito mi sono reso conto di aver legato solo il casco al palo. La bici era appoggiata sopra.

Dulcis in fundo, la sera sono andato a vedere The Frames, band irlandese veramente forte. Se vi capita andate a sentirli. Doveva essere la mia giornata fortunata, perche’ mi sono messo in fila fuori dal locale (lo storico The Fillmore) e si e’ ripetuta la stessa scena della mattina. Uno si e’ avvicinato e mi ha dato un biglietto che aveva comprato in piu’. Ovviamente anche questo non ha voluto avere i soldi indietro. Non ho capito se da queste parti si usa cosi’, ma mi sembra veramente strano.

I cowboy

Sunday, April 8th, 2007

Rodeo

Venerdi’ sera sono stato al Grand National Rodeo. Mi sono divertito molto. C’erano 25′000 vaccari paganti.

I vaccari sono americani dentro. Non che gli altri non lo siano, ma loro sono fieri. I vaccari sono sempre fieri di qualcosa, fieri del cappello che non si levano mai, fieri degli stivali che da noi andavano di moda quando ero alle elementari.I vaccari sono fieri anche dei loro mostri che chiamano pickup o truck. I mostri consumano come se fossero aerei, ma in fondo l’effetto serra non e’ un loro problema. Fuori dal cow palace c’erano posteggiati circa dieci mila mostri ed una sola bicicletta. La mia.

I vaccari hanno spesso la pancia (a differenza dei beduini che sono tutti magri) e la portano con orgoglio, magari alla zuava. Proprio come la portava John Wayne.

Mentre nei film bevevano whisky, qui bevono birra. Una indecente birra che chiamano Coors Light e che sa un po’ di fragola. Comunque sia, bevono come spugne, sia gli uomini che le donne.

Qui siamo in America e tutto deve essere fichissimo, quindi i vaccari non si possono chiamare vaccari, o butteri o qualcosa di simile. Qui si chiamano cowboy, che poi e’ la stessa cosa, ma vuoi mettere come suona.

Dopo il rodeo c’era un concerto di Gary Allan. E allora ho scoperto che, a differenza dei beduini, i cowboy socializzano anche nella vita normale. Sono dei romantici e quando ascoltano musica country si mettono a ballare a coppie. Hanno tutti la donna. Dicono che Brokeback Mountain, che anche questo suona fico ma andrebbe tradotto in italiano per capire bene, e’ un’invenzione di qualche romanziere di citta’.

Quando dal palco parte un pezzo un po’ piu’ ritmato, i vaccari stanno in piedi, fermi a guardare il palco, mentre le donne ballano in gruppi di due o tre in cerchio. Gli uomini stanno con la birra in mano e guardano le proprie donne. Sembrano aspettare che si stanchino per poi portarle a casa. Ma loro non si annoiano. A dimostrarlo c’e’ la punta dello stivale che si muove sempre a ritmo, e l’urlo “Yiieii” che ogni tanto lanciano.

I cowboy celebrano il west, il selvaggio west, tutti i giorni andando in ufficio con i loro mostri ed i loro cappelli.

Super Happy Vlog House

Saturday, March 31st, 2007

Super Happy Vlog House at Hat Factory - San Francisco
Sto scrivendo dalla Super Happy Vlog House, evento di apertura della settimana “Video Blogging Week 2007“.

L’evento si svolge alla Hat Factory (struttura di beduini in coworking di cui scrivero’ ancora). I lavori sono inziati nel prato qui accanto con una riunione con Jon Phillips e Lisa Rein di Creative Commons e Colette Vogele di Vogele & Associates. Abbiamo avuto modo di parlare di licenze creative commons e dell’uso che se ne puo’ fare nell’ambito del video blogging.

Poi ci siamo spostati all’interno della Hat Factory per una piccola presentazione in cui Jon ci ha mostrato il nuovo marker che potrebbe essere usato per i video rilasciati sotto licenza CC. L’obiettivo della serata era di impostare i trailer delle licenze creative common. Qui i trailer. Video.

Il pomeriggio ha proseguito in stile barcamp con la piacevole sorpresa di Justin di justin.tv, che ci ha mandato in broadcast in diretta (justin.tv merita un post a parte). Video.

Oltre ai due video (uno e due), ho fatto un po’ di foto. Nei video ho usato il nuovo mark Creative Commons che potete ammirare in anteprima.

Verso mezzanotte vengono proiettati i video dei trailer e visitiamo tutti insieme il sito del nuovissimo servizio di Google.

In conclusione abbiamo fatto le ore piccole (ora e’ l’una di notte), ma mi sono proprio divertito a passare il sabato sera in modo cosi’ geek.

Visto il Divario digitale di cui scrivevo proprio l’altro giorno, meglio spiegare che una licenza creative common permette di riservare alcuni diritti sui propri lavori, lasciando la possibilita’ di copiarli e distribuirli a terzi. Io di solito uso la licenza “attribution-sharealike” che e’ spiegata molto chiaramente qui.

HOWTO - Cambio dei pattini dei freni della bicicletta

Friday, March 23rd, 2007

Bicicletta

Vedi set di foto.

