Lettera a Mauro Battocchi, Console “Generale” di San Francisco

Ok, la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata, era il 3 maggio 2016)

Gentile signor Mauro Battocchi, console “generale” italiano a San Francisco,

sono a scrivere per ringraziarla dell’esperienza vissuta oggi al consolato di San Francisco. Infatti ritengo che il consolato, cosi’ come gran parte delle nostre utilissime sedi diplomatiche sparse per il mondo, rappresenti l’immagine dell’Italia all’estero. Il consolato riesce a dare un’idea chiara al visitatore di come funzionino le cose in Italia.

Le riassumo la nostra esperienza.

Dobbiamo fare una pratica relativa alla nascita della Gnoma. Questo purtroppo ci deve mettere in contatto con il consolato. Cosa che ovviamente preferiremmo non fare, visto che significa perdere una mezza giornata per venire a San Francisco. Ma pare che serva l’intervento di una specie di notaio.

Dopo qualche settimana di botta e risposta via email, riusciamo a trovare un buco libero nella fittissima agenda di un certo Aldo Mura.

Pare infatti che lui sia una specie di notaio (non oso pensare quanto costi avere un preparatissimo, costosissimo notaio in una sede come San Francisco, ma sono certo che possa essere piu’ che utile agli italiani all’estero che, pur potendo notarizzare un documento a 10 dollari ad ogni angolo di strada, vorranno usufruire degli esclusivi servigi di un italianissimo notaio).

Sembra che il Mura, e, da quello che ho capito, tutto il consolato, lavorino solo tre ore ogni mattina. E probabilmente qualcuno di loro, anche a giorni alterni. Questo mi sembra piu’ che dignitoso. Infatti permette al cittadino estero, che dovesse venire in contatto con il consolato, di capire bene quali siano i ritmi di lavoro italiani. Probabilmente in questo modo si inducono i migliori cervelli della Silicon Valley a trasferirsi in Italia, per toccare con mano la nota settimana lavorativa di 15 ore.

Comunque, oggi andiamo a San Francisco con lo Gnomo e la Gnappa (che credo debba essere presente innanzi al signor notaro). Arriviamo davanti ad un citofono (“Ok, ma non doveva essere aperto a quest’ora?”, “Non so, fammi citofonare, c’e’ scritto di citofonare…”). Entriamo in una stanza con una mezza dozzina di persone, una parete coperta di specchi, ed un’altra con tre impiegati dietro ad un vetro.

Credo che gli impiegati debbano stare dietro al vetro, per evitare che qualcuno li mandi a quel paese con troppa veemenza. Non riesco proprio ad immaginare per quale altro motivo sia necessario proteggere gli impiegati di un ufficio pubblico. Considerate che siamo negli Stati Uniti, e che qui, anche quando si va in banca, si parla con il cassiere senza nessun vetro, e senza depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera.

La voce degli impiegati dell’acquario viene amplificata, e chiunque nella stanza puo’ sentire tutti i problemi dei primi della fila. (Cara signora che era prima in fila quando siamo arrivati, se mi legge, mi dispiace per il decesso in famiglia, forse non era una cosa che voleva far sapere a tutte le persone della stanza, ma cosi’ vanno le cose nella patria della “piu’ avanzata legge sulla privacy”.)

Per quanto riguarda la parete di specchi, credo che l’idea sia di scimmiottare qualche serie televisiva. Di quelle con gli interrogatori dell’FBI. Pero’, ovvimante, qui la parete e’ finta. Nel senso che e’ una normalissima parete, coperta da normalissimi specchi. Infatti, al centro dello specchio, si apre una porta che viene usata per accedere agli uffici, in modo tale che chiunque, ogni volta che si apre la porta, possa rendersi conto della presa in giro.

Quindi noi siamo in questa stanza, davanti allo specchio, con gli impiegati che si occupano di alcuni visitatori, ma non di noi, perche’ abbiamo il fantomatico appuntamento. Nella stanza ci sono due sedie da ufficio. Di quelle con le ruote e i braccioli. Non c’e’ nientaltro. Ovviamente, dopo dieci minuti, lo Gnomo inizia a giocare con una delle sedie. Ci si siede sopra, le spinge, mi chiede di farlo girare e di spingerlo. Il tempo passa, e nella stanza non c’e’ null’altro, quindi mi metto io sulla sedia e dico allo Gnomo che se vuole mi puo’ spingere. Insomma, cerco di passare il tempo con lui.

