Lettera a Mauro Battocchi, Console “Generale” di San Francisco

Ok, la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata, era il 3 maggio 2016)

Gentile signor Mauro Battocchi, console “generale” italiano a San Francisco,

sono a scrivere per ringraziarla dell’esperienza vissuta oggi al consolato di San Francisco. Infatti ritengo che il consolato, cosi’ come gran parte delle nostre utilissime sedi diplomatiche sparse per il mondo, rappresenti l’immagine dell’Italia all’estero. Il consolato riesce a dare un’idea chiara al visitatore di come funzionino le cose in Italia.

Le riassumo la nostra esperienza.

Dobbiamo fare una pratica relativa alla nascita della Gnoma. Questo purtroppo ci deve mettere in contatto con il consolato. Cosa che ovviamente preferiremmo non fare, visto che significa perdere una mezza giornata per venire a San Francisco. Ma pare che serva l’intervento di una specie di notaio.

Dopo qualche settimana di botta e risposta via email, riusciamo a trovare un buco libero nella fittissima agenda di un certo Aldo Mura.

Pare infatti che lui sia una specie di notaio (non oso pensare quanto costi avere un preparatissimo, costosissimo notaio in una sede come San Francisco, ma sono certo che possa essere piu’ che utile agli italiani all’estero che, pur potendo notarizzare un documento a 10 dollari ad ogni angolo di strada, vorranno usufruire degli esclusivi servigi di un italianissimo notaio).

Sembra che il Mura, e, da quello che ho capito, tutto il consolato, lavorino solo tre ore ogni mattina. E probabilmente qualcuno di loro, anche a giorni alterni. Questo mi sembra piu’ che dignitoso. Infatti permette al cittadino estero, che dovesse venire in contatto con il consolato, di capire bene quali siano i ritmi di lavoro italiani. Probabilmente in questo modo si inducono i migliori cervelli della Silicon Valley a trasferirsi in Italia, per toccare con mano la nota settimana lavorativa di 15 ore.

Comunque, oggi andiamo a San Francisco con lo Gnomo e la Gnappa (che credo debba essere presente innanzi al signor notaro). Arriviamo davanti ad un citofono (“Ok, ma non doveva essere aperto a quest’ora?”, “Non so, fammi citofonare, c’e’ scritto di citofonare…”). Entriamo in una stanza con una mezza dozzina di persone, una parete coperta di specchi, ed un’altra con tre impiegati dietro ad un vetro.

Credo che gli impiegati debbano stare dietro al vetro, per evitare che qualcuno li mandi a quel paese con troppa veemenza. Non riesco proprio ad immaginare per quale altro motivo sia necessario proteggere gli impiegati di un ufficio pubblico. Considerate che siamo negli Stati Uniti, e che qui, anche quando si va in banca, si parla con il cassiere senza nessun vetro, e senza depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera.

La voce degli impiegati dell’acquario viene amplificata, e chiunque nella stanza puo’ sentire tutti i problemi dei primi della fila. (Cara signora che era prima in fila quando siamo arrivati, se mi legge, mi dispiace per il decesso in famiglia, forse non era una cosa che voleva far sapere a tutte le persone della stanza, ma cosi’ vanno le cose nella patria della “piu’ avanzata legge sulla privacy”.)

Per quanto riguarda la parete di specchi, credo che l’idea sia di scimmiottare qualche serie televisiva. Di quelle con gli interrogatori dell’FBI. Pero’, ovvimante, qui la parete e’ finta. Nel senso che e’ una normalissima parete, coperta da normalissimi specchi. Infatti, al centro dello specchio, si apre una porta che viene usata per accedere agli uffici, in modo tale che chiunque, ogni volta che si apre la porta, possa rendersi conto della presa in giro.

Quindi noi siamo in questa stanza, davanti allo specchio, con gli impiegati che si occupano di alcuni visitatori, ma non di noi, perche’ abbiamo il fantomatico appuntamento. Nella stanza ci sono due sedie da ufficio. Di quelle con le ruote e i braccioli. Non c’e’ nientaltro. Ovviamente, dopo dieci minuti, lo Gnomo inizia a giocare con una delle sedie. Ci si siede sopra, le spinge, mi chiede di farlo girare e di spingerlo. Il tempo passa, e nella stanza non c’e’ null’altro, quindi mi metto io sulla sedia e dico allo Gnomo che se vuole mi puo’ spingere. Insomma, cerco di passare il tempo con lui.

