Francesco Totti

Dell’addio al calcio di Francesco Totti si e’ gia’ detto tutto. Perche’ allora penso di dover dire la mia? Perche’, secondo me, la maggior parte di quelli che ne parlano non hanno capito cosa stia succedendo. Secondo voi perche’ domenica scorsa un’intera citta’, e forse mezza Italia, era in lacrime?

Perche’ non stavano dicendo addio al calciatore Francesco Totti, ma ad uno sport che non c’e’ piu’.

Ricordo quando ci si riuniva a casa di qualcuno, a vedere le partite chiave di una squadra, o della nazionale. Per una volta, non si passava il pomeriggio a giocare a pallone, ma lo si vedeva giocare, da altri, in TV. Oggi non ci si crede, ma il mondo andava proprio in questo modo: cento pomeriggi giocavi tu, e uno solo guardavi la partita in TV. Oggi credo che il rapporto sia esattamente opposto. Comunque, si comprava la pizza al taglio e la Coca Cola e si vedeva Roma-Dundee United, o Italia-Brasile.

Che differenza c’e’ da allora ad oggi? Che quei giocatori ti sembrava di conoscerli di persona. Erano gli stessi tipi con i quali eri cresciuto. Quando tornavano a casa, giocavano a scopone con il Presidente della Repubblica. E spesso passavano tutta la carriera con la stessa squadra.

Poi e’ arrivato quello che doveva arrivare per forza: il calcio in TV a tutte le ore del giorno e della notte. Giocato da ultra-professionisti che cambiano maglia con lo stesso ritmo con cui si cambiano le lenzuola. Non c’e’ piu’ alcuna differenza tra lo sport della Playstation e quello della TV: ti puoi fare le squadre come a Football Manager, mettendoci un po’ quello che ti pare. Ti senti come gli Americani, che noi non capiremo mai, che si appassionano all’All Star Game. Ma come si fa a pensare una cosa simile? Che roba e’? Uno sport di squadra esiste perche’ c’e’ una squadra.

Come spettatore, voglio sapere che Francesco Totti e’ li’, da quella parte del campo, e ci sara’ sempre. E che dall’altra parte ci sara’ sempre lo stesso Paolo Maldini o Alessandro del Piero. In fondo lo spettatore, per appassionarsi, ha bisogno di punti di riferimento. Sean Connery era 007. E non mi puoi dire di punto in bianco che qualche sceneggiatore pazzo lo ha fatto assumere dalla Spectre.

L’addio al calcio di Totti segna la fine di un certo calcio. Quello in cui il giocatore aveva un senso per i suoi tifosi, perche’ era nato in una citta’ e perche’ lui stesso era tifoso di quella squadra da quando era ragazzino, ancora prima che giocatore. Con Totti smette di giocare l’ultimo grande giocatore di quel calcio che non c’e’ piu’.

Molti, me compreso, non guarderanno piu’ una partita di calcio nello stesso modo. Ora ci sono solo undici professionisti pagati, contro undici professionisti pagati, guidati da un arbitro, pagato anche lui. E la tristezza che sale e’ quella di quando ti rendi conto che anche il campetto dove giocavi da bambino non c’e’ piu’. Perche’ ora si va a giocare sull’erba sintetica, pagando il campo e finendo dopo un’ora precisa. Mentre noi giocavamo nella polvere, per ore, facendo le porte con gli zaini e senza stancarci mai. E purtroppo non e’ capitato, solo per via di qualche anno di differenza, ma Francesco Totti e’ l’ultimo che poteva essere li’ a giocare con noi, e a non stancarsi mai.

Totonome

Eccoci al tradizionale appuntamento con il totonome. Le condizioni sono:

. Il nome deve essere corto, senza diminutivi
. Non deve essere a sua volta il diminutivo di un altro nome
. Deve essere un nome americano, ma pronunciabile bene anche dagli italiani
. Non deve essere un nome poco usato
. Se possibile ci piacerebbe anche che fosse adespota, cioe’ non avesse un santo, in modo da non avere onomastico

Visto che l’ultima volta non e’ stato possibile soddisfare tutte le condizioni (applicandole tutte si arrivava all’insieme vuoto), abbiamo dovuto deppennarne una. Questa volta e’ un maschietto, quindi e’ probabile che esista almeno una soluzione. A voi trovarla.