Ad un certo punto, dalla porta nel finto specchio, si materializza un solerte funzionario e mi dice testuale: “Abbia pazienza, ma … NO!”. Proprio cosi’, con il NO imperativo. E senza aggiungere altro. Ha il tono di quello che dice una cosa ovvia, come se, ovviamente, non ci si possa sedere sulle sedie. Allora gli chiedo: “scusi, NO cosa?”. E lui mi dice: “il bambino non si puo’ sedere sulle sedie. Sa, se si fa male, io poi sono responsabile.”

Ecco signor console, di questo anche la ringrazio. Il funzionario riesce a rendere cosi’ bene la situazione di come si vive in Italia. Nel giro di due frasi riesce a proiettare la realta’ del belpaese come nessuno saprebbe fare. Questo atteggiamento lo conosco bene: e’ il micro-potere del burocratino, che dice di essere responsabile di qualcosa, quando sa benissimo che nulla e nessuno lo allontaneranno mai dal suo posto fisso, ottenuto tramite la conoscenza di chissacchi’. Ed e’ insuperabile la supponenza con cui si rivolge ad una persona sconosciuta. Tutto questo non si puo’ copiare, nessuno mai riuscirebbe a descriverlo cosi’ bene. Bisogna averlo nel DNA.

Ho cercato di ribattere. Ho chiesto: “perche’ mai il bambino non dovrebbe sedersi sulla sedia?” E lui mi dice: “perche’ e’ pericoloso”. Allora gli chiedo: “Mi vuole forse dire che queste sedie sono pericolose?”. Insomma, cercavo di arrivare da qualche parte, ma come tutti sanno, mai discutere con un imbecille e via dicendo. Cosi’ cerchiamo di convincere lo Gnomo a non giocare con le sedie.

A questo punto citofona, ed entra nella stanza, una procace signorina. Al che’ la porta, nella finta parete di specchio, si apre come di incanto, e lo stesso solerte funzionario accoglie la procace signorina con sorrisi e frasi gentili. Arriva un’altra signorina. Stesso atteggiamento. Poi arriva un tizio con una valigia. Ancora la porta si apre d’incanto ed il solerte funzionario dice: “Ma dai, sei qui… Ma entra. Non e’ che la valigia ti pesa? Vieni.”

Nel frattempo la Gnappa decide di esercitare le sue legittime funzioni fisiologiche. Allora ci rendiamo conto che c’e’ anche la porta di un bagno. Non speriamo nulla, non immaginiamo nulla, ma proviamo: e’ un bugigattolo. Che ci fosse il fasciatoio, che c’e’ in qualunque privatissimo, cattivissimo e multinazionalissimo Mc Donald’s, non osavamo sperarlo, ma certo non immaginavamo una specie di sgabuzzino simile. Quindi la Gnappa viene cambiata sul passeggino, in mezzo a tutti.

Il tempo passa. Nella stanza c’e’ un libro. E’ una specie di Guestbook. Le pagine sono stranamente timbrate e numerate. Forse qualcuno eliminava i commenti negativi e lasciava i positivi. Non lo voglio sapere. Prima di andare via, scrivo sul guestbook quello che vedete nell’immagine qui sopra.

Dopo aver aspettato inutilmente un’ora dall’orario del nostro appuntamento, andiamo via.

Arrivo a casa e mi arriva una email del Signor Mura. Si’, proprio lo stesso con il quale avevamo appuntamento. Con la supponenza da burocrate (parassita), pagato con le tasse della collettivita’ per non fare pressocche’ nulla, in un posto dal quale non verra’ rimosso mai, mi scrive: “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento”.

Devo dire che mi fa un po’ pena. Probabilmente non ha idea di come funzioni l’ufficio dove lavora. Probabilmente nessuno lo ha informato che noi fossimo li’. Forse lui stesso non ha chiesto a nessuno se noi eravamo li’. Forse le procaci signorine ci passavano avanti, o forse andavano da altri, o chissa’ cosa. Non mi interessa molto. Da parte nostra, ci siamo qualificati con nome e cognome ben due volte agli operatori dietro al vetro, i quali sapevano che avevamo un appuntamento, e con chi.

