Sette cose che ci dice la notte elettorale americana

Marijuana libera in California

Cosa e’ successo questa notte in America? Ecco sette punti.

1. I sondaggi vengono spesso usati per fare propaganda

Dopo la batosta della Brexit, i sondaggisti non sono cambiati. I sondaggi sono, e restano, uno dei primi strumenti di propaganda. A perdere il posto saranno in pochi, e la gran parte sono pronti a vendersi al prossimo potente di turno. In Italia lo sappiamo bene ed, anche su questo, siamo stati dei precursori: con una delle nostre famose norme illiberali, ma “tra le piu’ avanzate del mondo”, vietiamo di diffondere i sondaggi elettorali nell’ultimo mese e ai politici di parlare l’ultimo giorno. Cosi’, passando dalla politica alle corse dei cavalli, ci sentiamo in una botte di ferro.

2. Fortuna che ci sono i giornalisti

Esattamente come con la Brexit, i giornalisti hanno capito poco di quello che stava succedendo. Quelli italiani, se possibile, hanno capito ancora meno. Il loro lavoro, del resto, non e’ di capire le cose prima che succedano, ma di raccontarle dopo. Probabilmente, se capissero qualcosa del mondo che li circonda, investirebbero in borsa, o farebbero i consulenti. Non lo dico con sarcasmo, ma con molto rispetto verso chi sa raccontare le cose meglio di me. Quando postate sui social network la classica citazione del giornalista che, con sicumera, vi dice come deve girare il mondo, pensateci due volte. I vari Zucconi, Gramellini, Serra e compagnia cantante, vivono in mondi autoreferenziali, citandosi tra di loro, e non escono mai dalle loro redazioni. In queste elezioni hanno scelto di guardare piu’ ai salotti di New York che ad Alabama ed Arizona. Probabilmente, senza i finanziamenti all’editoria, la maggior parte di loro dovrebbe scegliere tra fare bene il proprio lavoro, oppure friggere patatine al soldo di qualche “odiata multinazionale”.

3. La marijuana diventa sempre piu’ libera

In California, Massachusetts e Nevada e’ stato liberalizzato l’uso della marijuana per uso ricreazionale, portando dal 5% al 20% la percentuale di americani che si possono fare un “cannone” senza conseguenze penali. In California la marijuana era gia’, di fatto, libera, perche’ era acquistabile per scopi terapeutici, e in giro era possibile trovare dei chioschi che ti facevano il certificato medico seduta stante. Basta andare a San Francisco per sentire odore di spinello ovunque. Passo dopo passo qualcuno iniziera’ a capire che non ha alcun senso continuare a inventare reati senza vittime. Si pensi che l’86% dei detenuti nelle prigioni federali sono stati condannati per reati senza vittime, e che il numero di detenuti in USA e’, in termini percentuali sulla popolazione, dieci volte superiore a quello di altri paesi OCSE, come Germania, Francia, Svizzera, Italia. Ricordo quando, in Italia, a parlare di anti-proibizionismo erano solo i radicali. Ora sara’ diverso, e, come molte altre battaglie di liberta’, il mondo non potra’ che adeguarsi a quello che fanno gli americani.

4. L’arma segreta (che tanto segreta non era)

Se si fosse votato tra un altro mese, Trump avrebbe vinto con un margine ancora maggiore. Questo perche’ in questo periodo stanno arrivando a casa di tutti gli americani, delle lettere che hanno molto piu’ successo di qualunque propaganda elettorale: le lettere di rinnovo delle assicurazioni sanitarie. Gli aumenti medi sono del 24%, e seguono un aumento analogo avvenuto l’anno scorso. La causa e’ la costosissima riforma sanitaria di Obama, che Hillary Clinton aveva annunciato di voler rinforzare ed estendere.

5. Ha vinto Davide

So che a molti non piace, ma Golia Clinton aveva ricevuto, per la campagna elettorale, 1.3 miliardi di dollari, mentre Davide Trump solo 795 milioni. Nonostante l’efficace storytelling sul potente miliardario, Trump era il candidato piu’ debole. Inoltre aveva contro gran parte del proprio stesso partito. L’unico veramente lungimirante e’ stato il solito Peter Thiel (Paypal, Facebook, Palantir).