Ad un certo punto, dalla porta nel finto specchio, si materializza un solerte funzionario e mi dice testuale: “Abbia pazienza, ma … NO!”. Proprio cosi’, con il NO imperativo. E senza aggiungere altro. Ha il tono di quello che dice una cosa ovvia, come se, ovviamente, non ci si possa sedere sulle sedie. Allora gli chiedo: “scusi, NO cosa?”. E lui mi dice: “il bambino non si puo’ sedere sulle sedie. Sa, se si fa male, io poi sono responsabile.”

Ecco signor console, di questo anche la ringrazio. Il funzionario riesce a rendere cosi’ bene la situazione di come si vive in Italia. Nel giro di due frasi riesce a proiettare la realta’ del belpaese come nessuno saprebbe fare. Questo atteggiamento lo conosco bene: e’ il micro-potere del burocratino, che dice di essere responsabile di qualcosa, quando sa benissimo che nulla e nessuno lo allontaneranno mai dal suo posto fisso, ottenuto tramite la conoscenza di chissacchi’. Ed e’ insuperabile la supponenza con cui si rivolge ad una persona sconosciuta. Tutto questo non si puo’ copiare, nessuno mai riuscirebbe a descriverlo cosi’ bene. Bisogna averlo nel DNA.

Ho cercato di ribattere. Ho chiesto: “perche’ mai il bambino non dovrebbe sedersi sulla sedia?” E lui mi dice: “perche’ e’ pericoloso”. Allora gli chiedo: “Mi vuole forse dire che queste sedie sono pericolose?”. Insomma, cercavo di arrivare da qualche parte, ma come tutti sanno, mai discutere con un imbecille e via dicendo. Cosi’ cerchiamo di convincere lo Gnomo a non giocare con le sedie.

A questo punto citofona, ed entra nella stanza, una procace signorina. Al che’ la porta, nella finta parete di specchio, si apre come di incanto, e lo stesso solerte funzionario accoglie la procace signorina con sorrisi e frasi gentili. Arriva un’altra signorina. Stesso atteggiamento. Poi arriva un tizio con una valigia. Ancora la porta si apre d’incanto ed il solerte funzionario dice: “Ma dai, sei qui… Ma entra. Non e’ che la valigia ti pesa? Vieni.”

Nel frattempo la Gnappa decide di esercitare le sue legittime funzioni fisiologiche. Allora ci rendiamo conto che c’e’ anche la porta di un bagno. Non speriamo nulla, non immaginiamo nulla, ma proviamo: e’ un bugigattolo. Che ci fosse il fasciatoio, che c’e’ in qualunque privatissimo, cattivissimo e multinazionalissimo Mc Donald’s, non osavamo sperarlo, ma certo non immaginavamo una specie di sgabuzzino simile. Quindi la Gnappa viene cambiata sul passeggino, in mezzo a tutti.

Il tempo passa. Nella stanza c’e’ un libro. E’ una specie di Guestbook. Le pagine sono stranamente timbrate e numerate. Forse qualcuno eliminava i commenti negativi e lasciava i positivi. Non lo voglio sapere. Prima di andare via, scrivo sul guestbook quello che vedete nell’immagine qui sopra.

Dopo aver aspettato inutilmente un’ora dall’orario del nostro appuntamento, andiamo via.

Arrivo a casa e mi arriva una email del Signor Mura. Si’, proprio lo stesso con il quale avevamo appuntamento. Con la supponenza da burocrate (parassita), pagato con le tasse della collettivita’ per non fare pressocche’ nulla, in un posto dal quale non verra’ rimosso mai, mi scrive: “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento”.

