Totonome

Eccoci al tradizionale appuntamento con il totonome. Le condizioni sono:

. Il nome deve essere corto, senza diminutivi
. Non deve essere a sua volta il diminutivo di un altro nome
. Deve essere un nome americano, ma pronunciabile bene anche dagli italiani
. Non deve essere un nome poco usato
. Se possibile ci piacerebbe anche che fosse adespota, cioe’ non avesse un santo, in modo da non avere onomastico

Visto che l’ultima volta non e’ stato possibile soddisfare tutte le condizioni (applicandole tutte si arrivava all’insieme vuoto), abbiamo dovuto deppennarne una. Questa volta e’ un maschietto, quindi e’ probabile che esista almeno una soluzione. A voi trovarla.

Qui e’ spiegata la vignetta.

Benvenuto Figlio Numero 3

Figlio Numero 3 e’ nato alle ore 8:50 pm del 15 aprile, al Lucile Packard children’s hospital di Stanford. Pesa 3.45 Kg (ce lo hanno detto direttamente in Kg, perche’ qui stanno iniziando ad usare il sistema metrico).

Mi hanno detto che oramai in Italia non ci sono piu’ mamma e papa’, ma genitore 1 e genitore 2. Quindi ho pensato che forse lo dobbiamo chiamare “Figlio Numero 3”.

Il fratellone e la sorellona hanno passato la serata a casa di amici e si sono addormentati, quindi ancora non sanno nulla. Domani mattina andremo tutti e tre a vedere il nuovo arrivato, che portera’ loro due belle uova di Pasqua.

Madre e figlio stanno bene.

Arriva

Mi sa che ci siamo. Ci sono delle contrazioni, e sembrano abbastanza regolari.

Questi i minuti: 1000 1030 1049 1120 1149 1225 1249 1318. L’appuntamento per il cesareo era previsto per mercoledi’ 19 aprile, ma forse la Panzona ha letto che avevo scritto “prima di Pasqua”, e si e’ fatta condizionare.

Andiamo in ospedale, vi tengo aggiornati.

Panzona 3.0

Figlio numero 3

Ebbene si’, la panzona e’ di nuovo panzona. E, potete credermi, nel frattempo non era panzona di suo. Intendo che dopo l’arrivo di figlia-numero-2 era tornata perfettamente normale. Lo Gnomo nel frattempo ha 3 anni e mezzo, e da quando gli abbiamo spiegato che dentro la pancia della mamma c’e’ un bimbo, lui vuole che la mamma si mangi le macchinine, cosi il fratellino ha qualcosa con cui giocare.

Invece la sorella (che nel frattempo ha un anno e mezzo) non ne vuole sapere nulla. Quando le diciamo che arrivera’ un fratellino, si gira dall’altra parte e continua a giocare. Il suo modo preferito di passare le ore e’ a cavalcioni sulla testa di papa’, quindi temo che la nuova nascita la vedra’ un po’ contrariata. Per fortuna, prima di altri sei mesi, il nuovo arrivato non potra’ salire sulla testa di papa’.

Noi siamo preoccupati, perche’ due non riusciamo a tenerli, e tre sara’ proprio impossibile. Giacomo dice (o forse cita, non ricordo) che con due si puo’ ancora giocare a uomo, mentre da tre in poi bisogna giocare a zona. Io sono un gran fautore del gioco a zona fin dal primo. E parlo di gioco a zona cosi’ spinto che nessuno probabilmente lo ha fatto prima. Avevo iniziato anche a scrivere un libro con le mie idee. Pero’, che sia a zona o a uomo, il tempo e’ quello che e’, quindi il progetto del libro, per ora, e’ in un cassetto. Invece l’unico progetto in corso e’ la ricerca della tata, che qui costa quanto un cardiochirurgo italiano. E di solito parla solo spagnolo.

Il parto e’ previsto prima di Pasqua.

Benvenuta Gnappa

Benvenuta alla Gnappa

La Gnappa e’ nata alle ore 11:13 am, al Lucile Packard children’s hospital di Stanford. Pesa 6 libbre e 9 once. Madre e figlia stanno bene. Piange pochissimo (non ha pianto neanche appena nata). Lo Gnomo non e’ interessato al trenino e preferisce giocare con la sorella, ma non riesce a capire perche’ noi la possiamo prendere in braccio e lui no. Sara’ dura.

Totonome e briefing

Molti mi hanno chiesto quando inizia il totonome. Devo dire che, come al solito, noi siamo nel buio pesto. I vincoli sono tanti: ci piacerebbe che fosse un nome corto, non soggetto a diminutivi. Ci piacerebbe che non venisse storpiato dagli Americani, e se fosse possibile, ci piacerebbe anche un nome facile da capire. Qui, ogni volta che devi dare il tuo nome a qualcuno, ti chiedono di fare lo spelling, salvo pochi nomi, veramente facili da capire. Ecco, ci piacerebbe uno di questi. L’ultimo vincolo? Ci piacerebbe che non avesse un santo. Cosi’ niente onomastico.