Qui e’ spiegata la vignetta.

Benvenuto Figlio Numero 3

Figlio Numero 3 e’ nato alle ore 8:50 pm del 15 aprile, al Lucile Packard children’s hospital di Stanford. Pesa 3.45 Kg (ce lo hanno detto direttamente in Kg, perche’ qui stanno iniziando ad usare il sistema metrico).

Mi hanno detto che oramai in Italia non ci sono piu’ mamma e papa’, ma genitore 1 e genitore 2. Quindi ho pensato che forse lo dobbiamo chiamare “Figlio Numero 3”.

Il fratellone e la sorellona hanno passato la serata a casa di amici e si sono addormentati, quindi ancora non sanno nulla. Domani mattina andremo tutti e tre a vedere il nuovo arrivato, che portera’ loro due belle uova di Pasqua.

Madre e figlio stanno bene.

Arriva

Mi sa che ci siamo. Ci sono delle contrazioni, e sembrano abbastanza regolari.

Questi i minuti: 1000 1030 1049 1120 1149 1225 1249 1318. L’appuntamento per il cesareo era previsto per mercoledi’ 19 aprile, ma forse la Panzona ha letto che avevo scritto “prima di Pasqua”, e si e’ fatta condizionare.

Andiamo in ospedale, vi tengo aggiornati.

Panzona 3.0

Figlio numero 3

Ebbene si’, la panzona e’ di nuovo panzona. E, potete credermi, nel frattempo non era panzona di suo. Intendo che dopo l’arrivo di figlia-numero-2 era tornata perfettamente normale. Lo Gnomo nel frattempo ha 3 anni e mezzo, e da quando gli abbiamo spiegato che dentro la pancia della mamma c’e’ un bimbo, lui vuole che la mamma si mangi le macchinine, cosi il fratellino ha qualcosa con cui giocare.

Invece la sorella (che nel frattempo ha un anno e mezzo) non ne vuole sapere nulla. Quando le diciamo che arrivera’ un fratellino, si gira dall’altra parte e continua a giocare. Il suo modo preferito di passare le ore e’ a cavalcioni sulla testa di papa’, quindi temo che la nuova nascita la vedra’ un po’ contrariata. Per fortuna, prima di altri sei mesi, il nuovo arrivato non potra’ salire sulla testa di papa’.

Noi siamo preoccupati, perche’ due non riusciamo a tenerli, e tre sara’ proprio impossibile. Giacomo dice (o forse cita, non ricordo) che con due si puo’ ancora giocare a uomo, mentre da tre in poi bisogna giocare a zona. Io sono un gran fautore del gioco a zona fin dal primo. E parlo di gioco a zona cosi’ spinto che nessuno probabilmente lo ha fatto prima. Avevo iniziato anche a scrivere un libro con le mie idee. Pero’, che sia a zona o a uomo, il tempo e’ quello che e’, quindi il progetto del libro, per ora, e’ in un cassetto. Invece l’unico progetto in corso e’ la ricerca della tata, che qui costa quanto un cardiochirurgo italiano. E di solito parla solo spagnolo.

Il parto e’ previsto prima di Pasqua.

Sette cose che ci dice la notte elettorale americana

Marijuana libera in California

Cosa e’ successo questa notte in America? Ecco sette punti.

1. I sondaggi vengono spesso usati per fare propaganda

Dopo la batosta della Brexit, i sondaggisti non sono cambiati. I sondaggi sono, e restano, uno dei primi strumenti di propaganda. A perdere il posto saranno in pochi, e la gran parte sono pronti a vendersi al prossimo potente di turno. In Italia lo sappiamo bene ed, anche su questo, siamo stati dei precursori: con una delle nostre famose norme illiberali, ma “tra le piu’ avanzate del mondo”, vietiamo di diffondere i sondaggi elettorali nell’ultimo mese e ai politici di parlare l’ultimo giorno. Cosi’, passando dalla politica alle corse dei cavalli, ci sentiamo in una botte di ferro.