Devo dire che mi fa un po’ pena. Probabilmente non ha idea di come funzioni l’ufficio dove lavora. Probabilmente nessuno lo ha informato che noi fossimo li’. Forse lui stesso non ha chiesto a nessuno se noi eravamo li’. Forse le procaci signorine ci passavano avanti, o forse andavano da altri, o chissa’ cosa. Non mi interessa molto. Da parte nostra, ci siamo qualificati con nome e cognome ben due volte agli operatori dietro al vetro, i quali sapevano che avevamo un appuntamento, e con chi.

Ecco, signor Console, mi sento di ringraziarla per tutto questo. Nessuno saprebbe proiettare, nel giro di un’ora, un’immagine cosi’ nitida di come funzionano le cose in Italia. Lei e la sua brillante squadra riuscite a condensare benissimo l’idea di un allegro e farlocco fancazzismo, strapagato dalle tasse di tutti.

La prego, lasci stare tutto cosi’, almeno fino al fallimento prossimo venturo, ed alla fine dei soldi degli italiani che permettono di tenere in piedi un teatrino simile.

Cordialmente

Luca Venturini

Photo: la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata: era il 3 maggio 2016)

Benvenuta Gnappa

Benvenuta alla Gnappa

La Gnappa e’ nata alle ore 11:13 am, al Lucile Packard children’s hospital di Stanford. Pesa 6 libbre e 9 once. Madre e figlia stanno bene. Piange pochissimo (non ha pianto neanche appena nata). Lo Gnomo non e’ interessato al trenino e preferisce giocare con la sorella, ma non riesce a capire perche’ noi la possiamo prendere in braccio e lui no. Sara’ dura.

Totonome e briefing

Molti mi hanno chiesto quando inizia il totonome. Devo dire che, come al solito, noi siamo nel buio pesto. I vincoli sono tanti: ci piacerebbe che fosse un nome corto, non soggetto a diminutivi. Ci piacerebbe che non venisse storpiato dagli Americani, e se fosse possibile, ci piacerebbe anche un nome facile da capire. Qui, ogni volta che devi dare il tuo nome a qualcuno, ti chiedono di fare lo spelling, salvo pochi nomi, veramente facili da capire. Ecco, ci piacerebbe uno di questi. L’ultimo vincolo? Ci piacerebbe che non avesse un santo. Cosi’ niente onomastico.

Oggi abbiamo fatto il briefing all’ospedale. Domani il plan prevede di portare lo Gnomo a giocare da amici, poi andare in ospedale. Poi, per cinque giorni circa, la Panzona restera’ in ospedale e lo Gnomo si muovera’ con me sul seggiolino posteriore della bici. Il plan e’ molto piu’ dettagliato, e prevede, ad esempio, che la sorella porti un regalino allo Gnomo. Visto che all’inizio non sara’ facile spiegargli che e’ stata la sorella a portarlo, allora abbiamo pensato ad un trenino con le rotaie. Ogni giorno la sorella gli portera’ nuovi binari e nuovi vagoni. Fino a che la sorella non arrivera’ a casa. A quel punto credo che lo Gnomo iniziera’ a capire che la festa e’ durata due anni, ed e’ finita: da ora in poi avra’ piu’ o meno la meta’ delle attenzioni. Secondo molti invece il momento in cui capira’ veramente, sara’ quando la sorella iniziera’ a gattonare. Vedremo.

Panzona 2.0

Ecografica della Gnappetta

La Panzona e’ di nuovo Panzona. Sembra che, dopo un cesareo, non sia consigliabile fare un parto naturale, cosi’ abbiamo un appuntamento una settimana prima della quarantesima: il giorno 8 di Luglio. Abbiamo provato a spiegare allo Gnomo che dentro la pancia c’e’ qualcuno, ma lui non sembra molto convinto. Poi ha sempre tante cose da fare, e quando finalmente tocca la pancia della madre, allora e’ proprio quando la sorella dorme, o comunque non ne vuole sapere di tirare calci.

Proprio come successe due anni fa, la Panzona apre cassetti, fa bucati, muove cose, decide cosa bisogna mettere dove, e via dicendo. Dicono che sia una caratteristica delle ultime settimane. Io non metto bocca, ma ogni giorno devo cercare cosa mettermi in un cassetto diverso.