Ecco, signor Console, mi sento di ringraziarla per tutto questo. Nessuno saprebbe proiettare, nel giro di un’ora, un’immagine cosi’ nitida di come funzionano le cose in Italia. Lei e la sua brillante squadra riuscite a condensare benissimo l’idea di un allegro e farlocco fancazzismo, strapagato dalle tasse di tutti.

La prego, lasci stare tutto cosi’, almeno fino al fallimento prossimo venturo, ed alla fine dei soldi degli italiani che permettono di tenere in piedi un teatrino simile.

Cordialmente

Luca Venturini

Photo: la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata: era il 3 maggio 2016)

34 pensieri riguardo “Lettera a Mauro Battocchi, Console “Generale” di San Francisco”

  1. Se non fossero una delle tante componenti del teatrino, le tre ore di lavoro al giorno (come utopizzate da Silvano Agosti) sarebbero almeno una bella conquista per una vita più efficiente e dignitosa!

  2. Si’, Jacopo. A dire il vero io preferisco la settimana di quattro ore lavorative (Tim Ferries). Diciamo che in generale preferisco che certi test si facciano nel privato, andando a cercare un modo di essere piu’ efficienti, non meno.

  3. Luca, mi sembri veramente ingeneroso con gli sforzi fatti dal Console Battocchi e da Marcelli che l’ha preceduto. Il Consolato di San Francisco ha fatto dei salti in avanti incredibili, ed e’ generalmente molto efficiente. Aldo Mura, in particolare, mi ha aiutato un sacco di volte ed e’ stato sempre molto professionale. Gia’ il fatto che ti abbia scritto una email personale lo dimostra. Poi un contrattempo capita a tutti e sono sicuro ci sara’ un motivo per cui non siete riusciti a incontrarvi (a me non e’ mai capitato, e in consolato ci vado da anni).

    Quanto alla stanzina del consolato, concordo con te. Fa un po’ Italia anni 70, con le dichiarazioni di matrimonio appese. Forse sarebbe tempo di sistemarla. Ma si fa con le tasse italiane e siccome io non le pago perche’ vivo qui, non mi permetto di dirlo.

    So che ti suonera’ strano, ma 10 anni fa il consolato era 100 volte peggio. Adesso funziona bene (a parte qualche sbavo qui e la’). Dagli fiducia.

    fabrizio

  4. Io fui trattata a pesci in faccia al consolato di Detroit (4 ore andata/4 ritorno) e quando mi lamentai dell’accaduto, il molto professionale console mi disse: E allora vada in un altro consolato”. Almeno nello stereotipo siamo solo mafiosi, di solito, non cafoni.

  5. Questa lettera sembra più uno sfogo, ma posso capire la frustrazione.
    Immagino tuttavia che le 15 ore settimanali siano quelle di ricevimento del pubblico, a cui si va a sommare il tempo del lavoro di ufficio.
    Sarebbe interessante sapere se questa esperienza è stata una eccezione o è la regola, e sarebbe molto spiacevole se si dimostrassero efficientissimi con persone famose come il signor Capobianco (nulla di personale) o amici e conoscenti e non altrettanto con gente che non conoscono.
    Purtroppo non è raro vedere gente che cambia totalmente approccio a seconda chi ha di fronte, ma penso che la risposta alle email potrebbero dare chiarezza. Alla
    “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento”
    quale è stata la risposta? Ci sono state scuse?

  6. Fabrizio, grazie per il tuo intervento. Sono stato in consolato tre anni fa circa. E tutto ando’ molto meglio. Magari e’ solo un caso. Ho cercato di parlare della mia esperienza diretta. Non ho idea se le cose siano cambiate negli ultimi anni. Questa schifezza e’ l’immagine che diamo dell’Italia. Per questo motivo credo che sia meglio chiudere il consolato. Non serve a nulla e costa.

  7. @Alessandro “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento” e’ la mail che ho ricevuto, non che ho spedito. Quando sono tornato a casa, dopo non aver combinato nulla, ed aver perso tutta la giornata dietro a loro, ho ricevuto quella mail.

    La cortesia con amici e conoscenti e’ il tipico atteggiamento del burocrate italiano. A volte mi sono trovato nella situazione di essere amico di qualcuno, ma di non dirlo, solo perche’ non sopporto di essere trattato diversamente.