2. Fortuna che ci sono i giornalisti

Esattamente come con la Brexit, i giornalisti hanno capito poco di quello che stava succedendo. Quelli italiani, se possibile, hanno capito ancora meno. Il loro lavoro, del resto, non e’ di capire le cose prima che succedano, ma di raccontarle dopo. Probabilmente, se capissero qualcosa del mondo che li circonda, investirebbero in borsa, o farebbero i consulenti. Non lo dico con sarcasmo, ma con molto rispetto verso chi sa raccontare le cose meglio di me. Quando postate sui social network la classica citazione del giornalista che, con sicumera, vi dice come deve girare il mondo, pensateci due volte. I vari Zucconi, Gramellini, Serra e compagnia cantante, vivono in mondi autoreferenziali, citandosi tra di loro, e non escono mai dalle loro redazioni. In queste elezioni hanno scelto di guardare piu’ ai salotti di New York che ad Alabama ed Arizona. Probabilmente, senza i finanziamenti all’editoria, la maggior parte di loro dovrebbe scegliere tra fare bene il proprio lavoro, oppure friggere patatine al soldo di qualche “odiata multinazionale”.

3. La marijuana diventa sempre piu’ libera

In California, Massachusetts e Nevada e’ stato liberalizzato l’uso della marijuana per uso ricreazionale, portando dal 5% al 20% la percentuale di americani che si possono fare un “cannone” senza conseguenze penali. In California la marijuana era gia’, di fatto, libera, perche’ era acquistabile per scopi terapeutici, e in giro era possibile trovare dei chioschi che ti facevano il certificato medico seduta stante. Basta andare a San Francisco per sentire odore di spinello ovunque. Passo dopo passo qualcuno iniziera’ a capire che non ha alcun senso continuare a inventare reati senza vittime. Si pensi che l’86% dei detenuti nelle prigioni federali sono stati condannati per reati senza vittime, e che il numero di detenuti in USA e’, in termini percentuali sulla popolazione, dieci volte superiore a quello di altri paesi OCSE, come Germania, Francia, Svizzera, Italia. Ricordo quando, in Italia, a parlare di anti-proibizionismo erano solo i radicali. Ora sara’ diverso, e, come molte altre battaglie di liberta’, il mondo non potra’ che adeguarsi a quello che fanno gli americani.

4. L’arma segreta (che tanto segreta non era)

Se si fosse votato tra un altro mese, Trump avrebbe vinto con un margine ancora maggiore. Questo perche’ in questo periodo stanno arrivando a casa di tutti gli americani, delle lettere che hanno molto piu’ successo di qualunque propaganda elettorale: le lettere di rinnovo delle assicurazioni sanitarie. Gli aumenti medi sono del 24%, e seguono un aumento analogo avvenuto l’anno scorso. La causa e’ la costosissima riforma sanitaria di Obama, che Hillary Clinton aveva annunciato di voler rinforzare ed estendere.

5. Ha vinto Davide

So che a molti non piace, ma Golia Clinton aveva ricevuto, per la campagna elettorale, 1.3 miliardi di dollari, mentre Davide Trump solo 795 milioni. Nonostante l’efficace storytelling sul potente miliardario, Trump era il candidato piu’ debole. Inoltre aveva contro gran parte del proprio stesso partito. L’unico veramente lungimirante e’ stato il solito Peter Thiel (Paypal, Facebook, Palantir).

6. Risultato storico per i libertari

Mentre la maggior parte degli italiani non sa neanche cosa sia il movimento libertario, il Libertarian Party americano raggiunge il massimo di voti mai avuti: 4 milioni. Sono tanti, ma probabilmente sarebbero stati di piu’, se il candidato fosse stato un personaggio iconico e famoso come John McAfee. Se poi si considera che la fine della guerra alla droga e’ uno degli obiettivi libertari, si capisce come il risultato abbia una portata storica.

