I numeri inutili della protezione civile

Numeri INutili della Protezione Civile

Siamo al Terminillo, noi, i bimbi, mia madre e mio fratello Marco. Qui almeno due scosse si sono sentite molto forti: 3.36 e 4.33. Alcune persone hanno dormito fuori, ma la notte fanno 8 gradi e noi abbiamo preferito restare in casa. I bimbi non si sono accorti di nulla.

La mattina abbiamo sentito le notizie sui danni ed abbiamo pensato a come renderci utili. Io e Marco siamo andati a Rieti a donare il sangue (ci hanno detto, giustamente, di tornare domani o dopodomani, perche’ si occupavano prima di chi veniva da lontano).

Poi siamo tornati a casa, e ci siamo chiesti se fosse utile andare ad Amatrice a dare una mano. La nostra vicina di casa ha preso la macchina ed e’ andata. Io ho pensato che una macchina in piu’ sulla strada piccola e tortuosa crea piu’ problemi di quanti ne risolvano quattro braccia. Decidiamo che la cosa migliore e’ chiedere a qualcuno se la nostra presenza sia utile o dannosa. Allora provo a chiamare i numeri della protezione civile. Si tratta di quei due numeri che avete visto tutti su Internet ed in TV: quelli che dicono di chiamare se serve. Ecco, sappiate che chiamare quei due numeri e’ completamente inutile. Ho provato tutto il giorno e i numeri risultano sempre occupati. Verso l’ora di pranzo uno dei due numeri mi ha finalmente risposto, con il tipico messaggio di attendere in linea per parlare con un operatore. Dopo dieci minuti un messaggio mi ha detto che non c’erano operatori disponibili e di lasciare il nome e numero per essere richiamati. Ma niente, dopo il beep c’era l’avviso che la casella vocale dell’utente era piena.

Che fare? Sotto casa passa un gruppo di avieri della locale stazione dell’Aeronautca che gironzolano senza molto da fare. Penso che, se lo stato non manda i propri uomini, la nostra presenza farebbe solo danni. Cosi’ decidiamo di rimanere qui.

Ora, mi rendo conto che ci sono cose molto piu’ importanti, forse il nostro aiuto non serviva molto, forse abbiamo fatto la cosa giusta, ma stiamo parlando dei numeri telefonici della protezione civile, non della locale parrocchia. Non mi voglio perdere in considerazioni sulle scale dei terremoti e sulla antropizzazione delle zone, ma si parla, forse, di 300 morti. In Irpinia, nel 1980, ci furono 2500 morti. Questo vuol dire che ci furono 10 volte piu’ persone morte, piu’ persone sotto le macerie, piu’ sangue necessario, piu’ beni necessari e piu’ volontari da organizzare. Sentire che il numero della protezione civile e’ occupato tutto il giorno, ti da’ questa brutta idea di “dilettanti allo sbaraglio” che non rassicura certo. Se dovessi, in un momento lontano dall’emergenza, progettare il servizio del call center della protezione civile penserei ad un servizio scalabile quasi all’infinito. Capace di ricevere (e smistare ad operatori lontani dall’area colpita) migliaia, o decine di migliaia, di chiamate contemporanee.

Chissa’ se in questi casi qualcuno impara dall’esperienza, o se si considerano ineluttabili, oltre ai terremoti, anche i centralini occupati.

Lettera a Mauro Battocchi, Console “Generale” di San Francisco

Ok, la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata, era il 3 maggio 2016)

Gentile signor Mauro Battocchi, console “generale” italiano a San Francisco,

sono a scrivere per ringraziarla dell’esperienza vissuta oggi al consolato di San Francisco. Infatti ritengo che il consolato, cosi’ come gran parte delle nostre utilissime sedi diplomatiche sparse per il mondo, rappresenti l’immagine dell’Italia all’estero. Il consolato riesce a dare un’idea chiara al visitatore di come funzionino le cose in Italia.

Le riassumo la nostra esperienza.

Dobbiamo fare una pratica relativa alla nascita della Gnoma. Questo purtroppo ci deve mettere in contatto con il consolato. Cosa che ovviamente preferiremmo non fare, visto che significa perdere una mezza giornata per venire a San Francisco. Ma pare che serva l’intervento di una specie di notaio.

Dopo qualche settimana di botta e risposta via email, riusciamo a trovare un buco libero nella fittissima agenda di un certo Aldo Mura.