  8. @Carla “E allora vada in un altro consolato” e’ insuperabile. “E allora chiudiamo questo consolato inutile” dovrebbe essere la risposta.

  9. Condivido la nausea per la pubblica amministrazione italiana. Anni fa fummo sequestrati a Barcellona e dopo aver trovato un telefono di fortuna chiamai in fretta e furia il consolato italiano. Non ricordo il giorno della settimana, ma ovviamente c’era la segreteria telefonica perche quel giorno non lavoravano…. Ovviamente poi ce la siamo cavata da soli e abbiamo messo l’avvocato dall’Italia. Purtroppo vivo ( sopravvivo?) ancora in Italia…

  10. Signor Venturini

    Mi spiace leggere il suo messaggio. Lei e’ andato via dal Consolato arrabbiato e questo – a prescindere “dal perche’ e dal percome” – e’ uno scacco per la nostra struttura consolare. La invito a prendere un caffe’ qui da me quando i suoi impegni glielo consentono, per parlarne direttamente.

    Mi lasci anticiparle alcuni punti che mi stanno a cuore.

    Il primo riguarda le condizioni oggettive, fisiche, della sala d’attesa del Consolato: e’ davvero un ambiente brutto e poco accogliente. Si tratta di un’ala aggiunta all’edificio consolare negli anni Sessanta, quando ancora i nostri concittadini erano una manciata ed evidentemente la saletta non si riempiva. La buona notizia e’ che dovremmo avere a breve l’autorizzazione e lo sblocco dei fondi per allargarla e renderla piu’ accogliente.

    Il secondo riguardo il nostro impegno per servire gli utenti. Riceviamo ogni anno circa 7000 persone. Abbiamo un team di persone professionali e dedite al lavoro, con un ottimo feedback degli utenti. Sono qui da tre anni e mezzo e il suo messaggio mi ha francamente sorpreso, perche’ dialogo con gli utenti e ho il polso della situazione anche tramite il blog http://www.sanfranciscoitaly.com, che documenta giorno per giorna la vita consolare, e i social media. Si puo’ e si deve migliorare, ma le assicuro che il team ce la mette tutta.

    Il terzo e’ un invito ad avere maggiore fiducia nei confronti delle persone che lavorano qui. Si puo’ e si deve giustamente criticare puntualmente un episodio che non va bene. Siamo qui per questo. Ma il rispetto dev’essere reciproco. Il dottor Aldo Mura, ad esempio, con cui lei ha scambiato varie email per fissare l’appuntamento, e’ conosciuto nella nostra comunita’ per la sua massima diligenza, e professionalita’ e farsi in quattro anche al di la’ degli orari standard per dare una mano. Se s’informa in giro, trovera’ solo testimonianze positive come quella di Fabrizio Capobianco.

    Spero di conoscerla personalmente e di restituirle un po’ di fiducia in quanto stiamo facendo.

    Cordialmente
    Mauro Battocchi
    (Console Generale)

  11. Ciao Luca
    Non ci conosciamo personalmente ma mi permetto di commentare, spezzando una lancia a favore del Consolato di San Francisco. Ho avuto modo di andarci diverse volte, l’ultima pochi giorni fa, e Aldo Mura si è fatto in quattro per assistermi. Sul guestbook troverai diversi miei commenti positivi. Ti posso assicurare che i valori dell’ufficio non sono quelli dell’Italia che tu hai dipinto. Sono d’accordo sul fatto che i processi siano perfettibili, non ultimo la creazione di un sistema di appuntamenti online. Ma ti assicuro che in USA esistono realtà ben peggiori (DMV?). Un abbraccio e sono certo risolverai brillantemente la notarizzazione dell’atto! Riccardo

  12. Niente di sorprendente. Se non avessero deciso di impiegare 6 mesi per comunicare il cambio di residenza al comune, ci metterei di meno a spostare la residenza in Italia quando ho bisogno di qualcosa. Ogni volta che vado in un consolato italiano (Francoforte e Londra per ora) ne esco con storie che paiono racconti di fantasia anche ad amici provenienti da paesi del terzo mondo o quasi. L’ultima volta ho aspettato 2 ore perche’ l’impiegata era andata a fare la spesa e la volta precedente non hanno trasmesso un documento a un ufficio in Italia, scatenando un putiferio infinito. Una volta l’impiegato allo sportello riusci’ a perdere il passaporto o il visto di un italo-brasiliano senza neanche alzarsi dalla sedia, lo ritrovarono 2 ore piu’ tardi.