7. Thank you, famous actors

Durante la campagna elettorale era uscito questo video di attori di Hollywood che dicevano agli americani di andare a votare per Hillary Clinton. Molti hanno subito notato che la mobilitazione di attori per Obama era stata molto piu’ importante, ma la risposta piu’ efficace e’ contenuta in questo video organizzato dalla campagna di Trump, in cui normali persone ringraziano gli attori famosi per il suggerimento, ma rivendicano di saper gestire la propria vita da soli, senza dover sempre ascoltare i preziosi consigli dei personaggi famosi. Chissa’ che qualcuno, grazie a questo sorprendente risultato di Donald Trump, non inizi a capire che un attore, un cantante, un calciatore, a volte fanno bene il proprio mestiere, ma spesso di politica non capiscono un’acca.

I numeri inutili della protezione civile

Numeri INutili della Protezione Civile

Siamo al Terminillo, noi, i bimbi, mia madre e mio fratello Marco. Qui almeno due scosse si sono sentite molto forti: 3.36 e 4.33. Alcune persone hanno dormito fuori, ma la notte fanno 8 gradi e noi abbiamo preferito restare in casa. I bimbi non si sono accorti di nulla.

La mattina abbiamo sentito le notizie sui danni ed abbiamo pensato a come renderci utili. Io e Marco siamo andati a Rieti a donare il sangue (ci hanno detto, giustamente, di tornare domani o dopodomani, perche’ si occupavano prima di chi veniva da lontano).

Poi siamo tornati a casa, e ci siamo chiesti se fosse utile andare ad Amatrice a dare una mano. La nostra vicina di casa ha preso la macchina ed e’ andata. Io ho pensato che una macchina in piu’ sulla strada piccola e tortuosa crea piu’ problemi di quanti ne risolvano quattro braccia. Decidiamo che la cosa migliore e’ chiedere a qualcuno se la nostra presenza sia utile o dannosa. Allora provo a chiamare i numeri della protezione civile. Si tratta di quei due numeri che avete visto tutti su Internet ed in TV: quelli che dicono di chiamare se serve. Ecco, sappiate che chiamare quei due numeri e’ completamente inutile. Ho provato tutto il giorno e i numeri risultano sempre occupati. Verso l’ora di pranzo uno dei due numeri mi ha finalmente risposto, con il tipico messaggio di attendere in linea per parlare con un operatore. Dopo dieci minuti un messaggio mi ha detto che non c’erano operatori disponibili e di lasciare il nome e numero per essere richiamati. Ma niente, dopo il beep c’era l’avviso che la casella vocale dell’utente era piena.

Che fare? Sotto casa passa un gruppo di avieri della locale stazione dell’Aeronautca che gironzolano senza molto da fare. Penso che, se lo stato non manda i propri uomini, la nostra presenza farebbe solo danni. Cosi’ decidiamo di rimanere qui.

Ora, mi rendo conto che ci sono cose molto piu’ importanti, forse il nostro aiuto non serviva molto, forse abbiamo fatto la cosa giusta, ma stiamo parlando dei numeri telefonici della protezione civile, non della locale parrocchia. Non mi voglio perdere in considerazioni sulle scale dei terremoti e sulla antropizzazione delle zone, ma si parla, forse, di 300 morti. In Irpinia, nel 1980, ci furono 2500 morti. Questo vuol dire che ci furono 10 volte piu’ persone morte, piu’ persone sotto le macerie, piu’ sangue necessario, piu’ beni necessari e piu’ volontari da organizzare. Sentire che il numero della protezione civile e’ occupato tutto il giorno, ti da’ questa brutta idea di “dilettanti allo sbaraglio” che non rassicura certo. Se dovessi, in un momento lontano dall’emergenza, progettare il servizio del call center della protezione civile penserei ad un servizio scalabile quasi all’infinito. Capace di ricevere (e smistare ad operatori lontani dall’area colpita) migliaia, o decine di migliaia, di chiamate contemporanee.

