Panzona 3.0

Figlio numero 3

Ebbene si’, la panzona e’ di nuovo panzona. E, potete credermi, nel frattempo non era panzona di suo. Intendo che dopo l’arrivo di figlia-numero-2 era tornata perfettamente normale. Lo Gnomo nel frattempo ha 3 anni e mezzo, e da quando gli abbiamo spiegato che dentro la pancia della mamma c’e’ un bimbo, lui vuole che la mamma si mangi le macchinine, cosi il fratellino ha qualcosa con cui giocare.

Invece la sorella (che nel frattempo ha un anno e mezzo) non ne vuole sapere nulla. Quando le diciamo che arrivera’ un fratellino, si gira dall’altra parte e continua a giocare. Il suo modo preferito di passare le ore e’ a cavalcioni sulla testa di papa’, quindi temo che la nuova nascita la vedra’ un po’ contrariata. Per fortuna, prima di altri sei mesi, il nuovo arrivato non potra’ salire sulla testa di papa’.

Noi siamo preoccupati, perche’ due non riusciamo a tenerli, e tre sara’ proprio impossibile. Giacomo dice (o forse cita, non ricordo) che con due si puo’ ancora giocare a uomo, mentre da tre in poi bisogna giocare a zona. Io sono un gran fautore del gioco a zona fin dal primo. E parlo di gioco a zona cosi’ spinto che nessuno probabilmente lo ha fatto prima. Avevo iniziato anche a scrivere un libro con le mie idee. Pero’, che sia a zona o a uomo, il tempo e’ quello che e’, quindi il progetto del libro, per ora, e’ in un cassetto. Invece l’unico progetto in corso e’ la ricerca della tata, che qui costa quanto un cardiochirurgo italiano. E di solito parla solo spagnolo.

Il parto e’ previsto prima di Pasqua.

Benvenuta Gnappa

Benvenuta alla Gnappa

La Gnappa e’ nata alle ore 11:13 am, al Lucile Packard children’s hospital di Stanford. Pesa 6 libbre e 9 once. Madre e figlia stanno bene. Piange pochissimo (non ha pianto neanche appena nata). Lo Gnomo non e’ interessato al trenino e preferisce giocare con la sorella, ma non riesce a capire perche’ noi la possiamo prendere in braccio e lui no. Sara’ dura.

Totonome e briefing

Molti mi hanno chiesto quando inizia il totonome. Devo dire che, come al solito, noi siamo nel buio pesto. I vincoli sono tanti: ci piacerebbe che fosse un nome corto, non soggetto a diminutivi. Ci piacerebbe che non venisse storpiato dagli Americani, e se fosse possibile, ci piacerebbe anche un nome facile da capire. Qui, ogni volta che devi dare il tuo nome a qualcuno, ti chiedono di fare lo spelling, salvo pochi nomi, veramente facili da capire. Ecco, ci piacerebbe uno di questi. L’ultimo vincolo? Ci piacerebbe che non avesse un santo. Cosi’ niente onomastico.

Oggi abbiamo fatto il briefing all’ospedale. Domani il plan prevede di portare lo Gnomo a giocare da amici, poi andare in ospedale. Poi, per cinque giorni circa, la Panzona restera’ in ospedale e lo Gnomo si muovera’ con me sul seggiolino posteriore della bici. Il plan e’ molto piu’ dettagliato, e prevede, ad esempio, che la sorella porti un regalino allo Gnomo. Visto che all’inizio non sara’ facile spiegargli che e’ stata la sorella a portarlo, allora abbiamo pensato ad un trenino con le rotaie. Ogni giorno la sorella gli portera’ nuovi binari e nuovi vagoni. Fino a che la sorella non arrivera’ a casa. A quel punto credo che lo Gnomo iniziera’ a capire che la festa e’ durata due anni, ed e’ finita: da ora in poi avra’ piu’ o meno la meta’ delle attenzioni. Secondo molti invece il momento in cui capira’ veramente, sara’ quando la sorella iniziera’ a gattonare. Vedremo.

Panzona 2.0

Ecografica della Gnappetta

La Panzona e’ di nuovo Panzona. Sembra che, dopo un cesareo, non sia consigliabile fare un parto naturale, cosi’ abbiamo un appuntamento una settimana prima della quarantesima: il giorno 8 di Luglio. Abbiamo provato a spiegare allo Gnomo che dentro la pancia c’e’ qualcuno, ma lui non sembra molto convinto. Poi ha sempre tante cose da fare, e quando finalmente tocca la pancia della madre, allora e’ proprio quando la sorella dorme, o comunque non ne vuole sapere di tirare calci.

