Super Happy Vlog House

Super Happy Vlog House at Hat Factory - San Francisco
Sto scrivendo dalla Super Happy Vlog House, evento di apertura della settimana “Video Blogging Week 2007“.

L’evento si svolge alla Hat Factory (struttura di beduini in coworking di cui scrivero’ ancora). I lavori sono inziati nel prato qui accanto con una riunione con Jon Phillips e Lisa Rein di Creative Commons e Colette Vogele di Vogele & Associates. Abbiamo avuto modo di parlare di licenze creative commons e dell’uso che se ne puo’ fare nell’ambito del video blogging.

Poi ci siamo spostati all’interno della Hat Factory per una piccola presentazione in cui Jon ci ha mostrato il nuovo marker che potrebbe essere usato per i video rilasciati sotto licenza CC. L’obiettivo della serata era di impostare i trailer delle licenze creative common. Qui i trailer. Video.

Il pomeriggio ha proseguito in stile barcamp con la piacevole sorpresa di Justin di justin.tv, che ci ha mandato in broadcast in diretta (justin.tv merita un post a parte). Video.

Oltre ai due video (uno e due), ho fatto un po’ di foto. Nei video ho usato il nuovo mark Creative Commons che potete ammirare in anteprima.

Verso mezzanotte vengono proiettati i video dei trailer e visitiamo tutti insieme il sito del nuovissimo servizio di Google.

In conclusione abbiamo fatto le ore piccole (ora e’ l’una di notte), ma mi sono proprio divertito a passare il sabato sera in modo cosi’ geek.

Visto il Divario digitale di cui scrivevo proprio l’altro giorno, meglio spiegare che una licenza creative common permette di riservare alcuni diritti sui propri lavori, lasciando la possibilita’ di copiarli e distribuirli a terzi. Io di solito uso la licenza “attribution-sharealike” che e’ spiegata molto chiaramente qui.

Digital divide

 Campagna ctrl-z

In questo documento prodotto da Eurostat (l’agenzia di statische della UE), si stimano le capacita’ informatiche dei cittadini europei.

Dategli un’occhiata perche’ la tabella sugli skill informatici e’ impietosa. In Italia il 64% delle donne ed il 54% degli uomini e’ informaticamente analfabeta. Questo vuol dire che siamo al penultimo posto in Europa. Peggio di noi solo la Bulgaria.

Non c’e’ da meravigliarsi quindi se in altri Paesi si possono fare delle campagne pubblicitarie come questa (grazie a Marco Camisani Calzolari per la segnalazione), mentre da noi Stefano Epifani chiedendo ad uno studente di informatica cosa sia un ipertesto si sente rispondere cosi’.

In fondo pero’ non tutto e’ da buttare: noi abbiamo l’insuperabile blog di Flavia Vento.

Arpege di Alain Passard

Alain Passard

Passato qualche giorno, e generata la giusta suspense, posso alzare il sipario sulla mia cena parigina: sono andato all’Arpege di Alain Passard (84, Rue de Varenne – 75007 – Paris).

Considerato, e non a torto, uno dei migliori cuochi del mondo, Alain Passard e’ colui che ha reintrodotto nell’alta cucina quella che ora tutti chiamano la cucina del territorio. L’attenzione alle materie prime e’ assoluta: basti dire che usa solo verdure coltivate nel suo orto.

In effetti ho mangiato benissimo. Lui e’ un personaggio simpatico che non se la tira per nulla. Abbiamo fatto due chiacchiere e alla fine mi ha anche regalato il menu’ per ricordo.

Quello che proprio non mi sarei mai aspettato era un servizio assolutamente non all’altezza. Non riesco proprio a capire perche’ una simile cucina venga rovinata da una sala ed un servizio talmente inadeguati. Il prezzo sguaiatamente alto (il menu’ degustazione viene 420 euro vini esclusi) non aiuta certo ad accettare il fatto che ci si sentisse in poco piu’ di una trattoria.

Camerieri distratti, tavoli ravvicinati, ritmi e tempi non adeguati. Per far capire il livello di disorganizzazione, dico solo che sono riusciti a sbagliarsi e a portarmi due volte il dolce.

E quando un cuoco e’ cosi’ bravo, e’ veramente un peccato rovinare una cena cosi’ per il servizio.