Chissa’ se in questi casi qualcuno impara dall’esperienza, o se si considerano ineluttabili, oltre ai terremoti, anche i centralini occupati.

Lettera a Mauro Battocchi, Console “Generale” di San Francisco

Ok, la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata, era il 3 maggio 2016)

Gentile signor Mauro Battocchi, console “generale” italiano a San Francisco,

sono a scrivere per ringraziarla dell’esperienza vissuta oggi al consolato di San Francisco. Infatti ritengo che il consolato, cosi’ come gran parte delle nostre utilissime sedi diplomatiche sparse per il mondo, rappresenti l’immagine dell’Italia all’estero. Il consolato riesce a dare un’idea chiara al visitatore di come funzionino le cose in Italia.

Le riassumo la nostra esperienza.

Dobbiamo fare una pratica relativa alla nascita della Gnoma. Questo purtroppo ci deve mettere in contatto con il consolato. Cosa che ovviamente preferiremmo non fare, visto che significa perdere una mezza giornata per venire a San Francisco. Ma pare che serva l’intervento di una specie di notaio.

Dopo qualche settimana di botta e risposta via email, riusciamo a trovare un buco libero nella fittissima agenda di un certo Aldo Mura.

Pare infatti che lui sia una specie di notaio (non oso pensare quanto costi avere un preparatissimo, costosissimo notaio in una sede come San Francisco, ma sono certo che possa essere piu’ che utile agli italiani all’estero che, pur potendo notarizzare un documento a 10 dollari ad ogni angolo di strada, vorranno usufruire degli esclusivi servigi di un italianissimo notaio).

Sembra che il Mura, e, da quello che ho capito, tutto il consolato, lavorino solo tre ore ogni mattina. E probabilmente qualcuno di loro, anche a giorni alterni. Questo mi sembra piu’ che dignitoso. Infatti permette al cittadino estero, che dovesse venire in contatto con il consolato, di capire bene quali siano i ritmi di lavoro italiani. Probabilmente in questo modo si inducono i migliori cervelli della Silicon Valley a trasferirsi in Italia, per toccare con mano la nota settimana lavorativa di 15 ore.

Comunque, oggi andiamo a San Francisco con lo Gnomo e la Gnappa (che credo debba essere presente innanzi al signor notaro). Arriviamo davanti ad un citofono (“Ok, ma non doveva essere aperto a quest’ora?”, “Non so, fammi citofonare, c’e’ scritto di citofonare…”). Entriamo in una stanza con una mezza dozzina di persone, una parete coperta di specchi, ed un’altra con tre impiegati dietro ad un vetro.

Credo che gli impiegati debbano stare dietro al vetro, per evitare che qualcuno li mandi a quel paese con troppa veemenza. Non riesco proprio ad immaginare per quale altro motivo sia necessario proteggere gli impiegati di un ufficio pubblico. Considerate che siamo negli Stati Uniti, e che qui, anche quando si va in banca, si parla con il cassiere senza nessun vetro, e senza depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera.

La voce degli impiegati dell’acquario viene amplificata, e chiunque nella stanza puo’ sentire tutti i problemi dei primi della fila. (Cara signora che era prima in fila quando siamo arrivati, se mi legge, mi dispiace per il decesso in famiglia, forse non era una cosa che voleva far sapere a tutte le persone della stanza, ma cosi’ vanno le cose nella patria della “piu’ avanzata legge sulla privacy”.)

Per quanto riguarda la parete di specchi, credo che l’idea sia di scimmiottare qualche serie televisiva. Di quelle con gli interrogatori dell’FBI. Pero’, ovvimante, qui la parete e’ finta. Nel senso che e’ una normalissima parete, coperta da normalissimi specchi. Infatti, al centro dello specchio, si apre una porta che viene usata per accedere agli uffici, in modo tale che chiunque, ogni volta che si apre la porta, possa rendersi conto della presa in giro.