Pare infatti che lui sia una specie di notaio (non oso pensare quanto costi avere un preparatissimo, costosissimo notaio in una sede come San Francisco, ma sono certo che possa essere piu’ che utile agli italiani all’estero che, pur potendo notarizzare un documento a 10 dollari ad ogni angolo di strada, vorranno usufruire degli esclusivi servigi di un italianissimo notaio).

Sembra che il Mura, e, da quello che ho capito, tutto il consolato, lavorino solo tre ore ogni mattina. E probabilmente qualcuno di loro, anche a giorni alterni. Questo mi sembra piu’ che dignitoso. Infatti permette al cittadino estero, che dovesse venire in contatto con il consolato, di capire bene quali siano i ritmi di lavoro italiani. Probabilmente in questo modo si inducono i migliori cervelli della Silicon Valley a trasferirsi in Italia, per toccare con mano la nota settimana lavorativa di 15 ore.

Comunque, oggi andiamo a San Francisco con lo Gnomo e la Gnappa (che credo debba essere presente innanzi al signor notaro). Arriviamo davanti ad un citofono (“Ok, ma non doveva essere aperto a quest’ora?”, “Non so, fammi citofonare, c’e’ scritto di citofonare…”). Entriamo in una stanza con una mezza dozzina di persone, una parete coperta di specchi, ed un’altra con tre impiegati dietro ad un vetro.

Credo che gli impiegati debbano stare dietro al vetro, per evitare che qualcuno li mandi a quel paese con troppa veemenza. Non riesco proprio ad immaginare per quale altro motivo sia necessario proteggere gli impiegati di un ufficio pubblico. Considerate che siamo negli Stati Uniti, e che qui, anche quando si va in banca, si parla con il cassiere senza nessun vetro, e senza depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera.

La voce degli impiegati dell’acquario viene amplificata, e chiunque nella stanza puo’ sentire tutti i problemi dei primi della fila. (Cara signora che era prima in fila quando siamo arrivati, se mi legge, mi dispiace per il decesso in famiglia, forse non era una cosa che voleva far sapere a tutte le persone della stanza, ma cosi’ vanno le cose nella patria della “piu’ avanzata legge sulla privacy”.)

Per quanto riguarda la parete di specchi, credo che l’idea sia di scimmiottare qualche serie televisiva. Di quelle con gli interrogatori dell’FBI. Pero’, ovvimante, qui la parete e’ finta. Nel senso che e’ una normalissima parete, coperta da normalissimi specchi. Infatti, al centro dello specchio, si apre una porta che viene usata per accedere agli uffici, in modo tale che chiunque, ogni volta che si apre la porta, possa rendersi conto della presa in giro.

Quindi noi siamo in questa stanza, davanti allo specchio, con gli impiegati che si occupano di alcuni visitatori, ma non di noi, perche’ abbiamo il fantomatico appuntamento. Nella stanza ci sono due sedie da ufficio. Di quelle con le ruote e i braccioli. Non c’e’ nientaltro. Ovviamente, dopo dieci minuti, lo Gnomo inizia a giocare con una delle sedie. Ci si siede sopra, le spinge, mi chiede di farlo girare e di spingerlo. Il tempo passa, e nella stanza non c’e’ null’altro, quindi mi metto io sulla sedia e dico allo Gnomo che se vuole mi puo’ spingere. Insomma, cerco di passare il tempo con lui.

Ad un certo punto, dalla porta nel finto specchio, si materializza un solerte funzionario e mi dice testuale: “Abbia pazienza, ma … NO!”. Proprio cosi’, con il NO imperativo. E senza aggiungere altro. Ha il tono di quello che dice una cosa ovvia, come se, ovviamente, non ci si possa sedere sulle sedie. Allora gli chiedo: “scusi, NO cosa?”. E lui mi dice: “il bambino non si puo’ sedere sulle sedie. Sa, se si fa male, io poi sono responsabile.”

Ecco signor console, di questo anche la ringrazio. Il funzionario riesce a rendere cosi’ bene la situazione di come si vive in Italia. Nel giro di due frasi riesce a proiettare la realta’ del belpaese come nessuno saprebbe fare. Questo atteggiamento lo conosco bene: e’ il micro-potere del burocratino, che dice di essere responsabile di qualcosa, quando sa benissimo che nulla e nessuno lo allontaneranno mai dal suo posto fisso, ottenuto tramite la conoscenza di chissacchi’. Ed e’ insuperabile la supponenza con cui si rivolge ad una persona sconosciuta. Tutto questo non si puo’ copiare, nessuno mai riuscirebbe a descriverlo cosi’ bene. Bisogna averlo nel DNA.