Di mio, ho aggiunto un po’ di complicazione al periodo, perche’ ho perso la patente italiana. Ed ho scoperto che presso i consolati non e’ possibile fare ne’ duplicati ne’ alcun tipo di permesso. Quindi occhio, perche’ se perdete la patente all’estero, non potete piu’ guidare. Se mai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto una conferma del fatto che consolati, e sedi diplomatiche varie, non servono a nulla, se non a mangiare soldi pubblici. Comunque sono andato alla DMV e nel giro di poche ore ho ottenuto il foglio rosa, che qui non e’ rosa ma azzurro, e si chiama Permit. Almeno ora posso guidare, anche se deve sempre esserci la Panzona accanto. Altrimenti mi muovo in bicicletta, portando lo Gnomo sul seggiolino.

Cambio casa

Dopo lungo cercare, abbiamo cambiato casa. Abbiamo scelto di restare a Menlo Park, ma ora abbiamo un bel backyard come ogni casetta americana che si rispetti. Lo Gnomo gira liberamente e sembra apprezzare. Sicuramente apprezzerebbe di piu’ se ci fosse anche la piscina, ma non e’ ancora il caso. Ha iniziato a fare lezioni di nuoto da qualche mese con la madre, ma quando sono cosi’ piccoli non gli insegnano veramente a nuotare.

Il trasloco e’ durato poco. In fondo non abbiamo ancora molte cose qui, e con qualche viaggio avanti e indietro ce la siamo cavata. Ci avremmo messo la meta’ del tempo se non ci fosse stato uno che ci aiutava. E che si divertiva a levare dalle scatole tutto quello che ci mettevamo.

Ora c’e’ qualche incombenza in piu’. Tipo che bisogna mettere i cassonetti sul ciglio della strada in un certo preciso giorno della settimana, e se ci si dimentica, si deve aspettare la settimana successiva. La sera innaffiamo, cercando di capire a che ora va fatto per risparmiare piu’ acqua possibile, perche’ qui in California c’e’ una siccita’ che non si ricordava da anni. Forse non e’ mai stato cosi’ secco. Le riserve di acqua sono ai minimi e la polizia ha messo un cartello luminoso all’ingresso di downtown dicendo di risparmiare acqua. Anche sulle autostrade ci sono cartelli luminosi che chiedono di risparmiare acqua.

A luglio saremo in Italia dove le nonne si stanno gia’ preparando a festeggiare il primo compleanno dello Gnomo.

La scelta del nome

Scegliere il nome non e’ stato per niente semplice.

Abbiamo iniziato con i nomi italiani. Abbiamo letto i libri dei nomi e tanti siti pieni di nomi. Abbiamo provato a immaginare e chiamare ad alta voce, uno per uno, i nomi che ci avete suggerito. Dopo un po’ di lavoro ne abbiamo selezionati cinque. A quel punto eravamo convinti di aver deciso, ma niente. Uno dopo l’altro sono caduti anche quelli. Buio pesto.

Il problema e’ che cercavamo un nome che contemporaneamente:

  • Ci piacesse
  • Fosse pronunciato decentemente da un americano: quindi niente dittonghi come “ao” o “au”. Paolo non lo sanno pronunciare.
  • Avesse uno spelling comprensibile (qui in America): se chiami un bimbo Stefano, lo costringi a fare lo spelling per tutta la vita.
  • Non fosse soggetto a diminutivi ed elisioni: non vedo perche’ chiamare qualcuno Checco, Mimmo o Nene’, se non si chiama cosi’.
  • Non sembrasse un nome spagnolo: se ti chiami Giulio, qui ti chiamano Hulio.

Dopo un po’ abbiamo capito che questi parametri non portavano a niente. Nel giro di poche ore, quando il bimbo aveva 2 giorni e stavamo ancora in ospedale, abbiamo deciso di cambiare completamente punto di vista e abbiamo deciso di prendere in considerazione i nomi americani. A quel punto abbiamo scartato tutti quelli che fossero traducibili in italiano, in modo da evitare che amici e parenti italiani lo chiamassero con un nome diverso dal suo, e abbiamo deciso per un nome bellissimo che piace molto sia a me che alla panzona.

Ma perche’ tutti questi dubbi? Soprattutto perche’ non abbiamo la minima idea di dove saremo tra dieci anni.