Quindi noi siamo in questa stanza, davanti allo specchio, con gli impiegati che si occupano di alcuni visitatori, ma non di noi, perche’ abbiamo il fantomatico appuntamento. Nella stanza ci sono due sedie da ufficio. Di quelle con le ruote e i braccioli. Non c’e’ nientaltro. Ovviamente, dopo dieci minuti, lo Gnomo inizia a giocare con una delle sedie. Ci si siede sopra, le spinge, mi chiede di farlo girare e di spingerlo. Il tempo passa, e nella stanza non c’e’ null’altro, quindi mi metto io sulla sedia e dico allo Gnomo che se vuole mi puo’ spingere. Insomma, cerco di passare il tempo con lui.

Ad un certo punto, dalla porta nel finto specchio, si materializza un solerte funzionario e mi dice testuale: “Abbia pazienza, ma … NO!”. Proprio cosi’, con il NO imperativo. E senza aggiungere altro. Ha il tono di quello che dice una cosa ovvia, come se, ovviamente, non ci si possa sedere sulle sedie. Allora gli chiedo: “scusi, NO cosa?”. E lui mi dice: “il bambino non si puo’ sedere sulle sedie. Sa, se si fa male, io poi sono responsabile.”

Ecco signor console, di questo anche la ringrazio. Il funzionario riesce a rendere cosi’ bene la situazione di come si vive in Italia. Nel giro di due frasi riesce a proiettare la realta’ del belpaese come nessuno saprebbe fare. Questo atteggiamento lo conosco bene: e’ il micro-potere del burocratino, che dice di essere responsabile di qualcosa, quando sa benissimo che nulla e nessuno lo allontaneranno mai dal suo posto fisso, ottenuto tramite la conoscenza di chissacchi’. Ed e’ insuperabile la supponenza con cui si rivolge ad una persona sconosciuta. Tutto questo non si puo’ copiare, nessuno mai riuscirebbe a descriverlo cosi’ bene. Bisogna averlo nel DNA.

Ho cercato di ribattere. Ho chiesto: “perche’ mai il bambino non dovrebbe sedersi sulla sedia?” E lui mi dice: “perche’ e’ pericoloso”. Allora gli chiedo: “Mi vuole forse dire che queste sedie sono pericolose?”. Insomma, cercavo di arrivare da qualche parte, ma come tutti sanno, mai discutere con un imbecille e via dicendo. Cosi’ cerchiamo di convincere lo Gnomo a non giocare con le sedie.

A questo punto citofona, ed entra nella stanza, una procace signorina. Al che’ la porta, nella finta parete di specchio, si apre come di incanto, e lo stesso solerte funzionario accoglie la procace signorina con sorrisi e frasi gentili. Arriva un’altra signorina. Stesso atteggiamento. Poi arriva un tizio con una valigia. Ancora la porta si apre d’incanto ed il solerte funzionario dice: “Ma dai, sei qui… Ma entra. Non e’ che la valigia ti pesa? Vieni.”

Nel frattempo la Gnappa decide di esercitare le sue legittime funzioni fisiologiche. Allora ci rendiamo conto che c’e’ anche la porta di un bagno. Non speriamo nulla, non immaginiamo nulla, ma proviamo: e’ un bugigattolo. Che ci fosse il fasciatoio, che c’e’ in qualunque privatissimo, cattivissimo e multinazionalissimo Mc Donald’s, non osavamo sperarlo, ma certo non immaginavamo una specie di sgabuzzino simile. Quindi la Gnappa viene cambiata sul passeggino, in mezzo a tutti.

Il tempo passa. Nella stanza c’e’ un libro. E’ una specie di Guestbook. Le pagine sono stranamente timbrate e numerate. Forse qualcuno eliminava i commenti negativi e lasciava i positivi. Non lo voglio sapere. Prima di andare via, scrivo sul guestbook quello che vedete nell’immagine qui sopra.