    Devo dire che almeno a Londra parlano un po’ di inglese, cosi’ riescono a barcamenarsi quando c’e’ bisogno (si parla quasi sempre di inglese scolastico o poco piu’). In Germania era da ridere, “einzzvai polizzai”.

  13. Ho trovato “Lunare” la risposta del Console Generale. Si permette di parlare di “rispetto reciproco” quando questi sono pagati con le nostre tasse per darci dei servizi. Questa e’ la loro mentalita’, c’e’ poco da fare. Terrificante. E pensa di risolvere questa situazione non facendo finalmente lavorare secondo standard moderni gli impiegati o quella specie di notaio ma invitando Luca a prendere un caffe insieme! A “Tarallucci e Vino”… Povera Italia!

  14. Vergognosa la risposta del Console. Fuorviante e fuori luogo. Però anche lei Sig. Venturini bisogna che si faccia un po’ piu combattivo, se forse andava a sbattere allo sportello e a dire oh io ho un appuntamento a tal ora con tal persona credo che un feedback glielo avrebbero dato. Purtroppo è così, se si aspetta la perfezione del sistema si va poco lontano. Forse in America funziona diversamente ma meglio non abituarcisi! Io ho vissuto a Hong Kong per quattro anni e mia figlia è nata qui. Qui la. burocrazia è efficiente come non ho mai visto (e le dico che mi sembrava già estremamente meglio della burocrazia italiana, quella catalana, dopo aver vissuto cinque anni a Barcellona e mai avuto un problema con la burocrazia anzi, mi hanno aiutato e spiegato diverse volte) ma non pretendo di ritrovarla così al mio rientro in Italia (a breve purtroppo). Le mie esperienze in consolato qui sono state simili alle sue ma ho fatto buon viso a cattivo gioco e fra un poverini siete sovraccarichi di lavoro, come vi capisco, un studiarmi le procedure prima da sola, e non criticare in faccia loro le mille pecche, mihanno aiutata. La lingua mi sapeva di culo, ma è andata. È vero, la burocrazia italiana è una merda. Ringraziamo che siamo espatriati e ci tocca contattarla solo in pochissimi casi. PS In sala attesa al consolato di Hong Kong ci sono dei giochi per i bambini. Per terra, in un angolo, sopra una putria moquette, ma ci sono.

  15. Ciao Luca,

    mi dispiace della tua disavventura ma voglio condividere la mia personale esperienza che e’ del tutto differente. Ho usufruito dei servizi consolari di San Francisco quando abitavo in Idaho e più recentemente dalla Bay Area. Abbiamo sempre avuto un ottimo servizio per esempio per rinnovo patente Italiana e passaporto. Se vuoi un aneddoto simpatico, qualche anno fa quando ero in Idaho mia moglie ha centrifugato il passaporto pochi giorni prima di un mio viaggio in Asia e il consolato si e’ veramente fatto in quattro per permettermi di partire. Un ulteriore indicazione della attenzione del Consolato verso i suoi cittadini la hai avuta dal Console stesso che risponde al tuo blog dopo poche ore e alle 21:54. Certamente non una settimana da 15 ore!!!
    Di nuovo mi dispiace della tua esperienza, ma credo sia un evento raro al nostro Consolato e sono certo che con il Console risolverai la tua pratica e capirete cosa sia successo.
    Luigi