Ecco quello che ho mangiato (meglio scriverlo in francese cosi’ non mi perdo in tentativi di traduzione):

  • L’oeuf a la coque
  • Truffe noire et coquilles Saint-Jacques de la Cote de Granit Rose – coteaux du Saumurois
  • Parfum de jardiniere “Arlequin” – chou vert frise, carotte sanguine, radis “green meat”, topinambur “rose”
  • Canard de Chalans au sesame noir et marc d’orange – endives grillees
  • Comte millesime Automne 2002 “Grande Garde” – truffe noire
  • Dessert de veillee

Costo: 270 euro.

HOWTO – Cambio dei pattini dei freni della bicicletta

Bicicletta

Vedi set di foto.

Non so se c’e’ qualcosa che non va nel mio modo di frenare o se e’ colpa delle discese di San Francisco, ma nel giro di pochi giorni i freni della mia bici sono arrivati a fondo corsa. Cosi’ ho trovato un riparatore di bici da cui si forniscono i beduini e gli ho chiesto se poteva cambiarli. Mi ha parlato di 30 dollari. Mi e’ sembrato esoso, allora ho comprato dei pattini nuovi per i freni a 16 dollari e ho deciso di fare da me. Il commesso del negozio che mi ha venduto i nuovi pattini mi ha detto che sono infinitamente meglio di quelli vecchi.

Veniamo all’howto.

Tempo necessario: circa quindici minuti

Ingredienti: Pattini nuovi, chiave del bullone dei pattini (sia dei vecchi che dei nuovi se sono diverse), chiave del bullone di registrazione del freno. Nel mio caso mi sono procurato una chiave universale ed ho tagliato la testa al toro.

Procedura:

  • Svitare il bullone dei pattini dei freni
  • Inserire i pattini nuovi e fermare il bullone senza ancora stringerlo a fondo
  • Svitare la vite di registrazione della ganascia del freno
  • A questo punto la ganascia si dovrebbe allargare al massimo per via della sua molla
  • Stringere con la mano la ganascia fino a che i nuovi pattini non siano a 2-3 millimetri dal cerchio della ruota
  • Tenendo la ganascia in questa posizione stringere il bullone della vite di registrazione del freno
  • Se i nuovi pattini lo permettono, li si puo’ inclinare leggermente nella direzione del moto della ruota. L’operazione va fatta in modo che i pattini siano piu’ vicini al cerchio nel punto che viene raggiunto piu’ tardi dalla ruota nel suo moto in avanti. La cosa e’ un po’ complicata da descrivere e non serve poi a molto, l’importante e’ che non siano inclinati nella direzione opposta perche’ questo ne aumenterebbe l’usura. I pattini paralleli ai cerchi vanno benissimo. Decisa la posizione migliore si puo’ serrare bene il bullone dei pattini.
  • Ripetere il tutto per i freni posteriori. Nel mio caso i freni posteriori hanno una piccola staffa che evita una troppo forte sollecitazione della ganascia, vincolandola al telaio in fase di frenata. Non avevo mai visto una simile soluzione e credo sia dovuta alla forte sollecitazione dovuta alle discese di San Francisco.

A questo punto l’operazione e’ finita e non resta che provare a verificare il funzionamento dei nuovi pattini frenando prima con un freno e poi con l’altro. Bisogna provare a modulare la frenata, riuscendo sia a rallentare soltanto, che a bloccare completamente la ruota.

Visto che come al solito la cosa e’ facilissima, ma a scriverla pare difficile, ho documentato tutto qui.

I beduini di San Francisco

Ritual Roaster Cafe di San Francisco
I beduini sono nomadi. Non hanno un posto unico dove stare, ma si muovono liberamente e si fermano solo dove e’ possibile trovare una connessione wifi gratuita ed una sorgente di caffeina. I beduini si muovono in bici, oppure in skateboard. Nessuno ha la macchina e se ce l’ha non la usa per muoversi qui.

I beduini arrivano nei caffe’ con le borse etniche oppure con gli zaini. Tirano fuori i loro laptop e si collegano. I beduini non socializzano mai nei caffe’, fissano il loro monitor e socializzano solo in salsa 2.0: in rete.