Ho cercato di ribattere. Ho chiesto: “perche’ mai il bambino non dovrebbe sedersi sulla sedia?” E lui mi dice: “perche’ e’ pericoloso”. Allora gli chiedo: “Mi vuole forse dire che queste sedie sono pericolose?”. Insomma, cercavo di arrivare da qualche parte, ma come tutti sanno, mai discutere con un imbecille e via dicendo. Cosi’ cerchiamo di convincere lo Gnomo a non giocare con le sedie.

A questo punto citofona, ed entra nella stanza, una procace signorina. Al che’ la porta, nella finta parete di specchio, si apre come di incanto, e lo stesso solerte funzionario accoglie la procace signorina con sorrisi e frasi gentili. Arriva un’altra signorina. Stesso atteggiamento. Poi arriva un tizio con una valigia. Ancora la porta si apre d’incanto ed il solerte funzionario dice: “Ma dai, sei qui… Ma entra. Non e’ che la valigia ti pesa? Vieni.”

Nel frattempo la Gnappa decide di esercitare le sue legittime funzioni fisiologiche. Allora ci rendiamo conto che c’e’ anche la porta di un bagno. Non speriamo nulla, non immaginiamo nulla, ma proviamo: e’ un bugigattolo. Che ci fosse il fasciatoio, che c’e’ in qualunque privatissimo, cattivissimo e multinazionalissimo Mc Donald’s, non osavamo sperarlo, ma certo non immaginavamo una specie di sgabuzzino simile. Quindi la Gnappa viene cambiata sul passeggino, in mezzo a tutti.

Il tempo passa. Nella stanza c’e’ un libro. E’ una specie di Guestbook. Le pagine sono stranamente timbrate e numerate. Forse qualcuno eliminava i commenti negativi e lasciava i positivi. Non lo voglio sapere. Prima di andare via, scrivo sul guestbook quello che vedete nell’immagine qui sopra.

Dopo aver aspettato inutilmente un’ora dall’orario del nostro appuntamento, andiamo via.

Arrivo a casa e mi arriva una email del Signor Mura. Si’, proprio lo stesso con il quale avevamo appuntamento. Con la supponenza da burocrate (parassita), pagato con le tasse della collettivita’ per non fare pressocche’ nulla, in un posto dal quale non verra’ rimosso mai, mi scrive: “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento”.

Devo dire che mi fa un po’ pena. Probabilmente non ha idea di come funzioni l’ufficio dove lavora. Probabilmente nessuno lo ha informato che noi fossimo li’. Forse lui stesso non ha chiesto a nessuno se noi eravamo li’. Forse le procaci signorine ci passavano avanti, o forse andavano da altri, o chissa’ cosa. Non mi interessa molto. Da parte nostra, ci siamo qualificati con nome e cognome ben due volte agli operatori dietro al vetro, i quali sapevano che avevamo un appuntamento, e con chi.

Ecco, signor Console, mi sento di ringraziarla per tutto questo. Nessuno saprebbe proiettare, nel giro di un’ora, un’immagine cosi’ nitida di come funzionano le cose in Italia. Lei e la sua brillante squadra riuscite a condensare benissimo l’idea di un allegro e farlocco fancazzismo, strapagato dalle tasse di tutti.

La prego, lasci stare tutto cosi’, almeno fino al fallimento prossimo venturo, ed alla fine dei soldi degli italiani che permettono di tenere in piedi un teatrino simile.

Cordialmente

Luca Venturini

Photo: la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata: era il 3 maggio 2016)

Non sei democratico!

In questa campagna elettorale è stato evidente, più che non in altre, che pochi sanno veramente cosa sia la democrazia.

Un esempio riguarda il dibattito televisivo. Secondo alcuni dire che lo si vuol fare solo con chi ha qualche possibilitá di guidare il paese non è democratico. Secondo altri dire che proprio non lo si vuol fare con nessuno, non è democratico. La verità è che fare o non fare, o fare con chi vuoi, un certo dibattito non ha nulla a che fare con la democrazia. Se io sono il capo di un partito e quella sera voglio andare a cena con mio cugino perché è indeciso, posso farlo. E prendere il voto di mio cugino è democratico quanto prendere quello di chi guarda la TV. Se voglio, udite udite, posso anche andare in piazza a urlare a una milionata di persone, e non faccio nulla di poco “democratico”.