A questo punto vorrete sapere il nome. Semplicemente, la scelta e’ di non usare il nome sul blog, quindi qui sara’ lo Gnomo, almeno per qualche anno.

Esci fuori, sei circondato.

Hanno posto un ultimatum al baby. O esce da solo, oppure il 17 mattina lo fanno uscire. Probabilmente tramite C-section. Del resto mercoledi’ e’ proprio quando scade il tempo e, ora come ora, non sembra avere proprio nessuna voglia di uscire; niente fitte ne’ altro. L’unica spia e’ che la panzona ha deciso di fare le pulizie di Pasqua, per cui sto cercando di scrivere con il rumore assordante del battitappeto. Ho letto che si chiama nesting e che, quando scatta, vuol dire che ci siamo.

Per quanto riguarda il nome, abbiamo tenuto conto delle decine di idee, e ci stiamo pensando, siamo quasi arrivati a deciderne uno, ma nel frattempo si e’ aggiunta un’altra variabile: qui si usa mettere il middle name, e ci hanno spiegato che e’ quasi obbligatorio. Non metterlo e’ un po’ da snob.

Tanto per cambiare, non abbiamo nessuna idea. Mi pare di capire che non comparira’ sui documenti italiani, ma solo su quelli americani, quindi forse potremmo mettere un middle name americano.

Ecco alcuni dei nomi che non avete proposto e che mi sarei aspettato di sentire da piu’ di qualcuno nell’area di Roma:

  • Sergio, come Benvenuti Sergio (rigorosamente in questo ordine) dei “Colossi della Musica”
  • Manuel come Manuel Fantoni (“Senti come posa bene”)
  • Nando come Nando Meliconi o, in subordine, Santi, come Santi Bilor.
  • Oscar come Oscar Pettinari

Fatemi sapere per il middle name.

Neonati: le 7 cose che le nostre madri non sapevano

Qualche giorno fa siamo stati ad un corso di “New Born Care”. Ci hanno messo davanti un bambolotto per fare le prove e ci hanno spiegato un sacco di cose: come cambiarlo, come tenerlo in braccio, come allattarlo, il sonno (nostro e suo), i pianti, il bagnetto. Ho scoperto che oggi si fanno cose molto diverse da quelle che facevano le nostre madri. Eccone alcune:

  1. Il talco fa male. E’ una polvere fine, che entra nei polmoni. Quindi non bisogna usarlo mai. Per quello che mi ricordo lo si usava di continuo.
  2. Esiste una presa per la mandibola. Chi lo sapeva?
  3. I bambini devono dormire solo a pancia all’aria. Non bisogna usare ne’ lenzuola, ne’ coperte. Il bimbo deve dormire in un sacco a pelo e non bisogna usare il cuscino.
  4. Non bisogna usare il microonde per sterilizzare oggetti, come biberon e ciucci. Non ho capito bene per quale motivo, visto che invece si puo’ usare il microonde per scaldare i cibi. Forse i biberon si squagliano?
  5. Per quanto riguarda il cordone ombelicale, non bisogna mettere nessuna sostanza (ne’ alcohol, ne’ soluzioni saline o altro). Bisogna soltanto aspettare che si secchi e cada.
  6. Un’altra cosa che non avevo mai visto, ma che qui fanno tutti, e’ di avvolgere il bimbo in un panno, facendo una specie di involtino. La pratica si chiama swaddling. Secondo quello che ci hanno detto, lo si usa tutti i giorni. Questo un po’ ci spaventa, perche’ non sono sicuro che la creatura gradisca il fatto di non poter muovere le braccia. La cosa non e’ proprio nuova, come dimostra il quadro che ho allegato (e altre testimonianze di diversi anni prima). Per ora abbiamo comprato i panni per lo swaddle. Poi vedremo se li sapremo utilizzare. E soprattutto cercheremo di capire se al bambino piacera’ o meno.
  7. Poi c’e’ l’argomento pannolini che e’ tutto un discorso a parte, ma su questo stiamo ancora studiando. Vi faro’ sapere a breve, anche se sembra che in questo caso le nostre nonne facessero la cosa giusta.