Oggi abbiamo fatto il briefing all’ospedale. Domani il plan prevede di portare lo Gnomo a giocare da amici, poi andare in ospedale. Poi, per cinque giorni circa, la Panzona restera’ in ospedale e lo Gnomo si muovera’ con me sul seggiolino posteriore della bici. Il plan e’ molto piu’ dettagliato, e prevede, ad esempio, che la sorella porti un regalino allo Gnomo. Visto che all’inizio non sara’ facile spiegargli che e’ stata la sorella a portarlo, allora abbiamo pensato ad un trenino con le rotaie. Ogni giorno la sorella gli portera’ nuovi binari e nuovi vagoni. Fino a che la sorella non arrivera’ a casa. A quel punto credo che lo Gnomo iniziera’ a capire che la festa e’ durata due anni, ed e’ finita: da ora in poi avra’ piu’ o meno la meta’ delle attenzioni. Secondo molti invece il momento in cui capira’ veramente, sara’ quando la sorella iniziera’ a gattonare. Vedremo.

Panzona 2.0

Ecografica della Gnappetta

La Panzona e’ di nuovo Panzona. Sembra che, dopo un cesareo, non sia consigliabile fare un parto naturale, cosi’ abbiamo un appuntamento una settimana prima della quarantesima: il giorno 8 di Luglio. Abbiamo provato a spiegare allo Gnomo che dentro la pancia c’e’ qualcuno, ma lui non sembra molto convinto. Poi ha sempre tante cose da fare, e quando finalmente tocca la pancia della madre, allora e’ proprio quando la sorella dorme, o comunque non ne vuole sapere di tirare calci.

Proprio come successe due anni fa, la Panzona apre cassetti, fa bucati, muove cose, decide cosa bisogna mettere dove, e via dicendo. Dicono che sia una caratteristica delle ultime settimane. Io non metto bocca, ma ogni giorno devo cercare cosa mettermi in un cassetto diverso.

Di mio, ho aggiunto un po’ di complicazione al periodo, perche’ ho perso la patente italiana. Ed ho scoperto che presso i consolati non e’ possibile fare ne’ duplicati ne’ alcun tipo di permesso. Quindi occhio, perche’ se perdete la patente all’estero, non potete piu’ guidare. Se mai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto una conferma del fatto che consolati, e sedi diplomatiche varie, non servono a nulla, se non a mangiare soldi pubblici. Comunque sono andato alla DMV e nel giro di poche ore ho ottenuto il foglio rosa, che qui non e’ rosa ma azzurro, e si chiama Permit. Almeno ora posso guidare, anche se deve sempre esserci la Panzona accanto. Altrimenti mi muovo in bicicletta, portando lo Gnomo sul seggiolino.

La scelta del nome

Scegliere il nome non e’ stato per niente semplice.

Abbiamo iniziato con i nomi italiani. Abbiamo letto i libri dei nomi e tanti siti pieni di nomi. Abbiamo provato a immaginare e chiamare ad alta voce, uno per uno, i nomi che ci avete suggerito. Dopo un po’ di lavoro ne abbiamo selezionati cinque. A quel punto eravamo convinti di aver deciso, ma niente. Uno dopo l’altro sono caduti anche quelli. Buio pesto.

Il problema e’ che cercavamo un nome che contemporaneamente:

  • Ci piacesse
  • Fosse pronunciato decentemente da un americano: quindi niente dittonghi come “ao” o “au”. Paolo non lo sanno pronunciare.
  • Avesse uno spelling comprensibile (qui in America): se chiami un bimbo Stefano, lo costringi a fare lo spelling per tutta la vita.
  • Non fosse soggetto a diminutivi ed elisioni: non vedo perche’ chiamare qualcuno Checco, Mimmo o Nene’, se non si chiama cosi’.
  • Non sembrasse un nome spagnolo: se ti chiami Giulio, qui ti chiamano Hulio.

Dopo un po’ abbiamo capito che questi parametri non portavano a niente. Nel giro di poche ore, quando il bimbo aveva 2 giorni e stavamo ancora in ospedale, abbiamo deciso di cambiare completamente punto di vista e abbiamo deciso di prendere in considerazione i nomi americani. A quel punto abbiamo scartato tutti quelli che fossero traducibili in italiano, in modo da evitare che amici e parenti italiani lo chiamassero con un nome diverso dal suo, e abbiamo deciso per un nome bellissimo che piace molto sia a me che alla panzona.

Ma perche’ tutti questi dubbi? Soprattutto perche’ non abbiamo la minima idea di dove saremo tra dieci anni.

A questo punto vorrete sapere il nome. Semplicemente, la scelta e’ di non usare il nome sul blog, quindi qui sara’ lo Gnomo, almeno per qualche anno.