6. Risultato storico per i libertari

Mentre la maggior parte degli italiani non sa neanche cosa sia il movimento libertario, il Libertarian Party americano raggiunge il massimo di voti mai avuti: 4 milioni. Sono tanti, ma probabilmente sarebbero stati di piu’, se il candidato fosse stato un personaggio iconico e famoso come John McAfee. Se poi si considera che la fine della guerra alla droga e’ uno degli obiettivi libertari, si capisce come il risultato abbia una portata storica.

7. Thank you, famous actors

Durante la campagna elettorale era uscito questo video di attori di Hollywood che dicevano agli americani di andare a votare per Hillary Clinton. Molti hanno subito notato che la mobilitazione di attori per Obama era stata molto piu’ importante, ma la risposta piu’ efficace e’ contenuta in questo video organizzato dalla campagna di Trump, in cui normali persone ringraziano gli attori famosi per il suggerimento, ma rivendicano di saper gestire la propria vita da soli, senza dover sempre ascoltare i preziosi consigli dei personaggi famosi. Chissa’ che qualcuno, grazie a questo sorprendente risultato di Donald Trump, non inizi a capire che un attore, un cantante, un calciatore, a volte fanno bene il proprio mestiere, ma spesso di politica non capiscono un’acca.

Margaret Thatcher

Una delle grandi discussioni del nostro tempo riguarda quanto del vostro denaro debba essere speso dallo Stato e quando voi dobbiate invece mantenere e spendere per la vostra famiglia.

Non dimentichiamoci mai questa verità fondamentale: lo Stato non ha altre fonti di denaro se non nel denaro che la gente ha guadagnato per sé.

Se lo Stato intende spendere di più lo può fare soltanto prendendo in prestito i vostri risparmi o tassandovi di più.

Non è un buon ragionamento ritenere che sarà qualcun altro a pagare: quel qualcun altro siete voi. Il denaro pubblico non esiste, esiste soltanto il denaro del contribuente.

La prosperità non giungerà attraverso l’invenzione di programmi di spesa pubblica più numerosi e sostanziosi. Non diventerete più ricchi ordinando un altro libretto d’assegni alla banca.

Nessuna nazione è mai diventata più ricca tassando i suoi cittadini oltre la loro possibilità. Abbiamo il dovere di assicurarci che ogni singolo penny che raccogliamo con le tasse sia speso bene e saggiamente, perché è il nostro partito che oggi si è dedicato a far bene le faccende domestiche.

Scommetterei tranquillamente che se Mr. Gladstone fosse vivo oggi, farebbe domanda per entrare nel Partito Conservatore.

Proteggere il portafogli del contribuente, proteggere i servizi pubblici: questi i nostri due grandi obiettivi e le loro richieste vanno conciliate.

Come sarebbe bello, come sarebbe popolare, poter dire: “Spendiamo di più qui, espandiamo ancora di là”. Ovviamente ognuno ha le sue cause preferite, io so di averne. Ma poi qualcuno deve far tornare i conti. Ogni azienda deve farlo, ogni casalinga deve farlo, ogni governo deve farlo, e questo governo lo farà.

Non sei democratico!

In questa campagna elettorale è stato evidente, più che non in altre, che pochi sanno veramente cosa sia la democrazia.

Un esempio riguarda il dibattito televisivo. Secondo alcuni dire che lo si vuol fare solo con chi ha qualche possibilitá di guidare il paese non è democratico. Secondo altri dire che proprio non lo si vuol fare con nessuno, non è democratico. La verità è che fare o non fare, o fare con chi vuoi, un certo dibattito non ha nulla a che fare con la democrazia. Se io sono il capo di un partito e quella sera voglio andare a cena con mio cugino perché è indeciso, posso farlo. E prendere il voto di mio cugino è democratico quanto prendere quello di chi guarda la TV. Se voglio, udite udite, posso anche andare in piazza a urlare a una milionata di persone, e non faccio nulla di poco “democratico”.

