I numeri inutili della protezione civile

Numeri INutili della Protezione Civile

Siamo al Terminillo, noi, i bimbi, mia madre e mio fratello Marco. Qui almeno due scosse si sono sentite molto forti: 3.36 e 4.33. Alcune persone hanno dormito fuori, ma la notte fanno 8 gradi e noi abbiamo preferito restare in casa. I bimbi non si sono accorti di nulla.

La mattina abbiamo sentito le notizie sui danni ed abbiamo pensato a come renderci utili. Io e Marco siamo andati a Rieti a donare il sangue (ci hanno detto, giustamente, di tornare domani o dopodomani, perche’ si occupavano prima di chi veniva da lontano).

Poi siamo tornati a casa, e ci siamo chiesti se fosse utile andare ad Amatrice a dare una mano. La nostra vicina di casa ha preso la macchina ed e’ andata. Io ho pensato che una macchina in piu’ sulla strada piccola e tortuosa crea piu’ problemi di quanti ne risolvano quattro braccia. Decidiamo che la cosa migliore e’ chiedere a qualcuno se la nostra presenza sia utile o dannosa. Allora provo a chiamare i numeri della protezione civile. Si tratta di quei due numeri che avete visto tutti su Internet ed in TV: quelli che dicono di chiamare se serve. Ecco, sappiate che chiamare quei due numeri e’ completamente inutile. Ho provato tutto il giorno e i numeri risultano sempre occupati. Verso l’ora di pranzo uno dei due numeri mi ha finalmente risposto, con il tipico messaggio di attendere in linea per parlare con un operatore. Dopo dieci minuti un messaggio mi ha detto che non c’erano operatori disponibili e di lasciare il nome e numero per essere richiamati. Ma niente, dopo il beep c’era l’avviso che la casella vocale dell’utente era piena.

Che fare? Sotto casa passa un gruppo di avieri della locale stazione dell’Aeronautca che gironzolano senza molto da fare. Penso che, se lo stato non manda i propri uomini, la nostra presenza farebbe solo danni. Cosi’ decidiamo di rimanere qui.

Ora, mi rendo conto che ci sono cose molto piu’ importanti, forse il nostro aiuto non serviva molto, forse abbiamo fatto la cosa giusta, ma stiamo parlando dei numeri telefonici della protezione civile, non della locale parrocchia. Non mi voglio perdere in considerazioni sulle scale dei terremoti e sulla antropizzazione delle zone, ma si parla, forse, di 300 morti. In Irpinia, nel 1980, ci furono 2500 morti. Questo vuol dire che ci furono 10 volte piu’ persone morte, piu’ persone sotto le macerie, piu’ sangue necessario, piu’ beni necessari e piu’ volontari da organizzare. Sentire che il numero della protezione civile e’ occupato tutto il giorno, ti da’ questa brutta idea di “dilettanti allo sbaraglio” che non rassicura certo. Se dovessi, in un momento lontano dall’emergenza, progettare il servizio del call center della protezione civile penserei ad un servizio scalabile quasi all’infinito. Capace di ricevere (e smistare ad operatori lontani dall’area colpita) migliaia, o decine di migliaia, di chiamate contemporanee.

Chissa’ se in questi casi qualcuno impara dall’esperienza, o se si considerano ineluttabili, oltre ai terremoti, anche i centralini occupati.

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