Un altro esempio del malo uso del termine “democratico” riguarda il rispondere o meno alle domande dei giornalisti. Ho sentito dire che se non rispondo a un certo tizio che mi chiede una cosa (tipicamente domande intelligentissime), allora non sono democratico. E chi più ne ha più ne metta. Le dieci domande, che, se uno non risponde, allora non è democratico. Le venti domande che se non rispondi non sei democratico. Le domande che se non rispondi in TV non sei democratico e via dicendo. Poco conta che risponda tutti i giorni a centinaia di persone normali, cittadini e votanti. Se non rispondo ad uno che è iscritto ad un certo ordine (fondato da Mussolini), allora non sono democratico.

Altro caso fantastico riguarda cosa fai a casa tua. In questo caso ti dicono che non sei democratico se non inviti a cena questo o quello. Ma mi pare chiaro che a casa mia invito chi pare a me, e non gli amichetti di questo o di quello. Ieri sera, ad esempio, Beppe Grillo ha deciso di far entrare nel retropalco alcuni giornalisti e non altri (guarda caso quelli che non potevano entrare erano quelli iscritti al solito ordine, fondato sempre da Mussolini). Apriti cielo. Non è democratico. Tutto quello che diceva ieri Beppe Grillo, veniva sparato su youtube e lo vedevano decine di migliaia di persone; cosa c’entrerà mai con la democrazia far entrare uno o l’altro nel backstage? Se aggiungiamo che quelli che sbraitano perché non potevano entrare, non sono pagati dai loro lettori con i soldi delle copie che vendono, ma dai soldi delle nostre tasse, il quadro è completo.

Passiamo ad un argomento veramente spinoso. Decidere chi comanda in casa mia. Mi pare chiaro che in casa mia decido io. Ebbene no. I sedicenti democratici pretendono di dire cosa devo fare anche in casa mia. Quindi, secondo loro, non solo devo invitare a cena chi dico io, ma devo anche decidere insieme a loro chi partecipa e chi comanda. Quindi se faccio l’associazione politica, che so, “logaritmo in base dieci di mille” in cui può entrare solo chi sa cosa sia il logaritmo, allora non sono democratico.

(Incidentalmente ricordo che il logaritmo viene insegnato alle scuole medie e, mentre una professoressa ci spiegava cosa fosse, nell’aula accanto facevano leggere ai poveri alunni di un ramo del lago di Como di cui al mondo non frega un beato, in un’altra aula provavano a illustrarci i rudimenti di una lingua che non si parla più da un migliaio di anni e in qualche altra classe spiegavano cosa fosse democrazia. A questo punto non fatico a capire perché nessuno sappia cosa sia democratico e cosa no.)

Veniamo a noi. Qualcuno potrebbe ribaltare il discorso e chiedere a me cosa sia democrazia. Ecco la mia risposta: il 19 aprile del 1993 venne fatto un referendum. La domanda era “Vuoi dare i tuoi soldi ai partiti politici?”. Immaginate la risposta? Non serve troppa immaginazione. Un sonoro “vaffa” risuonó in tutto il paese e 31 milioni 225 mila 867 Italiani votarono per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti.

A questo punto quale sarebbe l’unica vera cosa democratica da fare? Abolire immediatamente il finanziamento pubblico ai partiti, o qualunque nuovo nome gli abbiano dato.

Oggi no. Proprio quando sembra che qualcuno si voglia far eleggere dicendo che eliminerà il finanziamento pubblico ai partiti (Grillo, Renzi, Berlusconi, Maroni e altri), un partito decide che vuole che quel finanziamento rimanga. E (qui risate) indovinate un po’ come si chiama quel partito? Partito Democratico. Incredibile. Aggiungo che tutti quelli che in questo periodo volevano spiegare a me cosa fosse o meno democratico, poi mi dicevano che intendevano votare proprio per il partito “democratico”.

In fondo tutto questo non è del tutto strano: quanti ricordano quale delle due Germanie si faceva chiamare “democratica”?

10 domande al comandante De Falco

Comandante De Falco

Gentile Comandante De Falco,

come tutti ormai sanno, lei e’ il comandante della sala operativa della Capitaneria di Porto di Livorno. Mi rivolgo a lei per porle dieci semplici domande riguardanti, sia i fatti della notte del naufragio della Costa Concordia, sia le attivita’ poste in essere dalle forze dell’ordine per prevenire simili accadimenti.

1. Nella notte del naufragio della Costa Concordia lei ha registrato alcune telefonate fatte dalla sala operativa della Capitaneria di Porto al cellulare privato del comandante Schettino. Ci vuol dire se si tratta di una prassi abituale oppure se ha dovuto mettere in atto accorgimenti particolari per effettuare la registrazione? Se si’, ci puo’ dire quanto tempo sia servito, a lei o ai suoi uomini, per organizzare la registrazione della telefonata? A beneficio dei lettori ricordo che in quel momento lei coordinava i soccorsi relativi al un naufragio di una nave con circa 4000 persone persone a bordo.