Proprio come successe due anni fa, la Panzona apre cassetti, fa bucati, muove cose, decide cosa bisogna mettere dove, e via dicendo. Dicono che sia una caratteristica delle ultime settimane. Io non metto bocca, ma ogni giorno devo cercare cosa mettermi in un cassetto diverso.

Di mio, ho aggiunto un po’ di complicazione al periodo, perche’ ho perso la patente italiana. Ed ho scoperto che presso i consolati non e’ possibile fare ne’ duplicati ne’ alcun tipo di permesso. Quindi occhio, perche’ se perdete la patente all’estero, non potete piu’ guidare. Se mai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto una conferma del fatto che consolati, e sedi diplomatiche varie, non servono a nulla, se non a mangiare soldi pubblici. Comunque sono andato alla DMV e nel giro di poche ore ho ottenuto il foglio rosa, che qui non e’ rosa ma azzurro, e si chiama Permit. Almeno ora posso guidare, anche se deve sempre esserci la Panzona accanto. Altrimenti mi muovo in bicicletta, portando lo Gnomo sul seggiolino.

La scelta del nome

Scegliere il nome non e’ stato per niente semplice.

Abbiamo iniziato con i nomi italiani. Abbiamo letto i libri dei nomi e tanti siti pieni di nomi. Abbiamo provato a immaginare e chiamare ad alta voce, uno per uno, i nomi che ci avete suggerito. Dopo un po’ di lavoro ne abbiamo selezionati cinque. A quel punto eravamo convinti di aver deciso, ma niente. Uno dopo l’altro sono caduti anche quelli. Buio pesto.

Il problema e’ che cercavamo un nome che contemporaneamente:

  • Ci piacesse
  • Fosse pronunciato decentemente da un americano: quindi niente dittonghi come “ao” o “au”. Paolo non lo sanno pronunciare.
  • Avesse uno spelling comprensibile (qui in America): se chiami un bimbo Stefano, lo costringi a fare lo spelling per tutta la vita.
  • Non fosse soggetto a diminutivi ed elisioni: non vedo perche’ chiamare qualcuno Checco, Mimmo o Nene’, se non si chiama cosi’.
  • Non sembrasse un nome spagnolo: se ti chiami Giulio, qui ti chiamano Hulio.

Dopo un po’ abbiamo capito che questi parametri non portavano a niente. Nel giro di poche ore, quando il bimbo aveva 2 giorni e stavamo ancora in ospedale, abbiamo deciso di cambiare completamente punto di vista e abbiamo deciso di prendere in considerazione i nomi americani. A quel punto abbiamo scartato tutti quelli che fossero traducibili in italiano, in modo da evitare che amici e parenti italiani lo chiamassero con un nome diverso dal suo, e abbiamo deciso per un nome bellissimo che piace molto sia a me che alla panzona.

Ma perche’ tutti questi dubbi? Soprattutto perche’ non abbiamo la minima idea di dove saremo tra dieci anni.

A questo punto vorrete sapere il nome. Semplicemente, la scelta e’ di non usare il nome sul blog, quindi qui sara’ lo Gnomo, almeno per qualche anno.

Esci fuori, sei circondato.

Hanno posto un ultimatum al baby. O esce da solo, oppure il 17 mattina lo fanno uscire. Probabilmente tramite C-section. Del resto mercoledi’ e’ proprio quando scade il tempo e, ora come ora, non sembra avere proprio nessuna voglia di uscire; niente fitte ne’ altro. L’unica spia e’ che la panzona ha deciso di fare le pulizie di Pasqua, per cui sto cercando di scrivere con il rumore assordante del battitappeto. Ho letto che si chiama nesting e che, quando scatta, vuol dire che ci siamo.

Per quanto riguarda il nome, abbiamo tenuto conto delle decine di idee, e ci stiamo pensando, siamo quasi arrivati a deciderne uno, ma nel frattempo si e’ aggiunta un’altra variabile: qui si usa mettere il middle name, e ci hanno spiegato che e’ quasi obbligatorio. Non metterlo e’ un po’ da snob.

Tanto per cambiare, non abbiamo nessuna idea. Mi pare di capire che non comparira’ sui documenti italiani, ma solo su quelli americani, quindi forse potremmo mettere un middle name americano.