Non so se c’e’ qualcosa che non va nel mio modo di frenare o se e’ colpa delle discese di San Francisco, ma nel giro di pochi giorni i freni della mia bici sono arrivati a fondo corsa. Cosi’ ho trovato un riparatore di bici da cui si forniscono i beduini e gli ho chiesto se poteva cambiarli. Mi ha parlato di 30 dollari. Mi e’ sembrato esoso, allora ho comprato dei pattini nuovi per i freni a 16 dollari e ho deciso di fare da me. Il commesso del negozio che mi ha venduto i nuovi pattini mi ha detto che sono infinitamente meglio di quelli vecchi.

Veniamo all’howto.

Tempo necessario: circa quindici minuti

Ingredienti: Pattini nuovi, chiave del bullone dei pattini (sia dei vecchi che dei nuovi se sono diverse), chiave del bullone di registrazione del freno. Nel mio caso mi sono procurato una chiave universale ed ho tagliato la testa al toro.

Procedura:

  • Svitare il bullone dei pattini dei freni
  • Inserire i pattini nuovi e fermare il bullone senza ancora stringerlo a fondo
  • Svitare la vite di registrazione della ganascia del freno
  • A questo punto la ganascia si dovrebbe allargare al massimo per via della sua molla
  • Stringere con la mano la ganascia fino a che i nuovi pattini non siano a 2-3 millimetri dal cerchio della ruota
  • Tenendo la ganascia in questa posizione stringere il bullone della vite di registrazione del freno
  • Se i nuovi pattini lo permettono, li si puo’ inclinare leggermente nella direzione del moto della ruota. L’operazione va fatta in modo che i pattini siano piu’ vicini al cerchio nel punto che viene raggiunto piu’ tardi dalla ruota nel suo moto in avanti. La cosa e’ un po’ complicata da descrivere e non serve poi a molto, l’importante e’ che non siano inclinati nella direzione opposta perche’ questo ne aumenterebbe l’usura. I pattini paralleli ai cerchi vanno benissimo. Decisa la posizione migliore si puo’ serrare bene il bullone dei pattini.
  • Ripetere il tutto per i freni posteriori. Nel mio caso i freni posteriori hanno una piccola staffa che evita una troppo forte sollecitazione della ganascia, vincolandola al telaio in fase di frenata. Non avevo mai visto una simile soluzione e credo sia dovuta alla forte sollecitazione dovuta alle discese di San Francisco.

A questo punto l’operazione e’ finita e non resta che provare a verificare il funzionamento dei nuovi pattini frenando prima con un freno e poi con l’altro. Bisogna provare a modulare la frenata, riuscendo sia a rallentare soltanto, che a bloccare completamente la ruota.

Visto che come al solito la cosa e’ facilissima, ma a scriverla pare difficile, ho documentato tutto qui.

I beduini di San Francisco

Tuesday, March 20th, 2007

Ritual Roaster Cafe di San Francisco
I beduini sono nomadi. Non hanno un posto unico dove stare, ma si muovono liberamente e si fermano solo dove e’ possibile trovare una connessione wifi gratuita ed una sorgente di caffeina. I beduini si muovono in bici, oppure in skateboard. Nessuno ha la macchina e se ce l’ha non la usa per muoversi qui.

I beduini arrivano nei caffe’ con le borse etniche oppure con gli zaini. Tirano fuori i loro laptop e si collegano. I beduini non socializzano mai nei caffe’, fissano il loro monitor e socializzano solo in salsa 2.0: in rete.

I caffe’ hanno nomi latini. Ci si sposta dal silenziosissimo Mission Creek Cafe’ al caotico Ritual Roaster Cafe’, dallo storico Caffe’ Trieste al nuovo Coffee to the people.

I beduini non usano mai Windows. Entrano ed escono dai caffe’ sempre da soli. Quando si muovono, vanno da una parte all’altra della citta’ il piu’ velocemente possibile. Pare soffrano quando il loro portatile e’ spento.

I beduini hanno imparato a digitare sulla tastiera da giovani, digitano velocissimi e quasi nessuno guarda i tasti, lo sguardo e’ fisso sul monitor. Si nutrono poco. Non bevono nulla di alcolico. Quando, per puro caso, sono in numero maggiore di uno e vogliono anche mangiare, mangiano in ristoranti vegani di sushi come il Cha-Ya. I beduini sono sempre magri.

Vivono da soli o quasi. Quando devono lavare i panni i beduini lo fanno al Brainwash dove, mentre fanno il bucato, possono collegarsi e continuare la loro vita 2.0.

Ogni tanto c’e’ qualche beduino che si organizza in piccoli gruppi e colonizza qualche abitazione, sostituendola ai caffe’. E’ nato cosi’ il movimento Coworking. Partendo da qui, e’ arrivato qui.

C’e’ chi dice che molti beduini siano milionari. Pare che intere societa’ non abbiano sede fissa, ma abbiano completato il processo di beduinizzazione, vivendo solo in rete e nei caffe’ di San Francisco.