2. La registrazione della telefonata e’ stata data ai media. Ci vuole spiegare se e’ consuetudine dare ai media il traffico telefonico della sala operativa? In questo caso, ci vuol dire dove possiamo reperire il traffico telefonico di una data a caso, ad esempio del 14 agosto 2011? Se invece non e’ consuetudine pubblicare le registrazioni del traffico telefonico, ci vuol spiegare chi ha dato ai media tale registrazione e soprattutto se sia stata data a titolo gratuito o meno?

3. Nella sua telefonata al comandante Schettino lei chiede al suo interlocutore di presentarsi. Successivamente lei interrompe il suo interlocutore, che le stava dando alcune informazioni utili sull’accaduto, chiedendogli di alzare la voce. Questo nonostante si capisse bene cosa stava dicendo. Ci vuole spiegare se tutte le volte che c’e’ un’emergenza si passa per questa specie di assurda pantomima sul volume della voce, oppure se si tratta di una accortezza legata all’esigenza di produrre una registrazione di buona qualita’? Cerchi di capire la nostra posizione di spettatori in questa vicenda: vorremmo capire se anche questo possa aver fatto perdere del tempo oppure possa averle fatto perdere delle informazioni che il suo interlocutore avrebbe potuto darle.

4. L’articolo 1120 del Codice della Navigazione punisce il comandante della nave che “si trovi in tale stato di ubriachezza da menomare la sua capacita’ di comando”. Ci vuol spiegare per quale motivo non ha ordinato l’effettuazione di un test alcolemico al comandante della nave? Nel caso in cui lei non sia autorizzato a dare un simile ordine, ci vuol spiegare chi sia l’autorita’ preposta ad ordinare un simile test e se lei, che aveva sentito il comandante Schettino al telefono, ha comunicato a tale autorita’ il fatto che il comandante avrebbe potuto non essere del tutto lucido?

5. Ci vuol dire, in base ai dati AIS in possesso della sala operativa che lei dirige, quante volte, nell’ultimo anno, la nave Costa Concordia sia passata a meno di 500 metri dalle coste dell’isola del Giglio? Ci vuol dire se lei veniva informato ogni qualvolta una nave da crociera faceva il cosiddetto “inchino”?

6. Ci vuol spiegare se c’e’ un modo, da parte delle forze dell’ordine imbarcate nell’area (Guardia di Finanza, Carabinieri, Capitanerie di Porto), di sapere quali piccole imbarcazioni vengono controllate, in modo da non usare inutilmente risorse per controllare piu’ volte la stessa imbarcazione?

7. Ci vuol dire, nell’ultimo anno, quanti controlli siano stati effettuati su piccole imbarcazioni a vela nelle acque dell’Arcipelago Toscano? Ci vuol dire quanti di questi controlli riguardavano il rispetto della distanza minima che un’imbarcazione all’ancora deve tenere dalla costa dell’isola del Giglio? Ci sa dire quanti uomini vengono utilmente impiegati per questi importantissimi controlli?

8. Ci puo’ dire, nell’ultimo anno, quanti controlli siano stati fatti su navi da crociera? Ci puo’ dire, in particolare, quante volte nell’ultimo anno avete fatto un qualunque tipo di controllo sulla nave Costa Concordia?

9. Ci puo’ dare una sua stima del costo per il contribuente, nell’ultimo anno, dei controlli effettuati dalle forze dell’ordine su piccole imbarcazioni a vela? Ci puo’ dare la stessa stima per controlli effettuati su grandi navi da crociera?

10. Al fine di ridurre al massimo la perdita di vite umane in mare, nella sua opinione, ritiene piu’ importanti i controlli su una nave da crociera da 100’000 tonnellate e 4’000 persone imbarcate oppure quelli su una barca da 10 metri e 5 persone imbarcate?

I 7+1 responsabili della tragedia del Giglio

Rigoroso controllo su un barchino

Anche se mancano le informazioni dettagliate relative a quanto sia successo in plancia, direi che a questo punto ci sono abbastanza elementi per capire chi siano i responsabili della tragedia occorsa. Fermo restando che il responsabile ultimo della nave e’ e resta sempre il comandante, vediamo un po’ chi siano gli altri corresponsabili della tragedia. A differenza del comandante della nave che e’ pagato dalla Costa Crociere, si tratta, per i primi sette nomi, di persone pagate dalle nostre tasse.