  16. Da 16 anni seguo Russia, Middle East e Nor Africa. Partenze i lunedi e ritorno a Milano (dove vivo con la famiglia) i venerdi.
    Di Consolati, Ambasciate, ICE, Sace ne conosco a decine. Luci e ombre.
    Come dappertutto. anche negli altri Paesi.
    Carino che il Console Generale abbia risposto. Forse nell’era dei social non poteva non farlo.
    Mi rimane però un particolare.
    Il Console Generale ha scritto 3 cose:
    2 cose per identificare problemi di carenze di cui si lamenta. E ha colto l’occasione del buon Venturini per spingere più e meglio il suo dossier di richiesta di budget. Probabilmente impantanato da qualche parte in un ufficio alla Farnesina. Quindi gli hai fatto un bellissimo assist. Diamo atto al Console che in questo è stato molto bravo e smart. Buona pubblicità per l’italianità del cogliere al volo le occasioni che la vita ti pone ogni giorno.
    1 cosa per difendere un suo funzionario. Again, coglie al volo l’occasione per fare ream building e mandare messaggi: cari compagni di avventura, siamo tutti insieme ed io vi paro oggi a voi. Domani lo farete voi con me. Cosa c’è di più Italiano di questo?
    Manca la cosa più importante. Che come sempre si perde nei romanzi o operette italiane.
    Al netto degli specchi, le signorine procaci, il bimbo che gioca o la eventuale cravatta gialla del dipendente…”perché questo Aldo Mura non ti ha ricevuto!”.
    Se io vado al ristorante, posso discettare sui colori delle pareti, sulla simpatia della cassiera, ma se alla fine non mi servono da mangiare è solo quella la cosa che devo capire! Ho perso tempo, parcheggiato la macchina, speso soldi per quello. E se qualcosa è andato storto è su quello che mi devi dire perché è andato storto.
    Poi se mi va, vengo a prendere un caffè con te.
    Ecco caro Console Generale, non si inizia una lettera di scuse con “a prescindere “dal perche’ e dal percome”.
    Ma anche in questo è un tipico show room di italianissima mancanza di focalizzazione…

  17. Ciao Luca,

    se la pratica in questione e’ la registrazione della nascita in Italia, non e’ necessario passare attraverso il ministero degli esteri, ma la registrazione puo’ essere fatta direttamente nel comune dove siete residenti (AIRE o no). Ho registrato tre figli nati in tre continenti diversi se nza mai visitare il consolato;-)

  18. Ma fatti valere!!! Già 10 minuti per me son troppi, avrei rotto le balle a tutti per il mio appuntamento… Alla fine hai perso una giornata di lavoro! Con Un’ora in ritardo avrei non solo preteso il mio appuntamento ma avrei aperto un complaint se hanno un regolatore giusto per segare un pò di persone e inoltre avrei chiesto compensation per il tempo perso. Devi farli sudare!!!

  19. Nonostante la cortesia dell’invito a risolvere la cosa con un caffe’ mi sembra del tutto fuori luogo e irrispettoso data la situazione.

    Fa pero’ piacere sapere che ci sia un blog e un sito con il quale si prova a ricevere feedback sulla situazione. Ricordo che un’altra caratteristica famosa per gli italiani e’ quello di lamentarsi di tutto.

    Penso che il vero problema e’ che si stai divagando terribilmente tirando in ballo i consolati di mezzo mondo. C’e’ stato un errore da parte del consolato nella ricezione di un ospite, l’attenzione dovrebbe cadere sul perche’ e’ successo e cosa si puo’ fare per non farlo capitare piu’

  20. Caro Luca,

    Le attività consolari sono molte di più e molto più complicate di quello che si puó pensare.
    La figura del notaio fa parte del diritto Napoleonico, non esiste nel diritto anglosassone, quindi non puoi notatizzare proprio niente per 10 dollari. Per quanto caro, ha una funzione molto utile e a vantaggio dei cittadini.
    Infine, presuppongo che I tuoi figli abbiano il passaporto statunitense. Se l’Italia ti ha deluso così tanto, perchè ci tieni a registrarli? Forse perchè qualche vantaggio (gratuito) in fondo in fondo c’è.

  21. Approvo senz’altro il testo lasciato al consolato italiano a S.Francisco.
    Per l’ennesima volta diamo prova inconfutabile di quale paese sia diventato l’italia anche all’estero e di quali immagini negative sappiamo dare.
    Il DEFAULT ITALIANO è cosa che riguarda il tempo.
    Ma è sicuro che arriverà. Ormai i giovani scappano all’estero e anche gli anziani se ne vanno con la loro pensione lorda al fine di poter sbarcare il lunario dignitosamente e non dover fare la fame qui in italia.
    Solo i politici italiani, e tutti coloro che lavorano negli alti ranghi di tutti i settori pubblici vantano una vita allegra e felice alla faccia dei contribuenti sempre super tassati e vessati.
    Alla fine sarà anche la storia a condannare l’italia e quindi finalmente come dice il testo anche loro rimarranno sena stipendio….alla faccia però di quanti soldi si saranno avanzati per la loro ricca vecchiaia se ci arriveranno perché il Padreterno è sempre lì che li segna nel libro nero !!!!
    W SAN MARCO E VENETO INDIPENDENTE !!!!