Dopo aver aspettato inutilmente un’ora dall’orario del nostro appuntamento, andiamo via.

Arrivo a casa e mi arriva una email del Signor Mura. Si’, proprio lo stesso con il quale avevamo appuntamento. Con la supponenza da burocrate (parassita), pagato con le tasse della collettivita’ per non fare pressocche’ nulla, in un posto dal quale non verra’ rimosso mai, mi scrive: “Pensavo che oggi, 3 maggio, avessimo un appuntamento”.

Devo dire che mi fa un po’ pena. Probabilmente non ha idea di come funzioni l’ufficio dove lavora. Probabilmente nessuno lo ha informato che noi fossimo li’. Forse lui stesso non ha chiesto a nessuno se noi eravamo li’. Forse le procaci signorine ci passavano avanti, o forse andavano da altri, o chissa’ cosa. Non mi interessa molto. Da parte nostra, ci siamo qualificati con nome e cognome ben due volte agli operatori dietro al vetro, i quali sapevano che avevamo un appuntamento, e con chi.

Ecco, signor Console, mi sento di ringraziarla per tutto questo. Nessuno saprebbe proiettare, nel giro di un’ora, un’immagine cosi’ nitida di come funzionano le cose in Italia. Lei e la sua brillante squadra riuscite a condensare benissimo l’idea di un allegro e farlocco fancazzismo, strapagato dalle tasse di tutti.

La prego, lasci stare tutto cosi’, almeno fino al fallimento prossimo venturo, ed alla fine dei soldi degli italiani che permettono di tenere in piedi un teatrino simile.

Cordialmente

Luca Venturini

Photo: la data e’ scritta con il formato americano (ed e’ anche sbagliata: era il 3 maggio 2016)

Benvenuta Gnappa

Benvenuta alla Gnappa

La Gnappa e’ nata alle ore 11:13 am, al Lucile Packard children’s hospital di Stanford. Pesa 6 libbre e 9 once. Madre e figlia stanno bene. Piange pochissimo (non ha pianto neanche appena nata). Lo Gnomo non e’ interessato al trenino e preferisce giocare con la sorella, ma non riesce a capire perche’ noi la possiamo prendere in braccio e lui no. Sara’ dura.

Totonome e briefing

Molti mi hanno chiesto quando inizia il totonome. Devo dire che, come al solito, noi siamo nel buio pesto. I vincoli sono tanti: ci piacerebbe che fosse un nome corto, non soggetto a diminutivi. Ci piacerebbe che non venisse storpiato dagli Americani, e se fosse possibile, ci piacerebbe anche un nome facile da capire. Qui, ogni volta che devi dare il tuo nome a qualcuno, ti chiedono di fare lo spelling, salvo pochi nomi, veramente facili da capire. Ecco, ci piacerebbe uno di questi. L’ultimo vincolo? Ci piacerebbe che non avesse un santo. Cosi’ niente onomastico.

Oggi abbiamo fatto il briefing all’ospedale. Domani il plan prevede di portare lo Gnomo a giocare da amici, poi andare in ospedale. Poi, per cinque giorni circa, la Panzona restera’ in ospedale e lo Gnomo si muovera’ con me sul seggiolino posteriore della bici. Il plan e’ molto piu’ dettagliato, e prevede, ad esempio, che la sorella porti un regalino allo Gnomo. Visto che all’inizio non sara’ facile spiegargli che e’ stata la sorella a portarlo, allora abbiamo pensato ad un trenino con le rotaie. Ogni giorno la sorella gli portera’ nuovi binari e nuovi vagoni. Fino a che la sorella non arrivera’ a casa. A quel punto credo che lo Gnomo iniziera’ a capire che la festa e’ durata due anni, ed e’ finita: da ora in poi avra’ piu’ o meno la meta’ delle attenzioni. Secondo molti invece il momento in cui capira’ veramente, sara’ quando la sorella iniziera’ a gattonare. Vedremo.