1. Il comandante della Guardia di Finanza di Porto Santo Stefano. Ho avuto modo di incrociare piu’ volte le motovedette della Guardia di Finanza al largo dell’isola del Giglio. Costoro sono in grado di fermare la stessa barca nella stessa settimana anche tre volte, trovando sempre le stesse carte a bordo, ma non credo che abbiano mai fermato la Costa Concordia che passava a 100 metri dall’isola. Disposto a ricredemi se qualcuno mi mostra i verbali del controllo. Da parte mia posso mostrare dozzine di verbali di controllo, inutili, riguardanti barche dai 10 ai 15 metri, tutte a vela.

2. I comandanti delle suddette vedette. Precisi e puntuali nel conoscere le norme in vigore e spesso anche nell’inventarne di nuove inesistenti, ma sempre riguardanti piccole imbarcazioni da diporto, per lo piu’ a vela. Ricordo che un giorno decisero di controllare per due lunghe ore ogni spillo della barca piu’ piccola che trovarono in porto. Dopo aver perso inutilmente le due ore, dissero che mancava il canone RAI dello stereo.

3. I comandanti delle motovedette dei Carabinieri che perlustrano con continuita’ le coste del Giglio. Anche loro hanno avuto modo di fermare piu’ volte imbarcazioni a vela di massimo 15 tonnellate, ma non credo abbiano mai fermato la Costa Concordia di circa 100000 tonnellate. Ricordo che, proprio dove e’ successo il fatto, ci spiegarono che, secondo loro, dovevamo ancorarci molto distanti dall’isola. In pratica ci dicevano che dovevamo stare piu’ distanti dall’isola noi, fermi all’ancora, che non la Costa Concordia a 15 nodi di velocita’.

4. Il Comandante della Capitaneria di Porto dell’Isola del Giglio in servizio in occasione dell’unico passaggio ravvicinato documentato del 14 agosto scorso, che non conosco personalmente, ma che immagino come i suoi colleghi sempre solerte nell’indicare alle imbarcazioni da diporto di 10 metri dove possono e non possono ormeggiare, dove possono e non possono transitare. Costui evidentemente non si e’ accorto di un’imbarcazione di 291 metri che usava passare a pochi metri dalla riva.

5. Il Comandante della Capitaneria di Porto di Porto Santo Stefano, superiore del precedente, che sguazza in quei mari tutti i giorni e che, pur responsabile dell’area di mare in cui la tragedia e’ avvenuta, non ci puo’ certo raccontare di non aver mai saputo che le navi da crociera passassero cosi’ vicine all’isola.

6. Il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco. Si’, proprio lui, l’eroe di oggi (#vadaabordocazzo). Profondo conoscitore delle normative relative al comando in caso di naufragio, ci vuole spiegare se sapeva che le navi di quella stazza passavano a cosi’ poca distanza dall’isola del Giglio? Se non lo sapeva, ci vuole spiegare di cosa parla con i suoi uomini? Di quante imbarcazioni a vela di 10 metri abbiano fermato o meno in settimana? Ho avuto a che fare anche con loro ed ho potuto apprezzare la rigida precisione con la quale si applicano quotidianamente ad indagare se barchini di 2 metri e mezzo, abbiano o meno l’assicurazione. Purtroppo non sto scherzando.

7. Il Sindaco del Giglio Sergio Ortelli (“grazie per il passaggio ravvicinato”) al quale non e’ mai passato per la testa che una nave come la Costa Concordia non fosse proprio del tutto in sicurezza a quella distanza dall’isola. Anzi “si faceva interprete di un ringraziamento personale” verso il comandante della Costa Concordia.

Per ultimo, l’unico di tutti costoro che non sia pagato dalle nostre tasse:

8. Il comandante della nave: Francesco Schettino.

Il sindaco: “Grazie per il passaggio ravvicinato”

Rotta della Costa Concordia verso l'isola del Giglio

La rotta sembrava strana? Forse questa e’ la spiegazione. Questo e’ il carteggio tra il Sindaco del Giglio Sergio Ortelli e l’allora comandante della Costa Concordia Massimo Garbarino in occasione del passaggio ravvicinato a Giglio Porto del 14 agosto 2011.

“Egregio Comandante Massimo Calisto Garbarino,
dopo l’incredibile spettacolo di ieri sera, con il passaggio della supernave Concordia davanti a Giglio Porto, non potevo esimermi dall’inviarLe un messaggio di compiacimento a nome di tutta la nostra comunità, compresi i graditi ospiti turisti, omaggiati da questo importante evento.