I caffe’ hanno nomi latini. Ci si sposta dal silenziosissimo Mission Creek Cafe’ al caotico Ritual Roaster Cafe’, dallo storico Caffe’ Trieste al nuovo Coffee to the people.

I beduini non usano mai Windows. Entrano ed escono dai caffe’ sempre da soli. Quando si muovono, vanno da una parte all’altra della citta’ il piu’ velocemente possibile. Pare soffrano quando il loro portatile e’ spento.

I beduini hanno imparato a digitare sulla tastiera da giovani, digitano velocissimi e quasi nessuno guarda i tasti, lo sguardo e’ fisso sul monitor. Si nutrono poco. Non bevono nulla di alcolico. Quando, per puro caso, sono in numero maggiore di uno e vogliono anche mangiare, mangiano in ristoranti vegani di sushi come il Cha-Ya. I beduini sono sempre magri.

Vivono da soli o quasi. Quando devono lavare i panni i beduini lo fanno al Brainwash dove, mentre fanno il bucato, possono collegarsi e continuare la loro vita 2.0.

Ogni tanto c’e’ qualche beduino che si organizza in piccoli gruppi e colonizza qualche abitazione, sostituendola ai caffe’. E’ nato cosi’ il movimento Coworking. Partendo da qui, e’ arrivato qui.

C’e’ chi dice che molti beduini siano milionari. Pare che intere societa’ non abbiano sede fissa, ma abbiano completato il processo di beduinizzazione, vivendo solo in rete e nei caffe’ di San Francisco.

San Patrizio e la bicicletta

Bicyclists Allowed Use of Full Lane (SF)
Nonostante le salite e discese conosciute in tutto il mondo, San Francisco e’ una citta’ a misura di bicicletta. Ogni strada ha una corsia ciclabile oppure un segnale che dice su quale corsia possono andare le biciclette. Ho deciso quindi di comprarmi la bicicletta. Ho chiesto un po’ in giro e mi hanno detto che nel malfamato quartiere di Mission avrei trovato diversi rigattieri (qui si chiamano “Thrift” store). Vendono di tutto, basta che sia usato, e non si preoccupano molto del fatto che cio’ che vendono sia rotto o meno. Qui – per fortuna – non c’e’ la garanzia obbligatoria di due anni. (il “per fortuna” merita un post a parte).

Ho fatto tutte le prove possibili dentro il negozio e alla fine ho trovato la mia bici. Costo: 50$. Le ruote erano a terra, ma freni e cambio funzionano. Ho puntato sul fatto che le gomme non fossero bucate e mi e’ andata bene. La cassiera mi ha chiesto due volte se ero sicuro e poi mi ha ricordato che non c’e’ nessuna forma di garanzia. Guardava le ruote come per chiedersi se non fossi matto a comprare un oggetto che non avrebbe funzionato subito. Non credo sapesse che le ruote sono la cosa piu’ facile da cambiare in una bicicletta. Ho anche chiesto se dopo qualche settimana avrei potuto vender loro la bici, ma mi ha detto che loro non acquistano mai. Mi chiedo come facciano ad avere il negozio pieno di roba usata senza acquistarla, ma meglio non farsi queste domande.

Cosi’ da ieri pomeriggio giro in bici. Due cose ti fanno sentire molto piu’ al sicuro qui che non a Roma: l’assoluta assenza di buche ed il codice della strada, che qui si segue.

Ieri era anche la festa di San Patrizio. Qui c’e’ stata una parata seguita da una bevuta generale in Union Square a cui mi sono dovuto sottoporre per non essere scortese (parata 1, parata 2 e concerto). Non credevo che gli irlandesi a San Francisco fossero cosi’ tanti. Purtroppo (o per fortuna) non c’e’ la festa degli italiani. Anche perche’ se non sbaglio il santo protettore sarebbe proprio San Francesco e allora non si saprebbe piu’ cosa festeggiare…

Carta Oro American Express

American Express

Mi chiedevo tempo fa perche’ mai avessimo attivato la carta oro American Express. Cosi’ prima di partire per San Francisco mi sono andato a studiare le clausole che non si leggono mai, quelle piccole dell’ultima pagina. Innanzitutto ho scoperto che per fare la raccolta punti Amex (credo si chiami in modo altisonante, qualcosa tipo “membership rewards”) bisogna mandare un fax e pagare un ulteriore extra all’anno; a quel punto mi sono concentrato sullo studio delle coperture assicurative.