  22. Concordo con Alessandro: il punto è perchè non lo hanno ricevuto all’ora giusta e evitare che succeda di nuovo agli utenti del consolato. Altro che caffè. La questione dei notai non c’entra nulla con i problemi del consolato, comunque in Spagna i notai ci sono ma chiedono cifre circa 10 volte inferiori per le pratiche rispetto a quelli italiani.

  23. Ciao Luca,

    mi sono trasferita a San Francisco da pochi giorni, il mio fidanzato vive qui, e noi tra pochi mesi dovremmo sposarci in Italia. Dico dovremmo, perchè a causa dei ritardi dovuti ai tempi di risposta del Consolato, noi non abbiamo i documenti per sposarci. Per più di un mese il Municipio di Roma ha atteso che il Consolato inviasse i documenti di stato libero del mio fidanzato, senza ottenere neanche un’email di risposta. Per disperazione la settimana scorsa hanno proceduto con le pubblicazioni. Ma le pubblicazioni vanno affisse anche in consolato, che ovviamente è stato notificato dal Municipio di Roma, ma non ha mai risposto ne tantomeno pubblicato i nomi. Sinceramente non capisco come sia possibile che il Consolato sembri ignorare per mesi le richieste provenienti da un ufficio di Stato Civile italiano. Se il Console sta leggendo questo commento, gentilmente gradirei una spiegazione.
    Serena

  24. Luca, mi dispiace che tu abbia avuto una brutta esperienza con il consolato.

    Personalmente ho sempre avuto ottime interazioni con il consolato, si sono sempre fatti in 4 per risolvere qualsiasi problema. Molto spesso anche via telefono o per email, a volte anche fuori orario. Avendo vissuto in varie parti del mondo – Germania, Svezia, Uk, Finlandia e Stati Uniti – non mi era mai capitato prima di trovare un console cosi attivo nella propria comunità. Ogni volta che ricevo una comunicazione da parte del consolato, rimango sempre piacevolmente sorpreso di quanto si diano da fare e di quanto ce la mettano tutta. Poi si, in tutto si può trovare qualcosa che non va, non piaccia, si potrebbe/se solo se/etc.

    Trovo la risposta di Mauro eccellente – ti ha risposto ed invitato a risolvere la situazione. Ma, a leggere dai commenti, non basta – servono risposte, serve dramma. Sicuri che l’Italiano declino sia solo nell’Italica burocrazia, e non nell’Italiano cittadino? 🙂

    Saluti da SF,

    ~L

  25. devo dire che la lettera mi ha fatto sorridere – per carità, ci sarebbe da piangere lo so. Mi ha fatto sorridere perché tutto il mondo (consolare) è paese. A me, un fatto molto simile, accadde ad Aprile 2014, a Toronto. Mi ricordo come se fosse ieri la faccia di mio marito quando ci hanno chiesto se la bambina poteva smettere di piangere (dopo un’ora di attesa con una bimba di 20 giorni). “Signora, per favore, stiamo lavorando, la bambina o smette di piangere o devo farla uscire”. Ora, tralasciando il fatto che fuori c’erano 10 gradi e ho dovuto allattare su una panchina in mezzo alla strada, io mi chiedo: se non vuoi essere disturbato nelle tue DUE, faticossisime, ore lavorative giornaliere, perché OBBLIGHI i genitori che vogliono fare il passaporto al proprio figlio neonato a presentarsi con il suddetto neonato in Consolato??

  26. Purtroppo la cosa e’ simile in tutti i consolati, non dimentichiamoci che gli impiegati sono italiani, dipendenti pubblici che vengono da esperienze pubbliche, vengono pagati da nababbi ed in genere sono peggiori dei dipendenti pubblici che lavorano in Italia. Come di prassi c’e’ – ci sono sempre eccezioni, infatti ci sono sempre dei dipendenti onesti, diligenti ed etici che mandano avanti la baraccae dobbiamo ringraziarli. Purtroppo nella testa dei consoli e dei loro dipendenti il concetto di servizio al pubblico e’ diverso da quello dele persone normali, e non hanno colpa, vengono iniziati e cresciuti a quel modo di fare che e’ caratteristico del sistema clientelare sostenuto ed alimentato dalla politica e quindi dal sistema Italia. Nominare un console che facesse funzionare un consolato alla perfezione sarebbe una sconfitta per lo stato italiano, non ci sarebbero piaceri da chiedere! E poi una persona onesta, etica, efficiente, andrebbe mai a lavorare per lo stato? Siamo di fronte ad una selezione naturale.