Un altro esempio del malo uso del termine “democratico” riguarda il rispondere o meno alle domande dei giornalisti. Ho sentito dire che se non rispondo a un certo tizio che mi chiede una cosa (tipicamente domande intelligentissime), allora non sono democratico. E chi più ne ha più ne metta. Le dieci domande, che, se uno non risponde, allora non è democratico. Le venti domande che se non rispondi non sei democratico. Le domande che se non rispondi in TV non sei democratico e via dicendo. Poco conta che risponda tutti i giorni a centinaia di persone normali, cittadini e votanti. Se non rispondo ad uno che è iscritto ad un certo ordine (fondato da Mussolini), allora non sono democratico.

Altro caso fantastico riguarda cosa fai a casa tua. In questo caso ti dicono che non sei democratico se non inviti a cena questo o quello. Ma mi pare chiaro che a casa mia invito chi pare a me, e non gli amichetti di questo o di quello. Ieri sera, ad esempio, Beppe Grillo ha deciso di far entrare nel retropalco alcuni giornalisti e non altri (guarda caso quelli che non potevano entrare erano quelli iscritti al solito ordine, fondato sempre da Mussolini). Apriti cielo. Non è democratico. Tutto quello che diceva ieri Beppe Grillo, veniva sparato su youtube e lo vedevano decine di migliaia di persone; cosa c’entrerà mai con la democrazia far entrare uno o l’altro nel backstage? Se aggiungiamo che quelli che sbraitano perché non potevano entrare, non sono pagati dai loro lettori con i soldi delle copie che vendono, ma dai soldi delle nostre tasse, il quadro è completo.

Passiamo ad un argomento veramente spinoso. Decidere chi comanda in casa mia. Mi pare chiaro che in casa mia decido io. Ebbene no. I sedicenti democratici pretendono di dire cosa devo fare anche in casa mia. Quindi, secondo loro, non solo devo invitare a cena chi dico io, ma devo anche decidere insieme a loro chi partecipa e chi comanda. Quindi se faccio l’associazione politica, che so, “logaritmo in base dieci di mille” in cui può entrare solo chi sa cosa sia il logaritmo, allora non sono democratico.

(Incidentalmente ricordo che il logaritmo viene insegnato alle scuole medie e, mentre una professoressa ci spiegava cosa fosse, nell’aula accanto facevano leggere ai poveri alunni di un ramo del lago di Como di cui al mondo non frega un beato, in un’altra aula provavano a illustrarci i rudimenti di una lingua che non si parla più da un migliaio di anni e in qualche altra classe spiegavano cosa fosse democrazia. A questo punto non fatico a capire perché nessuno sappia cosa sia democratico e cosa no.)

Veniamo a noi. Qualcuno potrebbe ribaltare il discorso e chiedere a me cosa sia democrazia. Ecco la mia risposta: il 19 aprile del 1993 venne fatto un referendum. La domanda era “Vuoi dare i tuoi soldi ai partiti politici?”. Immaginate la risposta? Non serve troppa immaginazione. Un sonoro “vaffa” risuonó in tutto il paese e 31 milioni 225 mila 867 Italiani votarono per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti.

A questo punto quale sarebbe l’unica vera cosa democratica da fare? Abolire immediatamente il finanziamento pubblico ai partiti, o qualunque nuovo nome gli abbiano dato.

Oggi no. Proprio quando sembra che qualcuno si voglia far eleggere dicendo che eliminerà il finanziamento pubblico ai partiti (Grillo, Renzi, Berlusconi, Maroni e altri), un partito decide che vuole che quel finanziamento rimanga. E (qui risate) indovinate un po’ come si chiama quel partito? Partito Democratico. Incredibile. Aggiungo che tutti quelli che in questo periodo volevano spiegare a me cosa fosse o meno democratico, poi mi dicevano che intendevano votare proprio per il partito “democratico”.

In fondo tutto questo non è del tutto strano: quanti ricordano quale delle due Germanie si faceva chiamare “democratica”?