Roland Ratzenberger

Un guest post sugli eventi di venti anni fa.

…l’uomo ed il campione

(N. B. : liberamente tratto dai miei ricordi – Gabriele)

30.04.1994, ore 7.00 – Camper della Simtek

Quando suonò la sveglia Roland aprì gli occhi e la spense. Il van della scuderia era ancora avvolto dalla penombra, per fortuna lo avevano posteggiato in una zona ombreggiata, e sarebbe rimasto fresco ancora per qualche ora.

Mentre si stirava i muscoli per alzarsi dal letto, gli occhi andarono alla tuta ancora stropicciata dalle prove del venerdì appesa fuori dall’armadio.

La tuta era lì, bianca come il latte e coperta da sporadici piccoli sponsor, gli stessi che con immenso sudore e fatica era riuscito a trovare ed a portare alla scuderia affinché pagassero per farlo correre.

La Simtek era una piccola scuderia, all’esordio nel mondiale, con una macchina interessante dal punto di vista aerodinamico ma penalizzata da un motore clienti dalla scarsa potenza, che aveva trovato però, nessuno sapeva come ne perché, la sponsorizzazione di MTV, coi suoi adesivi colorati ben in vista sulle fiancate.

Dio come amava quei colori!

Decise che quella sarebbe stata l’ultima gara con la tuta bianca, dalla prossima avrebbe fatto realizzare una tuta con gli stessi colori del team, nero-viola e con le scritte MTV verde acqua.

L’inizio era stato duro, all’esordio ad Interlagos in Brasile non si era qualificato, ma già nella gara successiva in Giappone, al gran premio del Pacifico, non solo era riuscito a farlo, ma era giunto addirittura al traguardo undicesimo.

Ed ora c’era Imola, il circuito dove da ragazzo aveva visto duellare i grandi, dove Villeneuve e Pironi avevano lottato in un gran premio epico, dove i veri piloti emergevano per la complessità del tracciato, dove nulla avveniva per caso…

Infilò la tuta ed uscì dal van, pronto per vedersi a colazione coi tecnici e confrontarsi col compagno di squadra, Jack Brabham, figlio dell’ex campione del mondo nonché proprietario del team.

Gli avrebbe detto di essersi trovato bene con una diversa mappatura del motore, o forse no, in fondo era meglio avere qualche piccolo vantaggio sul compagno di squadra, specie se questo era anche figlio del capo.

La vita era splendida, un’altra giornata di lotta per qualificarsi e partire per un altro gran premio, in cerca di una bella prestazione che gli avrebbe consentito di finir la stagione e magari strappar un nuovo contratto per un team più competitivo già l’anno seguente.

In fondo aveva solo 34 anni, qualche altra stagione buona poteva ben farla!

Sorrise all’idea e chiuse la porta del camper, senza sapere che non vi sarebbe mai più tornato…

30.04.1994, ore 7.00 – Autoarticolato alloggio piloti Williams

Ayrton si svegliò ben prima del suono della sveglia. Non dormiva bene in quei giorni. Un senso di malessere generale a volte lo coglieva all’improvviso togliendogli il sonno.

La sua nuova avventura, quella che lui aveva voluto a tutti i costi, quella per cui aveva litigato col suo vecchio capo Ron Dennis, coi suoi sponsor storici, con molte persone intorno a lui, non stava andando come doveva.

La Williams, che da tutti era stata indicata come la favoritissima al titolo mondiale, dopo la messa al bando delle sospensioni attive, faticava ad imporsi sulle altre vetture, e lui, dopo le prime due gare, con il suo errore in Brasile e il tamponamento subito la gara precedente, era ancora a zero punti nel mondiali.

Il tedesco invece, quel ragazzotto sfrontato e terribilmente veloce, si era aggiudicato i primi due gran premi, e la sua macchina era sembrata quasi inavvicinabile.

Non gli era antipatico, anzi, forse in fondo ci si rivedeva pure, ma lui era Senna, il campione assoluto, l’uomo più veloce al mondo, e non aveva certo intenzione di rinunciare a quel titolo che lo avrebbe portato ad un solo mondiale dal mitico Fangio.

In fondo aveva giusto compiuto 34 anni un mesetto prima, e nelle prossime tre o quattro stagioni avrebbe benissimo potuto vincere i tre titoli mondiali che lo avrebbero portato a 6, diventando così il più grande di sempre.

Girò la testa, e vide ancora avvolta nella plastica trasparente la tuta che avrebbe dovuto indossare quel giorno. A riguardo gli sponsor erano stati categorici: la tuta doveva esser sempre nuova di fabbrica, per meglio risaltare in tv e per esser regalata a fine giornata a qualche ospite importante, assieme ad una foto con lui, una stretta di mano ed un sorriso forzato in risposta a qualche domanda banale.

La indossò e si guardò allo specchio, non riconoscendosi.

Dio come odiava quei colori!

Non era abituato a vedersi in blu, lui che per anni aveva vestito solo il bianco rosso Marlboro che colorava le McLaren, e trovava che fosse molto anonima come colorazione.

Ma quei colori anonimi erano quelli che versavano fior di milioni al team, e pertanto se li sarebbe dovuti far piacere, almeno per qualche anno.

Uscì dalla porta del suo alloggio, ormai concentrato sulla imminente riunione tecnica e sull’idea di interrompere il dominio di Schumacher su quel mondiale, che per diritto divino sarebbe dovuto esser suo.

Imola d’altra parte non era una pista dove le cose succedevano per caso, ma un circuito dove i migliori hanno sempre qualcosa in più da dare.

Era Ayrton Senna, ed in quel weekend era ben deciso a ricordarlo al mondo…

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