Grazie all’intercessione dell’amico carissimo Mario Palombo, storico comandante della Costa Crociere, abbiamo assistito ad uno spettacolo unico nel suo genere, diventato un’irrinunciabile tradizione di cui ne sono onorato e per questo motivo mi faccio inteprete di ringraziamento personale a Lei ed al suo equipaggio pregandola estendere la nostra riconoscenza anche alla Costa Crociere che oramai da anni premia in questo modo un’isola tra le più belle del panorama insulare nazionale.

Spero vivamente di averla un giorno ospite dalle nostre parti, naturalmente previo accordo con Mario, insostituibile ed autorevole sostenitore isolano.

Cordiali saluti
Sergio Ortelli”

“Signor Ortelli buona sera,
mi scuso per il ritardo nel rispondere alla sua graditissima lettera.

E’ ormai la seconda volta che effettuo il passaggio di fronte all’isola del Giglio nel mese di agosto
con la Costa Concordia. Era stata una meravigliosa esperienza tre anni addietro, ed è stata altrettanto emozionante quest’anno.

Ieri sera, transitando di fronte al porto, ho potuto notare le migliaia di flash delle macchine fotografiche, e si potevano anche vedere i numerosi turisti che hanno assistito al passaggio, grazie anche alla pubblicità che avete fatto su GiglioNews. Il passaggio è stato pubblicizzato anche a bordo della nostra nave, ed erano molti gli ospiti sui ponti esterni a godersi questo evento speciale.

La vostra è un isola meravigliosa, proprio come piacciono a me, piccole, e che ho avuto modo di “visitare” dall’alto grazie alla tecnologia di internet. E’ un piccolo paradiso che spero di poter visitare nei prossimi anni, e sono convinto che me ne innamorerò, grazie anche ai racconti del comune amico Mario.

E’ stato un evento bellissimo, e spero possa divenire anche per noi di bordo, una tradizione da continuare.

Nell’augurare ogni bene e prosperità alla vostra comunità, colgo l’occasione di porgere i miei più cordiali saluti.
Massimo Calisto Garbarino”

Da GiglioNews del 18/08/2011

Rotta della Costa Concordia

Rotta della Costa Concordia verso l'isola del Giglio

Nell’incidente della Costa Concordia all’isola del Giglio, la nave viaggiava a velocita’ di crociera verso il centro dell’isola gia’ da molto tempo prima.

Questa immagine raccoglie i dati che vengono dal AIS di bordo e mostra chiaramente come la nave viaggiasse a 15 nodi verso l’isola. Poi alle 20:31 c’e’ stata una leggera accostata verso sinistra, seguita da un’accostata a dritta. Alle 20:37 la nave andava per 285. Poi i dati sono quelli relativi alla manovra che ha portato la nave vicino al Porto del Giglio.

knots   Posizione               Rotta   Ora
1.1	10.92602 42.3717	13	2012-01-13 21:02
1.3	10.92582 42.37102	7	2012-01-13 21:00
1.4	10.92564 42.37025	7	2012-01-13 20:58
2.9	10.92542 42.36756	351	2012-01-13 20:53
15.3	10.96589 42.33776	285	2012-01-13 20:37
15.4	10.9874 42.33507	276	2012-01-13 20:33
15.4	10.99883 42.33418	275	2012-01-13 20:31
15.4	11.01384 42.33267	278	2012-01-13 20:29
15.5	11.02868 42.33109	278	2012-01-13 20:26
15.5	11.04309 42.32957	278	2012-01-13 20:24
15.7	11.06087 42.32781	278	2012-01-13 20:21

La Manovra di Luca – Sottosegretari rilasciano indiscrezioni

Cari concittadini,

mi scuso con tutti coloro a cui avevo detto che avrei rilasciato ogni informazione sulla manovra in prima persona. Purtroppo Sergio e Gian Antonio hanno gia’ sfruttato la visibilita’ offerta dalla carica di sottosegretari alla Funzione Pubblica per rilasciare ampie aniticipazioni in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera.

Come sapete stiamo lavorando ai dettagli del maxidecreto e quello che i sottosegretari Rizzo e Stella hanno scritto corrisponde solo in parte alla linea adottata da questo governo.

Ciononostante ritengo doveroso rinnovare la fiducia che nutro nei loro confronti. Li ho scelti personalmente per fare parte della squadra di governo e li ringrazio ancora per la partecipazione attiva all’esecutivo da me presieduto.