Nel viaggio da Roma a Parigi, l’aereo e’ stato cambiato (non prima di avere passato un paio d’ore sulla pista), cosi’ ho perso la coincidenza per San Francisco. E visto che altri aerei da Parigi a San Francisco pare non ce ne siano, sono stato costretto a prendere l’aereo la mattina dopo ed a dormire la notte a Parigi.

Non credo che mi fosse mai capitato prima di perdere una coincidenza e passare la notte ospite della compagnia aerea. Se fosse capitato, mi sarei ricordato bene che le valige non vengono date. In pratica si viene spediti in albergo con il solo bagaglio a mano ed un piccolo necessaire pieno di roba fornito dalla compagnia. Ho fatto delle foto alla dotazione del “necessaire” perche’ mi sembrava interessante. Appena possibile le pubblichero’.

Ho chiamato il call center di American Express e mi hanno confermato di avere un’assicurazione che copre spese per vitto e alloggio fino a 300 euro. Posto che l’alloggio era gia’ pagato da Alitalia/Air France, mi sono trovato con un budget di 300 euro per una cena… Cosa avreste fatto voi? Cosa ho fatto io, ve lo dico nel prossimo post.

Yepa Pranzo

Paolo e Pina di “Qui se magna” ritratti da giorgiop

Gli obiettivi trimestrali vengono fissati nel mese precedente all’inizio del trimestre. Poi, a meta’ periodo, viene fatta una riunione per verificare a che punto siamo e, verso la fine del trimestre, si stringono i denti per cercare di arrivare a concludere quanto preventivato. Le aree di competenza degli obiettivi sono tre: tecnica, amministrativa e commerciale/marketing. Poi c’e’ un’area “generale” dove confluiscono tutti quei punti che hanno a che fare con la vita della Yepa in generale ma con nessuna area in particolare. Dallo scorso trimestre quest’area e’ stata ridimensionata a causa della difficolta’ nel focalizzare bene alcuni obiettivi in capo a tutti ma a nessuno piu’ degli altri. Cosi’ in questo trimestre sono rimasti solo quattro punti. Uno e’ l’immancabile Yepa Pranzo.

Da qualche anno a questa parte il momento dello Yepa Pranzo e’ un momento fondamentale nella vita della Yepa. Pasquale, Carlo, Andrea, Luca, Giancarlo, Silvia, Patty e tanti altri amici della Yepa Alumni certamente ricordano i momenti del pranzo e del faticoso pomeriggio a seguire. Bevuta libera, battutacce volgari e magnata seria caratterizzano l’abbuffata. E tutti ricordano uno o due aneddoti di quelli indimenticabili.

Purtroppo dallo scoppio della bolla speculativa in poi, il caro “Edmondo” ci ha lasciato orfani della miglior hosteria “nuda e cruda” di Roma. Da allora e’ un continuo peregrinare alla ricerca della carbonara “perfetta”, che forse non esiste.

Oggi abbiamo continuato questa nostra ricerca infinita andando da “Qui se magna”. Tipica trattoria di Via del Pigneto nel quertiere Prenestino, che in quanto a cucina romana si difende bene.

L’ambiente e’ quello giusto. Familiare e rustico quanto serve. La cucina e’ quella casareccia: la carbonara, la trippa, il carciofo, la coda alla vaccinara. Alla fine un amaro “della casa” che ricorda il mitico Wunderbar. Insomma una di quelle “dritte” che ci si passa l’un l’altro nell’ambiente scaciato/studentesco/coatto di cui ci sentiamo orgoglisamente di far parte.

Questa la mappa e questa la foto dei due titolari, figli di Valeria (che c’e’ solo quando je va).

Alla fine ci siamo fatti fare una foto da un tavolo vicino dove si festeggiava una Laurea. Abbiamo lasciato una mail. Non appena arriva prometto di pubblicarla. Stay tuned.

Cena da Antonello Colonna

Antonello Colonna ritratto da Stefano Carofei

Ieri siamo stati a cena da Antonello Colonna a Labico. Ecco il menu.