  27. Ciao Luca,

    vivo a San Francisco da circa 7 anni, sono entrato in contatto con il Consolato svariate volte e le mie esperienze sono state tutte molto positive.

    Sicuramente la tua storia racconta una esperienza non altrettanto felice ed e’ importante che sia sottolineata per fare in modo che non riaccada in futuro.

    Le critiche pero devono essere costruttive, altrimenti si finisce solo per lamentarsi senza poi risolvere i problemi.

    Mi auguro che accetterai l’invito del Console per contribuire a migliorare una istituzione che a mio parere sta gia facendo tanto per la comunita Italiana a San Francisco.

    Un saluto,

    Vincenzo

  28. Io credo che fare di tutta l’erba un fascio sia sbagliato, che sia giustamente deprecabile il comportamento e costruttivo osservare il fatto che quel che uccide questo paese sia (anche ovviamente) la burocrazia. Ma non credere che all’estero siano tutte rose e fiori…..un pò ho girato e mi sono raffrontato con realtà e situazioni differenti.
    Preferisci la risposta “voi italiani fate sempre casino” al CDG per poi scoprire che il loro servizio di gestione bagagli smarriti (da loro) chiude alle 21 e che tutto quello che arriva dopo viene cacato non si sa dove e poi ritrovato con molto comodo giorni dopo (forse)?
    Oppure la risposta razzista di un austroitaliota, gestore di una albergo, che indicandomi con ribrezzo mio figlio che osservava una candela mentre saldavo il conto della stanza mi fa: “qvello è suo? mi sporca il tavolo”.
    Siamo esseri umani e quindi fallibili; forse nel tuo caso chiedere, giustamente, informazioni avrebbe tolto da qualsiasi imbarazzo.
    Bella scelta Cisco….città splendida
    Ciao!

  29. Finche’ noi italiani continueremo a consolarci osservando chi sta peggio e non chi sta meglio sprofonderemo sempre piu’. Non Ci sara mai fine al peggio…..I diplomatici rappresentano il Paese d’ origine e per questo devono essere impeccabili! Tutto il resto sono chiacchiere

  30. Descrizione fantastica! A Londra la situazione del consolato era pietosa qualche anno fa. Adesso è leggermente migliorata. Il problema serio è trovare il modo di liberarsi di questi parassiti e della loro spocchia…magari riassumendoli a contratto a tempo determinato e facendogli fare qualche lavoro manuale che sicuramente non hanno mai fatto

  31. comunque voi che vivete all’estero avete un modo di descrivere veramente troppo negativo sempre a spalare merda su qualsiasi cosa e sentirvi superiori solo perchè siete andati via. Riprendetevi ciao.

  32. Grande, Luca!!!

    A me vengono i brividi solo a pensare di dover andare in Consolato a breve a rinnovare il passaporto – so gia’ che sara’ una gran perdita di tempo e arrabbiatura.

    Fra pochi giorni festeggio i vent’anni di fuga dal paese del menga ed ho un solo sentimento nei riguardi della burocrazia italiota: ma meglio non esprimerlo in pubblico 😉

    A parte il Consolato (ormai chiuso) di Bedford, l’abisso di incompetenza e arroganza tra i nostri strapagati, incompetenti e maleducati burocrati e l’efficienza e professionalita’ di quelli del paese estero (ne ho visti tre finora: UK, Olanda e USA) e’ sempre utilissimo ricordo del motivo per cui ho giurato di non tornare mai piu’ nel tristo paese.

    Fintantoche’ gli italioti si adattano e accontentano (vedi Christian qui sopra) non cambiera’ mai niente.

  33. Luca
    Ma di che ti sorprendi: speri forse che gli uffici pubblici Italiani all’estero funzionino meglio di quelli in Italia solo perchè si trovano in un altro Paese?

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