Luca Venturini

La Manovra di Luca

Cari concittadini,

vi ringrazio tutti per la preferenza accordatami e vi giuro fin da ora che il mio mandato sara’ ricordato per le lacrime e sangue di alcuni e per aver dato l’avvio ad un circolo virtuoso che portera’, in pochi anni, la nostra cara Italia a livelli di benessere, equita’ e liberta’ che mai erano stati visti in precedenza. Quando parlo delle lacrime e sangue, non faccio riferimento ai cittadini onesti e produttivi, bensi’ ad intere mandrie di parassiti che fino ad ora hanno vissuto alle spalle dello Stato.

Devo fare una piccola premessa, nell’accettare l’incarico. Vorrei tanto poter ringraziare coloro che mi hanno preceduto in questa carica, ma, come sapete, non posso certo farlo. Costoro hanno portato la nostra cara Italia sull’orlo del fallimento. Come ormai potete vedere tutti, nella maggior parte dei casi di trattava di emeriti cialtroni, a volte travestiti da politicanti di professione, a volte da burocratici professori.

La mia manovra si basa su due pilastri fondamentali: inflessibile rigore nel recupero del maltolto e riduzione strutturale delle spese dello Stato.

Se vi chiedete se manca qualcosa, e cioe’ un aumento delle tasse, la risposta e’ che nella mia manovra non c’e’ alcun aumento di tasse. Avete sentito bene, non c’e’ nessun bisogno di mettere le mani nelle tasche degli Italiani. I cittadini onesti e produttivi, i milioni di lavoratori che vivono del proprio lavoro, non hanno nulla da temere da questo governo.

All’interno delle manovre dei governi che mi hanno preceduto, il concetto di “diritti acquisiti” ha perso molto senso. Il mio governo eliminera’ completamente questo concetto un po’ astratto. Tra le righe del maxidecreto, che mi accingo a presentare domani alle camere, troverete infatti la cancellazione di molti “diritti acquisiti”. Se state pensando alle pensioni di alcuni, ai costi della politica, alla Chiesa Cattolica, alle concessioni statali, alle regalie di Stato fatte ad amici e parenti, avete colto nel segno.

Nei prossimi giorni illustrero’ la manovra punto per punto ma posso dirvi fin da ora che saranno abolite le province, saranno rivisti gli ordini professionali, saranno eliminati tantissimi enti inutili. Sara’ eliminata ogni forma di sussidio alle aziende. Sara’ eliminata ogni forma di sussidio ai giornali, ai partiti politici, ai pescatori, agli agricoltori ed a molte altre classi di cittadini che fino ad ora pensavano di poter andare avanti perche’ pagati dalla collettivita’.

Il capitolo pensioni merita una riflessione a parte. Il mio governo eliminera’ fin dal primo gennaio 2012 ogni forma di pensione retributiva. Ma questo, come sapete, non basta. Infatti presentero’ una norma che chiedera’ indietro i soldi a tutti coloro che hanno usufruito di una pensione retributiva. In pratica l’adeguamento delle pensioni retributive al metodo contributivo sara’ retroattivo.

La macchina dello Stato costa, ogni anno, circa 700 miliardi di euro. Dal 2013 questa cifra sara’ tenuta sotto i 500 miliardi di euro. Non amo fare previsioni, ma posso immaginare che gia’ tra qualche mese si iniziera’ a parlare dello spread tra i titoli tedeschi e quelli italiani, nel senso che i titoli tedeschi riconosceranno tassi di interesse superiori a quelli italiani. Questo portera’ enormi risparmi sul piano degli interessi sul debito, che oggi incidono per quasi 200 miliardi di euro annui.

Come sapete la Comunita’ Europea ci spinge ad arginare la crescita del nostro debito pubblico. Non senza una punta di orgoglio, sono qui a dirvi che il rapporto tra il debito pubblico ed il PIL verra’ ridotto del 3% annuo a partire dal 2013. Chi mi ha preceduto si e’ impegnato per il pareggio di bilancio a partire dal 2013, ma e’ oramai chiaro a tutti che la misura era insufficiente.

Intorno al 2050 il debito pubblico potra’ essere completamente azzerato. Da allora entrera’ in vigore una modifica costituzionale, che mi accingo a presentare, che vietera’ allo Stato qualunque emissione di titoli.

Nei prossimi giorni illustrero’ la manovra passo per passo. Mi scuso nel frattempo se intorno a me vedete tutti i ministri, uomini e donne, in lacrime. Hanno appena scoperto che non avranno piu’ auto blu, non avranno piu’ la pensione, non percepiranno stipendio, la loro laurea non ha piu’ alcun valore legale e gli ordini di cui fanno parte non esistono piu’.

Luca Venturini

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