Aperitivo:

  • salame locale
  • tortello di piccione in salsa di cipolla

Antipasti:

  • Testina di vitello panata e caponata di verdure
  • Stufato di verza, caciotta fresca e lardo rosa
  • Polpetta di baccalà mantecato e farina di ceci fritta

Primi:

  • Ravioli di pecorino e trippa alla romana
  • Tortelli di ceci, rosmarino e trippa di baccalà
  • spaghetti acqua e farina al sugo di Cetara

Secondi:

  • Lombo di coniglio in crosta di guanciale e fagioli cannellini
  • Guanciola di manzo brasata, porri fritti e purea di patate alle erbe

Dolci:

  • Carrello dei formaggi
  • cappuccino
  • Biscotto ghiacciato, crema di pistacchi e salsa saba
  • Cheese Cake di ricotta, gelatina di mandarino e sorbetto al finocchio
  • mini pasticceria
  • palline di gelato di liquirizia avvolte nel cioccolato
  • sorpresa da gustare a colazione la mattina dopo

Vini:

I nomi dei piatti in minuscolo li ho scritti io per cui possono essere non corretti, gli altri sono sicuramente giusti.

Come sempre la cena e’ stata perfetta. I sapori del territorio lavorati e ridisegnati da Antonello Colonna non si possono descrivere. Andate e provate. Ogni piatto meriterebbe un post a parte. Bravissimo anche ad Alessandro Pipero ed al resto dello staff.

HOWTO – Manutenzione del Winch

Winch

Vedi il set di foto.
Pochi lo sanno, ma ogni 2 o 3 anni bisogna fare il “tagliando” ai winch. La nostra barca ha circa 3 anni e non l’avevamo mai fatto. Nell’ultima regata ci siamo trovati dopo una virata con il winch che slittava e lascava da solo il genoa. Cosi’ abbiamo deciso che non si poteva procrastinare oltre.
Rientrati in porto eravamo convinti che dovessimo cambiare qualche pezzo, invece non e’ stato necessario. Abbiamo smontato il winch ed abbiamo scoperto che le piccole levette a molla che servono a far girare il cilindro in una sola direzione erano bloccate e facevano slittare il winch anche nell’altra direzione. Il grasso col tempo aveva creato una specie di melmetta che bloccava le molle. Abbiamo proceduto come segue.

Tempo necessario: circa mezzora per il primo winch, quindici minuti per i successivi.

Ingredienti: Per smontarlo basta un cacciavite. Per pulire i pezzi: benzina, strofinacci (o scottex) ed un vecchio spazzolino da denti. Per rimontarlo bisogna ingrassare i pezzi con del grasso di teflon, grasso da ingranaggi o equivalente.

Procedura:

  • Svitare la calotta – tipicamente ci si riesce con le mani.
  • Levare l’invito in metallo
  • Estrarre il corpo del winch – dentro ci sono dei cuscinetti a sfera che vanno anchessi sfilati e puliti
  • Levare la guarnizione in gomma
  • Levare i perni delle ruote dentate – puo’ essere utile aiutarsi con un cacciavite
  • Levare le ruote dentate
  • Separare tutte le ruote
  • Smontare le levette a scatto montate con le molle su alcune delle ruote (okkio che le molle partono in tutte le direzioni)

A questo punto dovrebbe essere rimasto solo il perno del winch con l’alloggiamento per la maniglia. Per smontare il perno bisogna levare le “chiavi” che sono inserite nella parte alta del collo del perno. Se le chiavi non vengono via si puo’ dare un piccolo colpo con il cacciavite, magari aiutandosi con uno dei perni che sono stati levati in precedenza.

  • Levare le chiavi dal collo del perno
  • Sfilare l’ultimo cilindro
  • Pulire ogni pezzo dal vecchio grasso – si possono usare degli strofinacci, ma puo’ essere molto utile aiutarsi anche con della comune benzina e con un vecchio spazzolino da denti.
  • Ingrassare bene gli ingranaggi con del grasso nuovo e rimontare il winch.

Vi stupirete di come scorre bene il winch dopo l’operazione.

Visto che la cosa e’ facile, ma scritta cosi’ sembra difficile, ho dettagliato tutta l’operazione qui.