Ecco alcuni dei nomi che non avete proposto e che mi sarei aspettato di sentire da piu’ di qualcuno nell’area di Roma:

  • Sergio, come Benvenuti Sergio (rigorosamente in questo ordine) dei “Colossi della Musica”
  • Manuel come Manuel Fantoni (“Senti come posa bene”)
  • Nando come Nando Meliconi o, in subordine, Santi, come Santi Bilor.
  • Oscar come Oscar Pettinari

Fatemi sapere per il middle name.

Neonati: le 7 cose che le nostre madri non sapevano

Qualche giorno fa siamo stati ad un corso di “New Born Care”. Ci hanno messo davanti un bambolotto per fare le prove e ci hanno spiegato un sacco di cose: come cambiarlo, come tenerlo in braccio, come allattarlo, il sonno (nostro e suo), i pianti, il bagnetto. Ho scoperto che oggi si fanno cose molto diverse da quelle che facevano le nostre madri. Eccone alcune:

  1. Il talco fa male. E’ una polvere fine, che entra nei polmoni. Quindi non bisogna usarlo mai. Per quello che mi ricordo lo si usava di continuo.
  2. Esiste una presa per la mandibola. Chi lo sapeva?
  3. I bambini devono dormire solo a pancia all’aria. Non bisogna usare ne’ lenzuola, ne’ coperte. Il bimbo deve dormire in un sacco a pelo e non bisogna usare il cuscino.
  4. Non bisogna usare il microonde per sterilizzare oggetti, come biberon e ciucci. Non ho capito bene per quale motivo, visto che invece si puo’ usare il microonde per scaldare i cibi. Forse i biberon si squagliano?
  5. Per quanto riguarda il cordone ombelicale, non bisogna mettere nessuna sostanza (ne’ alcohol, ne’ soluzioni saline o altro). Bisogna soltanto aspettare che si secchi e cada.
  6. Un’altra cosa che non avevo mai visto, ma che qui fanno tutti, e’ di avvolgere il bimbo in un panno, facendo una specie di involtino. La pratica si chiama swaddling. Secondo quello che ci hanno detto, lo si usa tutti i giorni. Questo un po’ ci spaventa, perche’ non sono sicuro che la creatura gradisca il fatto di non poter muovere le braccia. La cosa non e’ proprio nuova, come dimostra il quadro che ho allegato (e altre testimonianze di diversi anni prima). Per ora abbiamo comprato i panni per lo swaddle. Poi vedremo se li sapremo utilizzare. E soprattutto cercheremo di capire se al bambino piacera’ o meno.
  7. Poi c’e’ l’argomento pannolini che e’ tutto un discorso a parte, ma su questo stiamo ancora studiando. Vi faro’ sapere a breve, anche se sembra che in questo caso le nostre nonne facessero la cosa giusta.

Quattro luglio, Alli Galli e car seat

Il quattro luglio è una festa per famiglie. Si fanno picnic e bbq all’aperto con tantissimi bambini.

Siamo andati ad un evento a Palo Alto: una gara a chi cucinava meglio il chili. C’era tantissima gente e, non ci crederete, c’era una grande pista da ballo dove una tizia con microfono insegnava a tutti come si balla l’Alli Galli. Volevo scendere in pista per far vedere che esistono intere popolazioni esperte (e non si tratta di Vatussi), ma la panzona mi ha trattenuto.

Poi in serata siamo andati a vedere i fuochi sull’acqua al porto di Redwood City.

Per quanto riguarda la nascita, ci hanno detto che il baby è quasi in arrivo. Mercoledi’ decideranno se indurre il parto. Se invece accade naturalmente, non abbiamo nessuna idea di quanta fretta potremo avere, quindi abbiamo preparato una borsa con tutto il necessario davanti alla porta.

La panzona fa lunghe passeggiate, che sembra facciano bene sia a lei che al piccolo, ed ha visite quasi tutti i giorni.

Oggi abbiamo anche montato il Car Seat, che sembra essere la cosa piu’ importante di tutte. Di per se’ montarlo e’ una cavolata, ma ci sono due libretti di istruzioni: quello della macchina che e’ scritto per tutti i possibili seggiolini e quello del seggiolino scritto per tutte le possibili macchine. Il risultato e’ che non ci si capisce nulla e una cosa banale sembra diventare complicatissima. C’e’ anche un corso apposito per montare il car seat, e consigliano di farlo almeno un mese prima della nascita.